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Pause retribuite dal lavoro per rapporti sessuali: la proposta svedese

In Svezia, un consigliere del comune di Overtornea, ha proposto un'ora di pausa pagata per poter consumare rapporti sessuali con il proprio compagno o compagna.

Il cervello umano non è il processore di un computer e, per rendere al meglio delle sue possibilità soprattutto nelle ore di lavoro, ha bisogno di concedersi delle pause.

Proprio per questo motivo, in Svezia, un consigliere svedese del comune di Overtornea, piccolo paese di quasi 5 mila abitanti, ha proposto un’ora di pausa pagata per poter consumare rapporti sessuali con il proprio compagno o compagna.

Secondo il consigliere di Overtornea autore della proposta, Per-Erik Muskos, concedendosi una pausa nelle ore di lavoro per fare sesso con il proprio partner si andrebbero a scaricare le tossine e “ricaricare” corpo e spirito in vista delle successive ore di lavoro. Ore di lavoro che, dopo la pausa trascorsa in intimità con il compagno/a, dovrebbero rendere meglio secondo Muskos.

“Ci sono molti studi che dimostrano come il sesso faccia bene alla salute”, spiega Muskos ad AFP, che quindi si dichiara disposto a “regalare” alle coppie del tempo per concedersi un po’ di intimità; momenti sempre meno presenti nella vita di tutti i giorni a causa della frenesia che caratterizza le società contemporanee.

Una soluzione suffragata anche da una ricerca della National Sleep Foundation, secondo la quale lo stress della vita, oggi, mette a rischio la stabilità sentimentale delle coppie poiché i partner perderebbero spesso interesse reciprocamente. Altre ricerche – come confermato anche dalla Società italiana di Andrologia (SIA) – hanno dimostrato che stress e ansia eccessivi possono causare persino disfunzioni erettili nell’uomo. Un problema che, per esempio, in Italia, interessa circa 3 milioni di uomini.

Avere una vita sessuale sana e soddisfacente migliorerebbe invece la salute psicofisica, e ridurrebbe la possibilità di ammalarsi di tumori, soprattutto alla prostata nel caso dell’uomo, come riporta la rivista European Urology.