'Non voglio più lavorare così': la potente lettera di Giorgio Armani alla moda - Roba da Donne

Nei mesi scorsi, Giorgio Armani aveva duramente attaccato alcuni colleghi del mondo della moda, rei – a suo dire – di creare dei design appariscenti e “non indossabili” solamente per attirare l’attenzione della stampa. Una tendenza che secondo il celebre stilista si starebbe espandendo sempre di più, trasformando gli eventi legati alla moda in un circo.

Armani aveva anche bacchettato chi dà più importanza alla location delle sfilate che ai vestiti: “Non sono d’accordo con questo trend. Io voglio vedere gli abiti, non il posto dove vengono presentati. Ormai non conta più il design ma dove viene mostrato un abito. Quello è solo spettacolo, lo trovo ridicolo. Per non parlare dei costi di viaggio“.

Nei mesi caratterizzati dalla pandemia di coronavirus (Covid-19), Armani si è fatto carico di una nuova battaglia a cui il mondo della moda non può sottrarsi: rispondendo a un articolo della rivista Women’s Wear Daily (considerata una sorta di bibbia della moda), lo stilista italiano ha esposto alcune riflessioni su ciò che sta accadendo nel settore.
La riflessione su quanto assurdo sia lo stato attuale delle cose, con la sovrapproduzione di capi e il disallineamento criminale tra il tempo e la stagione commerciale, è coraggiosa e necessaria” ha spiegato Giorgio Armani.

WWD lo ha quindi intervistato per comprendere meglio la sua visione di ciò che accadrà alla fine dell’emergenza sanitaria.

Lo stilista ha riferito che in questo periodo proverà a dare il suo appoggio a collezioni più piccole, organizzando sfilate più modeste. “In questo momento c’è decisamente troppa offerta rispetto al reale bisogno.” ha sottolineato. Si è detto, inoltre, aperto all’idea di acquisire alcune società fornitrici per far fronte alla crisi post-epidemia.

Sul pericolo del ribasso dei prezzi, il Re della moda ha suggerito all’intero settore di interrogarsi per cercare insieme una formula diversa da quella della vendita su grande scala: “Serve una formula più personale, più tranquilla e diretta con i clienti. Anche il commercio online deve cambiare.
L’ideale sarebbe riuscire a limitare l’offerta in modo da far combaciare i tempi delle nostre collezioni e le esigenze dei nostri clienti; in questo modo potremmo evitare o limitare drasticamente i ribassi dei prezzi.”

Per far ciò, Armani ha spiegato di essere aperto all’idea di saltare una stagione o di ridurre al minimo alcune collezioni pre-autunnali.
Nel corso dell’intervista, ha provato anche a immaginare che tipo di abito cercheranno le persone una volta finita la quarantena. Cercheranno abiti più eleganti o casual? “La gente vorrà vestiti che durano” ha spiegato Armani.

Coronavirus: il gesto bellissimo di Chanel, che evita anche la cassa integrazione

In questo momento c’è poca voglia di pensare all’alta moda. Armani lo ha ben compreso e per questo ha deciso di convertire tutte le fabbriche presenti nel nord Italia per produrre tute mediche da regalare agli ospedali.

Articolo originale pubblicato il 17 Aprile 2020

La discussione continua nel gruppo privato!