Ritrovato un preservativo di 120 anni fa: cosa racconta il reperto storico

Quando l'Hiv non c'era o ancora non era nota: 120 anni fa c'erano però i preservativi per tutelare dalla sifilide. Uno di essi è stato ritrovato in un magazzino accanto a una casa tradizionale di Osaka, in Giappone.

Può un preservativo diventare un reperto storico? Sì, dipende in quale epoca è stato usato e come ha fatto ad arrivare fino a noi.

Ed è proprio quello che è successo a un profilattico di 120 anni, che è stato ritrovato nel magazzino accanto a una casa tradizionale nella prefettura di Ishikawa a Osaka. Si stima, come riporta Cunichi, che il contraccettivo, di modello Yamatogi, sia stato venduto dall’azienda Morishita Jintan durante l’era Meji: l’azienda sta pensando di esporlo come cimelio nella propria sede centrale, tanto più che è corredato di istruzioni leggibili e conservate in buono stato.

Si ritiene che il magazzino in cui il contraccettivo è stato trovato potesse essere stato teatro di incontri erotici clandestini. In quel periodo storico era molto comune contrarre la sifilide e quindi i preservativi venivano utilizzati per prevenire la diffusione della malattia venerea, che veniva chiamata baidoku, termine legato a una metafora sul diserbante che veniva sparso sugli alberi di prugna. Si sa per certa l’epoca di produzione dell’oggetto perché esistono ancora testimonianze della sua commercializzazione, basate sugli spazi pubblicitari sui giornali del tempo.

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Tuttavia, questo ritrovamento è incredibile, perché il preservativo in questione ha attraversato diversi conflitti – tra cui la guerra russo-giapponese del 1905 e due Guerre Mondiali – ed è giunto fino a noi. Inoltre la vicenda legata a questo oggetto è affascinante, perché ci racconta di come ieri e oggi i profilattici ci abbiamo protetto dalle malattie a trasmissione sessuale. Oggi forse ci preoccupiamo di più dell’Hiv, delle epatiti o di qualche forma di candidosi, ma ieri la sifilide era davvero una grande preoccupazione, perché oltre che attaccare l’apparato sessuale, provocava grossi danni alle facoltà mentali e in altri apparati dell’organismo.

Ma anche oggi la sifilide non deve essere sottovalutata. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornati a maggio 2020, in Italia ci sono stati 8019 nuovi casi di sifilide tra il 1991 e il 2017, mentre in tutto il mondo, nel 2016, sono stati stimati 6,3 milioni di nuovi casi di sifilide in persone di età compresa tra i 15 e i 49 anni. E ancora oggi il profilattico resta la più grande arma in prima linea contro questa malattia.

Per profilattico intendiamo naturalmente il preservativo maschile, un contraccettivo esterno e non invasivo sia per l’uomo che per la donna, che affonda le proprie radici in una storia molto interessante. Pare infatti che questo tipo di contraccettivi siano nati per tutelarsi dalla trasmissione della sifilide in epoca rinascimentale e sia stato poi lo studioso italiano Gabriele Falloppio in quegli anni ad attestare che il profilattico sarebbe stato utile per la prevenzione di tutte le malattie a trasmissione sessuale, non solo la sifilide.

Dopo l’articolo con cui Falloppio rivoluzionò il mondo dell’igiene sessuale, grandi passi sono stati fatti nel mondo della contraccezione, anche se dobbiamo attendere l’Illuminismo in Francia per il primo grande uso massiccio del preservativo, non solo come barriera contro le malattie durante i rapporti sessuali, ma anche per tutelare la salute della donna dalle troppe gravidanze. Curiosamente, i preservativi Yamatogi dell’azienda Morishita Jintan erano commercializzati e ampiamente utilizzati anche in Francia. A testimoniare che ancora alla fine dell’800, alcune cose importanti, da salvare, dello spirito illuminista resistevano ancora.

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