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Insulti Shock tra Ragazzini su Whatsapp: il Preside li Pubblica sul Web

Insulti shock, pieni di cattiveria, volgarità, astio. Ancora più agghiaccianti se si pensa che ad averli concepiti e pronunciati, seppure in una chat, sono ragazzini di 11-12 anni di una scuola media. Gli insegnanti hanno però rintracciato quella conversazione e l'hanno segnalata al preside: ecco cos'ha deciso di fare il dirigente scolastico.
Fonte: Facebook @Comprensivo Sanvitale/Salimbene Parma
Fonte: Facebook @Comprensivo Sanvitale/Salimbene Parma

ATTENZIONE: Roba Da Donne ha scelto di non censurare i contenuti delle conversazioni, sebbene contengano insulti pesanti, per mostrare fino a che punto possa arrivare la violenza dei cosiddetti “bulli”. Questa scelta è determinata dal fatto che Roba da Donne si schiera – senza se e senza ma – contro il fenomeno dilagante del bullismo che, troppo spesso, viene sminuito, a volte dagli stessi genitori o dagli insegnanti, e che va invece combattuto con convinzione e con sanzioni concrete.

Negli ultimi anni si è iniziato a parlare molto di bullismo. Ormai sappiamo tutte di cosa si tratti, di quanto sia diffuso tra i giovani e soprattutto giovanissimi e sappiamo quanto questi ultimi sembrino prediligere, per i loro atti intimidatori, i mezzi digitali (ricorrendo al cosiddetto cyberbullismo). Fenomeno da cui è difficile che rimangano immuni le scuole. Una di queste, l’istituto Sanvitale-Salimbene, è salito alla ribalta delle cronache negli ultimi giorni dopo che il dirigente scolastico ha deciso di diffondere in rete le immagini di una discussione nata su Whatsapp tra due alunni di scuola media.

Ma andiamo con ordine. Siamo a Parma nel’istituto comprensivo Sanvitale-Salimbene che racchiude al suo interno una scuola primaria e una scuola secondaria di primo grado a indirizzo musicale. Nei giorni scorsi gli insegnanti hanno intercettato, probabilmente grazie alla segnalazione di un genitore, un’agghiacciante conversazione al vetriolo su Whatsapp tra due ragazzi delle scuole medie: “Bimbo minchia obeso”, “Secchione di merda”, “Faccia da vagina in calore” sono solo alcuni degli epiteti che i ragazzini – di età attorno ai 12-13 anni, lo ricordiamo – si sono scambiati via smartphone.

Dopo aver saputo dell’accaduto, il dirigente scolastico Pier Paolo Eramo è sbottato. E ha deciso di pubblicare sulla pagina Facebook dell’istituto comprensivo,  nonché sul sito web dello stesso, immagini con stralci della conversazione, naturalmente omettendo i nomi dei protagonisti, accompagnate da un lungo post di sfogo.

CI SIAMO STUFATI
Dopo molte esitazioni scelgo di pubblicare alcuni messaggi che due nostri alunni si sono scambiati su un gruppo Whatsapp di una delle nostre classi delle medie.
Lo faccio perché siamo stufi. Siamo stufi di questo assurdo mondo parallelo che ci inquina; siamo stufi dell’uso sconsiderato e irresponsabile delle parole; siamo stufi dell’assenza degli adulti.
E non vogliamo più sentire che era solo uno scherzo, un gioco, che non immaginavamo, che non sapevamo.
È ora di chiedersi se questo è quello che vogliamo dai nostri ragazzi e agire di conseguenza. È ora di prendere in mano il cellulare dei nostri figli, di guardarci dentro (perché la privacy nell’educazione non esiste), di reagire, di svolgere in pieno il nostro ruolo di adulti, senza alcuna compiacenza, tolleranza bonaria o, peggio, sorniona complicità.
Non serve andare dal preside e chiedere cosa fa la scuola quando la vittima di turno non ha più il coraggio di uscire di casa. È troppo tardi.
Cominciamo a fare qualcosa tutti. Ora.
Pier Paolo Eramo

Fonte: Facebook @Comprensivo Sanvitale/Salimbene Parma
Fonte: Facebook @Comprensivo Sanvitale/Salimbene Parma

 

Fonte: Facebook @Comprensivo Sanvitale/Salimbene Parma
Fonte: Facebook @Comprensivo Sanvitale/Salimbene Parma

Nel messaggio del dirigente scolastico emerge forte e chiaro il richiamo ai genitori e al tipo di educazione che questi intendono dare ai loro figli. Pier Paolo Eramo, 49 anni e preside da quattro (con però vent’anni di insegnamento alle spalle) ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera che

Non si poteva lasciare da soli dei ragazzini a dirsi ‘tu devi morire’. E se è normale che dei 10-11enni non comprendano la gravità di quello che dicono, gli adulti, invece, devono aiutarli.

La decisione di parlare su Facebook di un argomento tanto delicato è costata più di una riflessione al dirigente scolastico.

Me lo sono chiesto anch’io (se fosse opportuno, ndr) e l’ho chiesto ai collaboratori e al consiglio d’Istituto, con cui mi sono consultato. Poi ho deciso che il messaggio ‘fate attenzione a quello che fate quando siete sui social’ non sarebbe stato abbastanza. Non questa volta. Serviva uno strumento potente, che aiutasse tutti a rendersi conto della gravità del fenomeno.

Da quando è preside del Sanvitale-Salimbene, riferisce sempre il Corriere della Sera, Eramo si è speso nell’organizzazione di decine di corsi di formazione ad hoc, incontri con la Polizia Postale e progetti in condivisione con altri istituti.

Di bullismo, cyberbullismo, rispetto dell’altro, parliamo spesso. Con genitori, insegnanti, alunni.

Sforzi non del tutto inutili, ma, secondo il dirigente scolastico,

insufficienti. È vero che alle medie si inizia a costruire la propria identità sociale, qui però c’è una degenerazione.

Peraltro, la conversazione intercettata dagli insegnanti non costituisce un unicum per la scuola in questione. Sempre stando al preside, infatti, si tratterebbe del terzo caso in dieci giorni. I bersagli – questa volta a essere preso di mira è stato un ragazzo un po’ cicciottello – sono sempre diversi: ragazzini non di origine italiani o ragazzine ritenute poco carine.

Queste cose non si possono liquidare come ragazzate, perché dopo episodi così succede sempre che qualche ragazzino entri in crisi, non abbia più voglia di venire a scuola, si vergogni ad andare in palestra.

Per il momento dai ragazzi non è arrivata nessuna reazione. Ma dai genitori sì: tutti sono d’accordo con il preside e fanno il tifo per lui. C’è da sperare che all’appoggio a parole segua anche una corrispondente educazione concreta.

Voi che ne pensate, amiche? Ha fatto bene il dirigente scolastico a prendere una decisione tanto estrema o avrebbe dovuto agire in altro modo? Aspettiamo i vostri pareri!