Patrick Zaki è libero. È questo l’esito della terza udienza che si è tenuta presso il Tribunale di Mansura, in Egitto, dove lo studente bolognese è tenuto prigioniero dal 7 febbraio 2020 con l’accusa di diffusione di false informazioni attraverso articoli giornalistici. Zaki non è però assolto da tutte le accuse, e dovrà ripresentarsi davanti alla corte il primo febbraio 2022.

Il Tribunale egiziano ha disposto la scarcerazione: il trentenne sarà liberato tra la sera del 7 e la mattina dell’8 dicembre. L’ordine di scarcerazione, infatti, è già stato firmato. Zaki si trovata nel carcere di Mansura, dove era stato da poco trasferito dal penitenziario del Cairo, in cui ha trascorso gran parte della custodia cautelare. Una custodia che è stata prorogata più volte: sono esattamente 22 mesi che Patrick è prigioniero.

La terza udienza del processo a carico dello studente trentenne, arrestato mentre stava rientrando in Italia da una vacanza in Egitto, è durata soltanto quattro minuti, che sono bastati, però, a decidere per il suo rilascio. In aula, oltre alla giuria, erano presenti alcuni diplomatici italiani e stranieri: questi ultimi sono stati voluti dall’Ambasciata del nostro Paese per monitorare lo svolgimento del processo.

Perché Patrick Zaki ha chiesto un ennesimo rinvio per il processo

Dalla gabbia degli imputati, Patrick Zaki ha voluto lanciare un messaggio: “Sto bene“, ha fatto sapere con un pollice alzato rivolto ad uno dei diplomatici italiani che gli ha chiesto come stesse vivendo la situazione. Inoltre, lo stesso uomo è riuscito a parlare direttamente con il ragazzo, a cui ha potuto raccontare l’impegno delle istituzioni Italiane nell’affrontare la vicenda. La legale di Zaki, Hoda Nasrallah, ha chiesto l’acquisizione di altri atti per poter dimostrare l’illegalità dell’arresto avvenuto all’inizio del 2020. L’avvocata ha infatti chiesto di poter visionare le registrazioni delle telecamere dell’aeroporto del Cairo e i verbali redatti dagli agenti della Sicurezza Nazionale e della polizia.

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