Chi ha vinto la prime gare femminili di atletica leggera alle Olimpiadi?

Ai Giochi del 1928 poterono partecipare alle gare 278 donne. La medaglia più popolare? L'oro nei cento metri piani di Betty Robinson, di 16 anni. L'incredibile storia della donna che visse due volte.

Sono state le Olimpiadi di Amsterdam del 1928 a ospitare per la prima volta nella storia le gare femminili di atletica leggera: 278 donne furono ammesse a partecipare a questa disciplina e si guadagnarono il loro posto negli annali dei Giochi.

La prima medaglia fu vinta dalla polacca Halina Konopacka nel lancio del disco, una vittoria che venne decisamente oscurata nel giro di poche decine di minuti da quella della statunitense Elizabeth Robinson che vinse l’oro nei cento metri piani. La competizione si svolse il 31 luglio: dopo una serie di false partenze, Elizabeth, detta Betty, rimase concentrata e vinse con il tempo di 12″2. Nella stessa edizione dei Giochi Olimpici si aggiudicò anche un argento nella staffetta 4×100 mt.

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Al ritorno da Amsterdam l’atleta, non ancora diciassettenne, fu accolta in patria con tutti gli onori: vennero organizzate due parate, una a Broadway e una a Chicago e la sua scuola la premiò con una coppa d’argento mentre i suoi concittadini fecero una colletta per regalarle un orologio con diamanti.

Elizabeth Robinson-Schwartz, era nata a Riverdale il 23 agosto 1911. Arrivò all’atletica per caso, a sedici anni: dopo averla vista correre per non perdere il treno, un’insegnante le fece fare un test cronometrato lungo il corridoio della scuola. Solo quattro mesi prima delle Olimpiadi fece la sua prima competizione all’aperto e già al debutto stabilì il nuovo primato mondiale sui 100 metri. Le Olimpiadi furono la quarta gara della sua vita e con il tempo di 12″0, stabilito a Chicago il 2 giugno 1928, detenne il record mondiale dei 100 metri fino al 5 giugno 1932.

Nel 1931 rimase coinvolta in un incidente aereo; il biplano su cui volava, pilotato dal cugino, si schiantò vicino a Chicago. Credendola morta la portarono all’obitorio: la ragazza in realtà era ancora viva, anche se con una commozione cerebrale, un braccio schiacciato e una gamba rotta. Rimase in coma per sette settimane e le occorsero due anni di riabilitazione prima di poter anche semplicemente camminare. 

Il ginocchio sinistro era bloccato ma Elizabeth non volle cedere né dire addio alle gare. Non potendo più partecipare alle competizioni con partenza accovacciata, si buttò sulla staffetta, in cui lo start si fa in piedi. E così, cinque anni dopo l’incidente aereo, la velocista venne convocata per le Olimpiadi di Berlino del 1936 dove conquistò il suo secondo oro, questo nella staffetta 4x100m. Da allora viene anche ricordata come la donna che visse due volte: per la sua vittoria come atleta e per il suo ritorno alla vita dopo il disastro aereo.

L’Italia, alle storiche Olimpiadi del 1928 partecipò con 18 atlete, alcune delle quali facevano parte delle Piccole italiane della ginnastica pavese che vinsero la medaglia d’argento. La più giovane era Luigina Giavotti che all’epoca aveva poco più di 11 anni.

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