Il caso di Sara, costretta a spogliarsi durante l'esame di scuola guida

"Si spogli completamente, anche reggiseno e mutande". Questo è quello che si sarebbe sentita dire la ragazza italo-marocchina Sara Arrigoni Qasmi Zouane, sottoposta a perqusizione durante l'esame di scuola guida. Ora la Procura di Trento ha aperto un fascicolo di indagine per approfondire la questione.

“Tutto, devo vedere tutto, si tolga anche le mutande e il reggiseno”. Così una carabiniera intervenuta per dei controlli si sarebbe rivolta a Sara Arrigoni Qasmi Zouane, una venticinquenne di origine marocchina che si era recata alla Motorizzazione civile di Trento per gli esami di scuola guida.

È stata la stessa ragazza a raccontare l’accaduto, presentando una querela alla procura di Trento, che ora ha aperto un fascicolo per appurare la verità, ma anche sui social, in una serie di storie messe in evidenza sul suo profilo Instagram, dall’eloquente titolo “Discriminazioni“.

Fonte: instagram @sara.arrigoniqasmi
Fonte: instagram @sara.arrigoniqasmi

Penso fossimo state una dozzina di persone tra cui due d’origine pakistana e io d’origine marocchina, ma nata e cresciuta in Italia – scrive Sara – E qui apro una parentesi per quelli che non conoscono l’esistenza dell’islamofobia in Italia: io come molte di voi musulmane velate risultiamo (ahimè) agli occhi degli italiani (quelli ignoranti) come straniere, donne di serie B, nonostante abbiamo la cittadinanza italiana.

A questo punti Sara passa a descrivere l’accaduto.

Dopo l’appello entro in sede d’esame, e consegno la mia carta d’identità a uno degli esaminatori, e questo già fa battute stupide sul mio cognome e nel pronunciarlo aggiunge consonanti inesistenti tanto da bullizzarmi davanti a tutti i presenti, pensando addirittura di essere simpatico. […] Durante il corso dell’esame mi accorgo che uno degli esaminatori mi stava attaccato come una sanguisuga, continuava a passare, ad abbassarsi, non trovava niente e se ne andava, ma nel dubbio tornava […] Circa 15/20 minuti dopo noto un poliziotto in divisa blu entrare in aula. È stato ovviamente chiamato dagli esaminatori.

Va verso il pakistano, lo prende per il braccio e lo porta in una saletta adiacente che però aveva la porta aperta.

Sara dice che, incuriosita dal fatto, ha sbirciato nella saletta, vedendo che il ragazzo veniva sottoposto a una perquisizione sommaria e discreta; quando però lei termina il suo esame e si alza per consegnare e andarsene, lo stesso poliziotto le intima di aspettare sul posto. Dopo qualche secondo la raggiunge una poliziotta, che le chiede di seguirla nel bagno della Motorizzazione.

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La donna chiede a Sara di spogliarsi, lei inizialmente pensa al velo, lo toglie, ma a quel punto la prima

con un tono arrogante e presuntuoso mi dice “Ti ho detto di spogliarti”. Io ero un po’ terrorizzata se devo essere sincera, le chiedo però cosa stesse cercando. Il silenzio. Mi ha ignorata. Quel silenzio mi ha preoccupata. Le ho chiesto cosa volesse vedere di più di quel che aveva già visto  e la poliziotta “Guarda signorina che quello che hai tu ce l’ho anch’io, non serve che nascondi nulla (intendeva ovviamente le parti intime).

Io seriamente facevo fatica a comprendere la sua richiesta, le ho chiesto più volte di dirmi esplicitamente cosa volesse scovare. E lei “Tutto, devo vedere tutto, si tolga anche le mutande e il reggiseno”. E qui il mio cervello è andato in tilt. Non mi era mai stato ordinato nulla di simile nemmeno ai controlli in aeroporto, dove c’è anche un rischio maggiore. Ho avuto un blocco e in quel momento, per paura di ricevere peggiori umiliazioni, ho semplicemente eseguito ciò che mi aveva chiesto la poliziotta.

