Esiste da qualche tempo una sorta di credenza diffusa in relazione a quanto sesso facciano i giovani, in particolare gli appartenenti alla generazione dei Millennial (cioè i nati tra il 1981 e il 1996) e alla Generazione Z (cioè coloro che sono nati tra il 1997 e il 2010). Secondo l’opinione pubblica, alimentata da anni di articoli con titoli acchiappaclick sui social network, i giovani farebbero meno sesso rispetto al passato, ovvero rispetto alle generazioni precedenti quando erano giovani a loro volta. Ma cosa c’è di vero?

Secondo uno studio dell’Us Survey, tra il 1991 e il 2017, il numero di studenti liceali sessualmente attivo è passato dal 54% al 40%. Questo accadeva negli Stati Uniti: secondo Australia Talks, nel 2019, il 40% degli australiani di età compresa tra i 18 e i 24 anni non ha mai fatto sesso. In altre parole, come spiega il Guardian, è stato riscontrato che i giovani australiani hanno la stessa frequenza degli ultra 75enni nei rapporti sessuali: solo il 37% dei ragazzi di quella nazione fa sesso almeno una volta al mese.

TeenHealth, grazie alla comparazione dei dati ci mostra però un’altra verità: nel campione preso in esame, le studentesse 12enni del 2018 hanno avuto più rapporti penetrativi rispetto alle loro coetanee del 1992. E l’età del primo rapporto sessuale è rimasta praticamente invariata per decenni. Non sembrerebbe quindi esserci quel calo dei rapporti sessuali di cui si parla tanto.

Eppure, un cambiamento c’è nella sessualità dei giovani e nemmeno tanto piccolo. Sostanzialmente, quello che emerge dai dati è che i ragazzi oggi danno molto più valore al sesso, per cui badano più alla qualità dei loro rapporti che non alla quantità.

Quanto dovrebbe durare un rapporto sessuale?

Sono caduti molti tabù in relazione all’orientamento sessuale, per cui, almeno in Occidente, questo ha accresciuto la consapevolezza rispetto alla diversità e si presta anche molta più attenzione ai rapporti non penetrativi, come il sesso orale. Questi rapporti non sempre sono inclusi negli studi di settore, soprattutto perché, quando vengono poste le domande relative al sesso, non viene esplicitato nell’interrogativo su che tipo di rapporto ci si stia concentrando, e questo potrebbe spiegare il perché di certi dati fortemente negativi.

Un sondaggio di Cosmopolitan del 2019 fa di più: ci dice cioè che ragazzi e ragazze appartenenti a Millennial e Generazione Z sono più avventurosi, sessualmente parlando, rispetto alle generazioni precedenti. Significa che i giovani sono maggiormente a proprio agio nell’esprimere (e chiedere al partner) ciò che piace loro e soprattutto ciò che non piace loro e si confermano quindi più orientati verso il sesso di qualità, tanto che ben il 71% si ritiene soddisfatto dei propri rapporti. Hanno molti meno problemi a sperimentare rispetto alla generazione dei genitori. Proprio in un’età in cui, secondo i luoghi comuni, non si ha ancora piena consapevolezza del piacere.

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Tutto questo si traduce anche in un migliore approccio nei confronti della consensualità, cosa che non dovrebbe stupirci: questi ragazzi, in fondo, fanno parte della generazione del #MeToo. Ulteriore prova che anche laddove possano esserci meno rapporti sessuali, questi sono però qualitativamente migliori.

Anche secondo Phys, che i giovani facciano apparentemente meno sesso è un falso problema, perché in realtà questi ragazzi si interrogano e lavorano sull’intimità più che sui rapporti sessuali in sé. E questo è un vantaggio, perché ci mostra come i giovani sono di fatto più riflessivi e riescono a elaborare “le conseguenze dell’amore fisico”, ossia le malattie a trasmissione sessuale, eventuali gravidanze indesiderate, ma anche salvaguardarsi da un cuore spezzato, meglio di quanto si facesse in passato.

Quindi forse i ragazzi di oggi non faranno più sesso dei loro genitori alla loro età, ma di certo faranno sesso più consapevole, più libero e migliore.

 

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