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"Abbiamo camminato sui cadaveri": i ricordi dei sopravvissuti alla strage di Parigi

Sono passati 4 anni dagli attentati di Parigi in cui persero la vita 130 persone. Per i sopravvissuti il dolore è una cicatrice ancora fresca, che non passerà mai.

Sono passati 4 anni dalle 21: 20 di un venerdì come tanti altri, in cui il mondo si è trovato spettatore scioccato e impotente della carneficina di Parigi, uno degli attentati più feroci che il mondo ricordi, uno dei più gravi mai fatti in Europa.

Le esplosioni nei pressi dello Stade de France dove si stava giocando la partita Francia-Germania, le sparatorie al ristorante Carillon e al locale Bataclan, in cui moltissima gente si era riunita per assistere al concerto degli Eagles of Death Metal, tutti ricordano le scene di straordinaria follia di quella notte, le urla, i volti dei sopravvissuti coperti di sangue e polvere, i fotogrammi di chi nella disperazione si appese a balconi e parapetti per sfuggire alla pioggia di proiettili nel locale sull’XI arrondissement teatro di una strage senza precedenti.

Esattamente come accaduto l’11 settembre 2011, ciascuno di noi ricorda esattamente dov’era e cosa faceva nell’attimo preciso in cui le edizioni straordinarie dei tg diffondevano quelle immagini apocalittiche.

130 furono le vittime di quella strage, più di 350 i feriti; fra loro francesi, la maggior parte, ma anche cileni, spagnoli, belgi, portoghesi, tedeschi, una ragazza italiana, Valeria Solesin.

Tante, negli anni, sono però anche le storie di chi ce l’ha fatta: di chi è riuscito a sopravvivere alla furia dei terroristi, non certo al ricordo di un momento che, purtroppo, resterà impresso nel cuore e nella pelle per sempre. Per queste persone esiste il senso di gratitudine alla vita che è stata loro risparmiata, per casi fortuiti, per destino o per piccolissime, impercettibili coincidenze; non esiste, forse, il senso di pace, che dopo quella serata molti di loro hanno perso.

Abbiamo raccolto alcune delle testimonianze di chi è sopravvissuto alla strage.

1. Jerome: “Abbiamo dovuto camminare sui cadaveri”

jerome bourcher parigi
Interventi della polizia dopo gli attentati – Fonte: Web

Prima di uscire, abbiamo dovuto camminare tra i cadaveri, è stato orribile. Non pensavo che a Parigi potesse succedere la guerra. Nessuno, credo, poteva immaginarlo.

Sono le parole di Jerome Boucher, una delle persone che si trovava a Parigi dentro al teatro Bataclan al momento dell’attentato, raccolte da Repubblica.

Il concerto era cominciato da poco. Abbiamo sentito degli scoppi, come dei fuochi d’artificio. All’inizio non ho pensato a niente di grave, è un gruppo metal che suona a volume alto. Poi ho visto i terroristi sparare in mezzo alla folla. Le luci in sala si sono accese, la band è scappata dal palco. I terroristi hanno continuato a sparare. Uccidevano una persona per volta. Mi sono messo in un angolo. Siamo rimasti fermi così per molto tempo, che sembrava un’infinità. Mi dicevo: ‘Ora toccherà a me, sono morto’. Pensavo che gli spari sarebbero arrivati a me.

Boucher ha visto due terroristi, “a volto scoperto”. È finita quando ha “sentito una mano sulla testa, era un agente delle forze speciali”.

2. Lisa, Eleonora e Claudia, la telefonata disperata in Italia

attentato parigi lisa palanti eleonora talli
Lisa Palanti ed Eleonora Talli – Fonte: Web

Un fine settimana tra amiche. Meta eletta, Parigi: il Louvre, le fotografie insieme alla Gioconda, quelle davanti alla Tour Eiffel e all’Arco di Trionfo. Le 20enni Lisa Palanti ed Eleonora Talli, della provincia di Firenze, sono andate a trovare l’amica Claudia, 22enne, che vive e lavora a Parigi. Un pomeriggio normale, sino alla cena di venerdì. Le giovani hanno scelto La Belle Equipe perché era vicino a casa, e loro erano stanche.

Alle 22 la telefonata alle famiglie in Italia:

Babbo, un pazzo ci spara addosso con il mitra. Siamo chiuse in bagno. Al ristorante.

Da casa hanno cercato di tranquillizzarci – hanno raccontato – ma non era facile. Mentre raggiungevamo il bagno avevamo visto uomini e donne a terra coperti di sangue, persone con ferite aperte e ossa esposte. Molti dei clienti che erano seduti vicino a noi, accanto alla vetrata, erano gravissimi. Una scena che non potremo mai dimenticare. Continuavamo intanto a sentire urla e spari. Chiuse nel bagno, pensavamo che venissero a ucciderci.

