Salvati dal macello, 130 maiali e cinghiali condannati all’abbattimento: “Salviamoli”

L'appello degli animalisti: 130 tra maiali e cinghiali sani ospiti della Sfattoria degli ultimi rischiano l'abbattimento. A deciderlo l'Asl Roma 1, nell'ambito del contenimento della peste suina che, tuttavia, non presenta rischi per l'uomo.

Salvati già una volta dal macello, 130 tra maiali e cinghiali rischiano di nuovo la vita: l’Asl Roma 1 ha infatti deciso per l’abbattimento degli esemplari ospiti del santuario La Sfattoria degli ultimi, in via Arcore, a Roma nord, nell’ambito del contenimento della peste suina, nonostante gli animali siano perfettamente sani, microchippati, controllati e registrati come animali da compagnia, alla stregua di cani, gatti o conigli, quindi non destinati al consumo alimentare.

Sarebbero uccisi solo per profilassi, anche se nessuno di loro presenta la peste suina, che peraltro non è una zoonosi, e non risulta quindi contagiosa o pericolosa per l’uomo, per il solo fatto di trovarsi nella zona rossa delineata nello scorso mese di maggio.

A comunicarlo, l’8 agosto, gli stessi responsabili del rifugio, con un post pubblicato su Facebook.

Numerose le proteste sollevatesi dopo la decisione, da parte delle associazioni animaliste ma non solo.

Gli animali sono detenuti in una zona recintata, nel rispetto delle norme di biosicurezza proprio per evitare il contagio – hanno scritto gli attivisti in una nota – e sono animali sottratti alla filiera alimentare in cui non rientreranno mai. Abbiamo dato fin da subito il nostro supporto alla Sfattoria, diffidando l’Asl dal procedere con l’abbattimento in quanto ingiustificato e non necessario, e rinnoviamo il nostro sostegno che daremo anche con il nostro Ufficio Legale per un immediato ricorso al Tar“.

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Anche Lav ed ENPA hanno già fatto sapere di volersi rivolgere al Tar per chiedere il blocco della disposizione, ricordando anche come santuari quali la Sfattoria siano importanti per accogliere gli animali altrimenti destinati al macello; ma per espletare le pratiche al tribunale regionale potrebbe volerci troppo tempo, ragion per cui gli animalisti si stanno attivando in altra maniera.

Prima di tutto c’è una petizione, lanciata su Change.org, già sottoscritta da oltre 86 mila persone; c’è poi un evento, creato su Facebook, per riunire quanti più attivisti possibile in modo da creare un vero e proprio blocco per impedire l’accesso al santuario e proteggere gli animali, che verrebbero uccisi tramite elettroshock.

Infine, c’è una mail, da inviare a questi indirizzi:

  • ufficio.stampa@aslroma1.it
  • direzione.generale@aslroma1.it
  • direzione.sanitaria@aslroma1.it

Con questo testo:

Spettabile ASL ROMA 1,
ho appreso da La Sfattoria degli Animali che è stata notificata l’ordinanza di abbattimento dei maiali e dei cinghiali SANI ospiti del rifugio. Animali che hanno già visto il lato peggiore dell’umanità prima di essere accolti dal rifugio, e che adesso vedono pendere sulla propria testa una condanna a morte assolutamente ingiustificata. Vi scrivo per chiedervi di non commettere questo oltraggio contro la vita.
Siete esseri umani, appartenete a una delle infinite specie del mondo, la natura in nessun modo vi ha mai dato il diritto di annientare le altre specie che ne sono ospiti come noi.
Mi unisco a tutte le persone che stanno difendendo queste creature e che si oppongono al loro massacro.
Lasciatele vivere! Vivete la vostra vita e non negatela agli altri! LASCIATE STARE I MAIALI DE LA SFATTORIA DEGLI ULTIMI!!!!

Per quanto riguarda l’Asl Roma 1, interpellata da RomaToday ha fatto sapere che “il Servizio Veterinario dell’azienda sanitaria ha adottato un provvedimento attuativo delle misure previste per la gestione dell’emergenza della Peste Suina Africana (PSA). Si tratta di animali presenti in zona infetta già interessata da altri provvedimenti resi necessari per ragione di ordine epidemiologico, al fine di contenere la diffusione della malattia e la salvaguardia della salute della popolazione animale interessata“.

Ciononostante, per le ragioni suddette, la decisione dell’azienda sanitaria sembra inutilmente crudele; e c’è anche chi, alla notizia della volontà di abbattere esemplari sani e regolarmente censiti presso la Asl di competenza, sta cominciando a chiedersi se, in futuro, millantando una presunta “emergenza sanitaria” la stessa sorte non potrebbe toccare agli animali d’affezione più comuni, come cani e gatti.

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