Muse, madri, sorelle. Per Pier Paolo Pasolini le donne sono state fonte d’ispirazione unica, personaggi centrali nelle sue opere, raccontate in modo originale e anticonformista, com’era lui, com’erano loro. Il poeta, regista e scrittore – e molto altro ancora – veniva assassinato il 2 novembre del 1975 a Ostia e, a distanza di anni, non smette di affascinare ed essere celebrato, per il suo pensiero unico, lontano dal coro. Omosessuale dichiarato, quando ancora fare coming out era un tabù, celebrò nelle sue opere diverse figure di donna.

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Uno spazio centrale lo occupano le madri. Da Mamma Roma a Teorema, la mamma è celebrata nel suo ruolo protettivo e coraggioso, che cerca di lottare per regalare un futuro migliore ai figli (come Anna Magnani in Mamma Roma, ad esempio) ma anche come sofferente e sconfitta in Il Vangelo Secondo Matteo, con il dolore crudo e straziante di Susanna Pasolini.

Forte anche l’immagine della donna che lotta (soprattutto nelle opere dell’artista nate dopo il ’68), per costruirsi un ruolo sociale, per essere protagoniste in prima persona del proprio cambiamento, del proprio destino, grazie anche alla rivoluzione sessuale di quegli anni (Scritti CorsariLettere Luterane ne sono un esempio).

Poi ancora la donna che combatte per l’autodeterminazione, che rifugge le convenzioni, che non vuole più rivestire un ruolo predefinito, ma che vuole rompere i canoni. Celebre fu l’articolo che Pasolini scrisse sull’aborto, dove si dichiarava a favore – una scelta della donna – ma allo stesso tempo lo condannava, dicendosi convinto che fosse alla stregua di un omicidio.

Nelle sue opere, Pasolini ha trattato anche tematiche di natura sessuale, come il coito per la donna oppure l’omosessualità, entrambi argomenti a lui molto cari ed espressi nelle poesie di Trasumanar e Organizzar (1971) dedicate a Maria Callas (in particolare Timor di me? La man che trema). Infine, un altro filone analizzato dall’artista è quello che scandaglia il rapporto tra le donne e il potere, usando una terminologia femminista attuale che descrive bene chi “subisce l’oppressione“.

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