Dopo ore, il salvataggio della Polizia, la notte insonne da un’amica sino al rientro e all’abbraccio liberatorio con i genitori.

3. Pierre, nascostosi nel bagno

Pierre Janaszak
Bataclan – Fonte: Web

Pierre Janaszak, allora 35 anni, come centinaia di altri giovani era al Bataclan. Pierre è un conduttore radiofonico, scampato per miracolo all’orrida carneficina.

È stato come una folata di vento nel grano. Cadevano tutti, morti, feriti e vivi. Le esplosioni e i colpi si confondevano con la batteria a raffica degli Eagles of Deth Metal. Erano tre e penso che abbiano tirato nel mucchio. Erano armati di grossi calibri, credo fossero Kalashnikov. È stato un inferno di raffiche. Hanno continuato a sparare. C’era sangue dappertutto, corpi ovunque. Noi sentiamo urlare, ognuno cerca di fuggire, è stato un inferno.

Pierre si è chiuso nel bagno, e ne è uscito solo quando la Polizia gliel’ha intimato. Ma anche il momento della salvezza si è trasformato in un ulteriore bagno di paura:

Mi hanno chiesto di mettermi a torso nudo prima di uscire, per assicurarsi che non avessi una bomba con me. 

4. Ouidad, che sedeva al bar di fronte

Ouidad Bakkali
Fonte: Web

Ouidad Bakkali aveva all’epoca 28 anni e assessore alla cultura del Comune di Ravenna. Ouidad è di origine marocchina; quel venerdì sera era seduta al Carillon insieme al suo compagno. Era appena stata dall’altra parte della strada, al ristorante cambogiano Le Petit Cambodge. Non c’erano tavoli liberi e nell’attesa, con gli amici, si è seduta nel bar di fronte.

Sono cominciati gli spari, ci siamo buttati a terra ed abbiamo visto vetri che cadevano e oggetti che volavano sui tavoli, poi siamo scappati e ci siamo nascosti in una specie di garage. Non ho visto nulla, se non la gente attorno a me che si buttava a terra e scappava.

Tutto il gruppo di amici di Ouidad è riuscito a salvarsi.

5. Bernardo, salvato da una pizza

polizia e soldati davanti alla torre eiffel
Fonte: Ansa.it

Bernardo Grilli, architetto 29enne romano, è stato salvato da una pizza. Lavora in uno studio internazionale di Parigi. Venerdì doveva vedersi con amici e colleghi un bar poco distante da casa sua: Le Carillon, proprio quello davanti al quale c’è stata una delle sparatorie. 

Vi raggiungo più tardi, aspettatemi,

ha detto agli amici Bernardo Grilli. Prima doveva vedersi con altri amici per una pizza veloce. In pizzeria riceve un sms dalla fidanzata:

Non tornare a casa, c’è un gran movimento di polizia.

Nessuno poteva immaginare cosa stesse accadendo: Bernardo pensa a una rissa, o a qualcosa del genere. Finché non riceve una chiamata da un amico:

Non sono lì, ma davanti al bar hanno sparato ai nostri amici.

Bernardo inizia a a chiamarli, finché riceve risposta da un amico in lacrime: gli comunica che quel loro amico, il giovane tedesco, è morto. Bernardo Grilli si dirige verso ristorante: 

Ho svoltato un angolo di strada – ricorda – e mi sono trovato di fronte una squadra di polizia in assetto antisommossa: una cinquantina di uomini in tutto, ciascuno dei quali puntava un fucile contro di me. Cinquanta fucili contro di me. Ho alzato le mani e sono entrato in un teatro, che è diventato il mio rifugio. Ma il mio amico, il mio amico non ce l’ha fatta.

Il suo amico è morto. Ucciso dai terroristi.

6. Massimiliano, “miracolato” per 5 volte

massimiliano natalucci
Fonte: Web

Massimiliano Natalucci aveva allora 45 anni ed è di Senigallia. Quel venerdì era al Bataclan con un’amica: entrambi restano feriti, lui con escoriazioni e lei con una ferita di striscio alla spalla. I parenti di Massimiliano, in Italia, hanno spiegato che non è la prima volta che Massimiliano vede la morte in faccia.

È stato miracolato per cinque volte. È sfuggito alla strage dell’Heysel, quando aveva appena 15 anni: era lì con nostro padre e uno zio. Ci sono stati anche due incidenti stradali gravissimi. E in un altro caso non salì per una coincidenza su un’auto che finì nel porto canale di Senigallia provocando la morte dei tre amici a bordo. Tutto merito di un bacio che Papa Wojtyla gli diede da bambino in piazza San Pietro

Ha dichiarato la sorella.

