Aumentare la durata della vita negli esseri umani, arrivare a trovare un qualcosa che si avvicini a una sorta di “elisir” di lunga vita: suona come una ricerca utopica, tuttavia gli scienziati di Harvard potrebbero davvero aver scoperto una proteina “magica” per rallentare l’invecchiamento. La loro ricerca è stata pubblicata su Cell e Science nel 2013 e nel 2014.

Tutto è iniziato anni fa presso l’Harvard Stem Cell Institute, dove i ricercatori Amy Wagers e Richard Lee stavano studiando l’invecchiamento.

Gli scienziati hanno usato una tecnica che ricorda molto i metodi del leggendario dottor Frankenstein, chiamata parabiosi: hanno unito chirurgicamente un topo giovane e uno vecchio in modo che condividessero il sangue. Sapevano da ricerche precedenti, infatti, che il sangue di un topo giovane trapiantato in un topo vecchio lo fa ringiovanire, mentre il sangue di un topo vecchio fa invecchiare più velocemente un topo giovane.

La scoperta è stata sorprendente: il tessuto cardiaco dei topi anziani era stato riparato e ringiovanito. Le dimensioni del cuore del topo anziano si erano ridotte a quelle di un cuore giovane.

Ci siamo tutti chiesti: qual è la sostanza magica nel sangue?“, ha detto Lee Rubin al NYT, professore di cellule staminali e medicina rigenerativa ad Harvard e co-direttore del programma di neuroscienze presso l’Istituto per le cellule staminali.

La “sostanza magica” nel sangue che gli scienziati hanno identificato è la proteina GDF11: il laboratorio di Rubin ha scoperto che la GDF11 nei topi stimola la crescita di nuovi vasi sanguigni nel cervello e di neuroni nell’ippocampo, una parte del cervello associata all’apprendimento e alla memoria. Wagers ha anche scoperto che la GDF11 ringiovanisce il tessuto muscolare scheletrico.

I risultati sono promettenti, in quanto i topi hanno gli stessi organi e la stessa biologia degli umani, e spesso reagiscono ai farmaci nello stesso modo.

Dopo la scoperta Rubin, Wagers e Lee, insieme ad altre cinque persone, hanno fondato nel 2017 la start-up farmaceutica Elevian per commercializzare terapie basate sulla GDF11 per fermare o rallentare le malattie associate all’invecchiamento.

Dato che la F.D.A (The United States Food and Drug Administration) non riconosce l’invecchiamento come una malattia, però, commercializzare un farmaco anti-aging sarebbe impossibile: “Abbiamo pensato: qual è la malattia peggiore che non ha un buon trattamento e che potremmo trattare per la durata più breve possibile e mostrare effetti clinici?“, ha detto il dottor Allen al NYT. “Abbiamo deciso che l’ictus era il bersaglio giusto, perché è la prima causa di disabilità a lungo termine con opzioni di trattamento molto limitate“.

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Elavian è ora pronta per iniziare gli studi clinici sull’uomo di GDF11 nel primo trimestre del 2023 e ha raccolto 58 milioni di dollari in due round di finanziamento, con un altro round previsto a metà del 2023.

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