Sara Pedri, la storia della ginecologa scomparsa nel nulla

Il suo caso è al centro della puntata di Chi l'ha visto? in onda il 22 settembre su RaiTre. L'indagine interna condotta nel reparto dell'ospedale di Trento, dove la giovane lavorava, ha portato al licenziamento di Saverio Tateo, ex primario e figura chiave nella sparizione della ragazza.

Mobbing, vessazioni e demansionamenti. Il caso di Sara Pedri spalanca le porte a un microcosmo, quello del reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, davvero raccapricciante. La storia della scomparsa della giovane è al centro della puntata di Chi l’ha visto? In onda su RaiTre il 22 settembre in prima serata.

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Trentuno anni, originaria di Forlì, dopo la specializzazione a Catanzaro, Sara inizia a lavorare nel reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento. È il 4 marzo 2021 quando l’auto della giovane viene trovata vicino al ponte di Mostizzolo sul torrente Noce, in località Cles, nel Trentino – Alto Adige. Della ragazza, però, nessuna traccia, a parte il cellulare che viene rinvenuto proprio all’interno della vettura.

Fin dall’inizio, le ricerche si concentrano nelle vicinanze del lago di Santa Giustina e i 250 ettari di terreno che lo circondano. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di suicidio. Ma unità cinofile, droni, esperti di kayak e motovedette non riescono a rinvenire il presunto cadavere della ragazza.

Ma la sparizione di Sara, nel frattempo, scoperchia un vero e proprio vaso di Pandora, e gli indizi puntano tutti al reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, soprattutto sull’ora ex primario Saverio Tateo. A finire tra le mani degli inquirenti sono gli stessi appunti di Sara, che ben descrivono il clima lavorativo all’interno del reparto, che sembrerebbe essere la causa principale della scomparsa della giovane.

L’esperienza a Trento doveva essere formativa, purtroppo ha generato in me un profondo stato d’ansia, a causa del quale sono completamente bloccata e non posso proseguire. È una situazione più grande di me”, scriveva la ragazza sui suoi appunti, pubblicati poi dal settimanale Giallo.

La vicenda di Sara ha fatto sì che venissero fuori numerose testimonianze di infermieri e medici sulla situazione all’ospedale. “Da anni si vive un clima di sofferenza legato a metodi autoritari. Atteggiamenti che sono andati inasprendosi: turni sfiancanti, scatti d’ira, umiliazioni senza valide ragioni”. Ha rivelato una ginecologa del reparto, che ha preferito rimanere anonima, al Corriere della Sera.

Ad emergere sono racconti di turni sfiancati, mobbing e un ambiente lavorativo insano, che hanno portato al turn over, in circa sei anni, di ben sessantadue tra medici e personale sanitario. Al centro dell’indagine, condotta da una commissione interna all’Azienda sanitaria trentina, è finito il primario Saverio Tateo, insieme alla sua vice Liliana Mereu. Entrambi, ora, hanno lasciato l’ospedale dopo l’ispezione che ha dimostrato come abbiano reso la vita in corsia infernale e umiliante.

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