Adesso sulla vicenda sta cercando di fare luce la Procura, come detto, ma nel frattempo anche il colonnello Simone Salotti, comandante provinciale dei Carabinieri, ha voluto fornire una propria versione dei fatti, soprattutto per giustificare la presenza di forze dell’ordine durante l’esame alla Motorizzazione: “Quel giorno, il 27 maggio, sono stati fatti dei controlli, c’è stata un’attività con una segnalazione all’autorità giudiziaria” ha spiegato alla Rai, sostenendo che uno degli esaminandi sarebbe stato trovato in possesso di una telecamera nascosta; non Sara, però, e questo spinge a chiedersi per quale motivo la carabiniera (che lei nelle sue storie chiama poliziotta) le abbia intimato di spogliarsi totalmente durante la perquisizione.

“Le procedure per questi interventi sono standard – assicura Salotti – Io non so se quanto riferito corrisponda alla realtà. Normalmente le procedure non sono di questo tipo. Noi lavoriamo per tutti i cittadini, senza distinzioni”.

Spetterà adesso al procuratore della Repubblica Sandro Raimondi cercare di ricostruire come si sono svolti esattamente i fatti; l’ipotesi di reato che si configura potrebbe essere “perquisizione e ispezione personali arbitrarie“.

Sulla questione, nel frattempo, si sono espresse anche alcune autorità politiche: Paolo Zanella, del gruppo consiliare FUTURA, ad esempio, ha scritto:

Sara Arrigoni Qasmi Zouane, studentessa trentina, ha denunciato alla questura di Trento una perquisizione subita in Motorizzazione dopo il suo esame per la patente. Una agente delle forze dell’ordine l’ha fatta denudare completamente per cercare prove di brogli attraverso dispositivi elettronici. Il tutto avvenuto con modi e toni del tutto irrispettosi – che hanno fatto immediatamente pensare all’interessata a un atteggiamento razzista e islamofobico – in un luogo non idoneo e senza il rilascio di un verbale di perquisizione.
Said Visin ex giovane promessa di una squadra di calcio di Milano, suicidatosi nei giorni scorsi, aveva scritto tempo addietro una lettera alla propria psicoterapeuta e agli amici nella quale descriveva la quotidiana sensazione di inadeguatezza e dolore per commenti, sguardi e atteggiamenti riferiti al colore della sua pelle.

Nelson Yantu Maffo, medico fiscale di Chioggia che ha subito violenza verbale e fisica durante il suo lavoro: la sua storia è stata pubblicata dalla moglie sui social.

Ma sappiamo bene che di Sara, Said e Nelson ce ne sono a migliaia, ogni giorno, nel nostro Paese. Episodi di violenza razziale e contro di essa ci vuole una forte azione di contrasto, in termini repressiva, ma soprattutto a livello culturale per il riconoscimento dell’altro e del valore della diversità.

Per questo è inutile e francamente ipocrita la solidarietà di chi, attraverso la propria comunicazione, ma soprattutto le azioni politiche, continua ad alimentare l’odio, ritenendo che esistano persone di serie A e persone di serie B.

La cultura dell’inclusione passa dall’educazione e dall’esempio, passa attraverso politiche di riconoscimento della cittadinanza, passa attraverso leggi che permettano a tutte le persone che vivono, studiano e lavorano in questo Paese di usufruire degli stessi servizi e di avere gli stessi diritti.

La pro Rettrice dell’Università di Trento, Barbara Poggio, ha invece dichiarato:

“Sara il suo esame l’ha superato, nonostante tutto. Viene da chiedersi invece se a superare un esame di civiltà sia un sistema pubblico che non solo non sembra in grado di proteggere cittadini e cittadine dal rischio di essere discriminati sulla base dell’abbigliamento, della religione, dell’appartenenza etnica e del genere, ma che pare farsi esso stesso artefice di tali pratiche.

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