"Mi prendo la responsabilità": le scuse di Anna Wintour per alcuni articoli su Vogue

Anna Wintour chiede pubblicamente scusa ai dipendenti per avere quasi "ignorato" la questione del Black Lives Matter. E promette di ascoltare di più in futuro i dipendenti, dando spazio soprattutto a quelli neri. Una presa di coscienza necessaria, che testimonia la profonda intelligenza della storica direttrice di Vogue.

Forse non capiterà spesso di sentir pronunciare ad Anna Wintour le parole “ho sbagliato”, ma, come ogni persona dotata di grande intelligenza, anche la storica direttrice di Vogue dall’iconico caschetto sa umilmente chiedere scusa quando commette un errore.

Lo ha fatto qualche mese fa, a giugno, ma è davvero rilevante quando un’istituzione come Vogue, in grado di creare icone di bellezza, decide di ammettere le proprie colpe e assumersi le proprie responsabilità. Lo ha fatto Wintour attraverso una lettera interna inviata ai redattori, finita poi in realtà a disposizione del pubblico e riportata per prima dal sito di gossip, parte del New York Post, Page Six, in cui ha chiesto scusa, soprattutto ai propri dipendenti neri, per non aver dato sufficiente spazio nel giornale che dirige da 32 anni alla questione del Black Lives Matter.

Il mea culpa di Wintour riguarda soprattutto il non aver fatto abbastanza, in passato, per promuovere e rappresentare la comunità nera tra le pagine di Vogue.

Voglio iniziare riconoscendo i vostri sentimenti e la mia empatia verso ciò che molti di voi stanno affrontando – esordisce la direttrice – tristezza, dolore, rabbia.

Mi rivolgo specialmente ai membri neri del nostro team. Posso solo immaginare cosa stiate passando in questi giorni. Ma so anche che il dolore, la violenza, e l’ingiustizia che stiamo vedendo e di cui stiamo parlando siano presenti da molto tempo. Riconoscerlo e fare qualcosa a riguardo è tardivo.

Voglio dire in maniera chiara che so che Vogue non ha fatto abbastanza per promuovere e dare spazio a giornalisti, scrittori, fotografi, designer e creativi neri. Noi stessi abbiamo fatto degli errori pubblicando immagini o storie che possono essere risultate dolorose o intolleranti. Mi prendo la piena responsabilità di questi errori.

Dipinta spesso come un’intransigente “lady di ferro” del giornalismo internazionale, tanto che leggenda vuole che proprio a lei sia ispirato il diabolico personaggi di Miranda Priesley nel film cult Il diavolo veste Prada, Anna Wintour ha dimostrato in questa occasione di sapere fare un passo indietro e scusarsi per un errore di valutazione che, ad oggi, visti anche i terribili sviluppi e le proteste sempre crescenti della popolazione afroamericana, non può essere ignorato.

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Effettivamente, analizzando lo storico di Vogue, non si può non notare come, ad esempio, il primo fotografo nero a scattare una copertina, dopo ben 126 anni di storia del magazine, sia stato Tyler Mitchell, e che questo sia successo solo nel 2018, per un numero, il September Issue, nel quale in copertina campeggiava Beyoncé, che influenzò notevolmente la scelta del fotografo.

Come detto, però, essendo Anna Wintour una donna dotata di estrema intelligenza, il che implica anche una notevole capacità di fare autocritica, dopo le scuse ai dipendenti c’è stato anche il tempo per dichiarare di accogliere volentieri futuri suggerimenti per migliorare la qualità del servizio offerto.

Non deve essere facile essere un impiegato nero, qui a Vogue, e siete troppo pochi – conclude la direttrice – So che non è sufficiente dire che faremo meglio, ma lo faremo. E spero sappiate che stimo le vostre opinioni e risposte mentre continuiamo questo cammino. Sono pronta ad ascoltare, e mi farebbe piacere ricevere i vostri feedback e i vostri consigli, se avrete voglia di condividerli. Sono orgogliosa dei contenuti che abbiamo pubblicato in questi giorni, ma so anche che abbiamo ancora molto lavoro da fare. Vi prego di non esitare a parlare direttamente con me: sto organizzando dei modi per discutere insieme di questi temi, ma nel frattempo i vostri pensieri e le vostre reazioni saranno i benvenuti.

Come dire, meglio tardi che mai.

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