Perché il "No diet day" del 6 maggio dovrebbe essere tutto l'anno

Il 6 maggio si celebra il No Diet Day, per onorare le vittime dei DCA; è importante, però, che questo giorno sia ricordato ogni giorno.

Il 6 maggio si celebra il No Diet Day: un’iniziativa senza dubbio positiva, nata nel 1992 per onorare le vittime dei disturbi alimentari. In un mondo da sempre oppresso da standard estetici spesso irreali, e che pone le persone (donne, per lo più, ma non esclusivamente) nell’ottica di doversi conformare a tali canoni, il che molto di frequente significa pensare di dover modificare il proprio corpo, anche attraverso la dieta, il valore di una giornata del genere è piuttosto evidente.

Peccato, però, che si tratti, appunto, solo di una giornata: l’importanza del messaggio è tanta che ogni giorno dovrebbe essere un No Diet Day, come sottolinea Francesca Tamponi, dottoressa esperta di disturbi alimentari, nota sui social e sul suo blog come Da Lunedì, in un post pubblicato su Instagram.

Se i valori del No Diet, contro l’ossessione della dieta, sono il rispetto per i corpi di tutte le taglie e forme, la lotto contro le discriminazioni di peso e la cultura della dieta, allora perché non estendere questa campagna anche agli altri 364 giorni dell’anno? La nostra società è tendenzialmente grassofobica, e non smette di associare l’idea di “grasso” con quella di malsano, o sbagliato.

Il thinsplaining delegittima la lotta alla grassofobia e non fa bene a nessuno

In realtà, come sempre più attivist* cercano di far capire, la salute di una persona non passa necessariamente attraverso il suo peso, e la body positivity non mira ad affermare “grasso è bello”, ma semplicemente che le persone grasse non vengano discriminate e che non debbano sentirsi in colpa verso se stesse, la società, o desiderose di cambiare a tutti i costi.

Di contro, la diet culture perpetua esattamente questo tipo di concetto, ponendo l’accento sull’importanza di avere un peso e una fisicità conformi agli standard largamente accettati, che erroneamente vengono presi come unico modello tollerabile, anche dal punto di vista della salute. Per questo, contribuisce a perpetuare anche i disturbi alimentari, che anzi, nell’ultimo anno, complice anche la pandemia, sono persino aumentati del 30% (soprattutto tra i più giovani e soprattutto l’anoressia nervosa).

I dati più recenti forniti dal Ministero della Salute raccontano di 3 milioni i giovani che soffrono di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), 95,9% donne e 4,1% uomini. L’anoressia nervosa interessa almeno 8 nuove persone ogni 100.000 in un anno per il genere femminile,  mentre per gli uomini si attesta fra lo 0.02 e 1.4 nuovi casi; la bulimia nervosa registra 12 nuovi casi per 100.000 persone in un anno per il genere femminile, 0.8 nuovi casi per 100.000 persone per quello maschile.

Da questi dati si capisce l’importanza di estendere i valori del No Diet Day ogni giorno, per far comprendere che la dieta, salvo che per ragioni di salute espressamente dettate dal medico (e in quel caso di parla, in senso più ampio, di regime alimentare, e non di dieta nell’accezione restrittiva con cui viene comunemente usata), non è sinonimo di maggior salute, o bellezza, o valore, e che non deve essere il nostro solo scopo nella vita.

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