7. Julien, che ha visto i terroristi

attentato bataclan
Dopo l’orrore al Bataclan – Fonte: Web

Julien Pierce è un giornalista di Europe 1: si trovava nella sala concerti quando è iniziato l’assalto.

Erano a volto scoperto, molto sicuri di sé. Erano molto giovani. Ho visto entrare 2 o 3 individui non mascherati, con dei kalshnikov che hanno cominciato a sparare alla cieca sulla folla per dieci-quindici minuti, c’è stato il panico, la gente si è mossa verso il palco, qualcuno è stato calpestato, io stesso sono stato calpestato,

ha proseguito il giornalista ai microfoni della sua testata.

Hanno avuto tutto il tempo di ricaricare le armi almeno tre volte.

8. Isobel, che ha mostrato il suo top sporco di sangue

isobel parigi
Il top macchiato di sangue di Isobel – Fonte: Web

Ho fatto finta di essere morta. Sono rimasta immobile per un’ora, senza muovermi, senza nemmeno respirare. In quel momento pensavo solo alle persone che amavo, pensavo a come far loro sapere che le amavo. Sono sopravvissuta, 89 persone non hanno avuto la mia stessa fortuna.

Isobel Bowdery ha condiviso la sua testimonianza su Facebook. Era al Bataclan: un venerdì sera tra amici, a un concerto, per ballare e distrarsi.

Era solo un venerdì sera, un concerto rock, in cui la gente si divertiva, ballava, cantava, ero felice. Non pensi mai possa accadere a te.

Ma purtroppo accade. A te e alle persone che ami.

Quelle immagini mi perseguiteranno per tutta la vita. Immagini di depravazione dell’essere umano, di nessuna considerazione per la vita.

Ma se in questi momenti emerge tutta la violenza, la bruttezza e la follia umana, sono gli stessi in cui le persone si stringono l’una accanto all’altra per trovare conforto, per sapere di non essere sole, per dirsi che no, il mondo non è solo cattiveria e spari.

Per l’uomo che mi ha rassicurato tutto il tempo mentre era a terra, per le persone che ci hanno aperto le porte per accoglierci, per tutti coloro che hanno aiutato la nostra fuga, per quelli che mi hanno comprato vestiti nuovi, togliendomi di dosso quelli sporchi sporchi di sangue. Tutto questo mi fa credere che questo mondo può essere migliore.

9. Cesar: “All’inizio pensavo a dei petardi”

cesar landon parigi
Fonte: ansa.it

Cesar Lardon aveva allora poco piu di vent’anni. Era al concerto nel teatro Bataclan durante l’attacco terroristico che ha sconvolto Parigi.

Il concerto era cominciato da un’ora, forse un po’ meno, quando abbiamo sentito dei colpi molto secchi e molto forti,

ha detto Cesar all’Ansa.

All’inizio ho pensato fossero petardi, o qualcosa del genere. Mi sono voltato e ho visto delle persone che hanno cominciato ad urlare e ci siamo tutti gettati a terra. E tutti a quel punto abbiamo capito. C’erano delle persone con armi da fuoco e a quel punto è scattato il panico. Non so come descriverlo, ho sentito una sorta di vulnerabilità… Tutto è durato cinque, lunghissimi minuti, in cui non potevamo fare nulla, soltanto ascoltare i colpi e le persone che si riparavano dietro di me. Io ho avuto la fortuna di stare nelle prime file del concerto. I terroristi sono saliti al secondo piano. I colpi d’arma da fuoco si sono fermati per uno o due minuti. In quel momento la folla ha iniziato a dirigersi verso l’uscita che si trova alla sinistra del palco. Ho potuto raggiungere l’uscita anche se in modo difficoltoso, camminando sui corpi delle persone. C’erano persone a terra. Sono corso verso le scale e quando sono arrivato fuori ho visto altre persone a terra. A quel punto ho cominciato a correre, cercando di allontanarmi il più possibile dal Bataclan. Mi sono rifugiato da alcune persone che abitavano lì vicino.

10. Annalisa, in gita con i suoi studenti

testimonianza professoressa bergamo parigi
I soccorsi durante la strage – Fonte: Web

Ci è corsa incontro sul metrò, era coperta di sangue e urlava: sono dappertutto, hanno sparato, ci sono decine di morti.

La drammatica testimonianza – riportata da L’Eco di Bergamo – è della professoressa Annalisa Cagnoli Cassader che proprio in quei giorni si trovava in gita a Parigi con il collega Giovanni Rota Sperti e una ventina di studenti della quinta B del liceo scientifico Lussana di Bergamo. Il panico vissuto nelle strade di Parigi ha travolto i ragazzi bergamaschi che, solo per una questione di pochi minuti, sono scampati alla sparatoria all’esterno di un ristorante tra Rue de Charonne e Boulevard Voltaire.

