Nella giornata di venerdì c’era stata un po’ di preoccupazione a Roma, presso l’Istituto San Raffaele Pisana, per la scoperta di sette nuovi casi positivi al COVID-19. Pochi minuti fa il numero è stato visto (abbondantemente) al rialzo: se ne sono aggiunti 24, per un totale di 31.

Nella capitale la situazione non è ancora allarmanete ma in un momento in cui tutta Italia (Lombardia esclusa) sente che la fine dell’incubo è vicina, 31 nuovi casi non sono, ovviamente, una buona notizia.

La Repubblica scrive che si tratta di 20 pazienti, 9 dipendenti e 2 esterni, entrambi parenti di operatori sanitari. Tutti e 31 sono stati trasferiti altrove e la struttura è stata chiusa. Disposto anche un cordone sanitario: la struttura è formalmente “zona rossa”.

Giuseppe Quintavalle, direttore straordinario dell’Asl Roma 3 ha fatto sapere che è in corso un’indagine epidemiologica per capire quale criticità abbia agevolato la diffusione del virus, nonostante le misure di prevenzione.
“Per il momento l’ipotesi più accreditata è relativa ad alcuni operatori sanitari ma siamo in attesa della conclusione dell’indagine”, ha concluso il medico.

Intanto è stato confermato il decesso di un paziente ricoverato in precedenza al San Raffaele risultato positivo al coronavirus. Si tratta di una persona affetta da Parkinson e diabete. Verrà comunque effettuata l’autopsia sul corpo.

L’Asl ha già messo in campo una serie di misure utili a limitare il focolaio: effettuati 300 tamponi ai pazienti e al personale del San Raffaele, oltre a tutte le persone ricoverate e dimesse dalla struttura negli scorsi 14 giorni.

Nel Lazio, oggi, si sono registrati 28 nuovi positivi ma 24 erano relativi al “caso” San Raffaele, in assenza del quale la seconda regione più popolosa d’Italia avrebbe fatto contare solo 4 nuovi pazienti infetti da COVID-19.

Si tratta dell’ennesima dimostrazione che il virus è in ritirata ma che una piccola distrazione può essere sufficiente a far accendere un piccolo focolaio che, se non controllato, può diventare grande. La guerra contro il coronavirus non è finita e c’è da prestare ancora molta attenzione, prima di dichiararsi vittoriosi.

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