La classe era infatti a cena in un altro locale in piazza della Bastille, poco distante dal luogo dell’attacco con i kalashnikov.

Dopo la cena con i ragazzi – racconta l’insegnante – siamo scesi in metropolitana. Pochi minuti dopo, un assalitore ha sparato da un’auto diverse raffiche contro i tavolini all’esterno di un ristorante vicino a noi.

Una volta saliti sulla linea 5, alla fermata successiva Richard-Lenoir, nel metrò è entrata una ragazza francese disperata:

Era coperta da schizzi di sangue delle persone colpite dagli attentatori – racconta con un filo di voce la professoressa – nella sala concerti Bataclan. Lei, aveva circa 25 anni, non era ferita, ma piangeva e aveva l’orrore negli occhi.

11. Camilla

soccorsi feriti bataclan
I soccorsi ai feriti – Fonte: Web

“Siamo terrorizzati. Nessuno esce in strada”, ha raccontato a Repubblica una testimone degli attentati di Parigi, Camilla Invernizzi, sentita nei momenti dell’attacco.

Abbiamo impiegato un po’ a capire che cosa stava succedendo. Abbiamo cominciato a correre anche noi, seguendo la folla. Siamo arrivati davanti a un locale iraniano e i gestori ci hanno invitato ad entrare perché continuavano gli spari e le urla della gente.

racconta la donna che si trovava nei pressi di Canal St. Martin.

Abbiamo visto entrare nel locale anche un ragazzo ferito da un colpo di arma da fuoco, l’hanno colpito qui vicino Rue de Bichat. L’abbiamo medicato; è arrivato anche un altro ragazzo che ci ha raccontato che era dentro a uno dei locali dove sparavano. Dice che gli attentatori sono entrati all’improvviso e che erano bianchi. Dice che avevano i kalashnikov e che sparavano senza nemmeno guardare chi avevano davanti.

12. Cédric e il ricordo per l’amico che non ce l’ha fatta

Fonte: CHRISTIAN HARTMANN / REUTERS

Due anni dopo la strage il designer italofrancese di 43 anni ha ricordato quanto avvenuto al Bataclan:

I terroristi sono entrati dal fondo della sala. Nonostante fossi davanti al palco, riuscivo a vederli distintamente. Ci siamo buttati tutti a terra, uno sopra l’altro, mentre loro sparavano sulla folla. Quando ho capito che l’obiettivo era uccidere tutti i presenti uno ad uno ho cercato di raggiungere un’uscita di sicurezza passando sopra i corpi delle vittime.

Cédric è rimasto nella sala per circa un quarto d’ora prima di riuscire a scappare, restando sotto i cadaveri. Quella sera l’uomo era con una dozzina di amici, di cui uno non è riuscito a salvarsi.

È morto il giorno dopo in seguito alle gravi ferite riportate dai colpi che lo hanno raggiunto.

Riprendere in mano la sua vita non è stato affatto facile:

Avevo bisogno di riprendere un’esistenza normale il più velocemente possibile per evitare che il trauma subìto mi trascinasse in un’angoscia perenne. All’inizio, quando mi trovavo in un luogo affollato come un supermercato o la metropolitana, non potevo fare a meno di guardarmi intorno per controllare le persone che mi erano vicine.

La sua grande passione per la musica, però, è riuscito a riportarlo a un concerto ad appena 4 giorni dall’attentato.

È stato un momento delicato all’inizio, ma poi sono entrato nell’atmosfera ritrovando il gusto della musica dal vivo.

13. Floriane e Johannes, innamorati dopo aver perso i compagni al Bataclan

Fonte: web

Tra le tante storie di dolore ce n’è anche una a lieto fine: è quella di Floriane Bernaudat e Johannes Baus, sopravvissuti all’attentato al Bataclan, che nel 2017 si sono sposati e hanno avuto una figlia, Bérénice. Entrambi hanno perso i rispettivi compagni quella sera: lei il fidanzato Renaud Le Guen, con cui doveva sposarsi. Quella sera avevano deciso di andare al Bataclan perché lui era un fan degli Eagles of Death Metal.

Avevo sedici anni allora quando ci siamo conosciuti, lui uno di più, ci siamo costruiti insieme. Quando il giorno dopo la strage mio padre mi disse che era morto, per me fu la fine del mondo.

Johannes, tedesco che vive da alcuni anni a Parigi, ha perso la sua Maud, sposata pochi mesi prima.

La vita, come l’avevamo conosciuta, era stata sconvolta. Anzi, sradicata.

Johannes ha risposto a un post in rete di Floriane, e da lì i due si sono conosciuti e innamorati.

Si è instaurata una fiducia totale, capivamo cosa l’altro viveva, non ci giudicavamo.

Del loro matrimonio lei a Radio Canada ha detto:

È anche un modo per continuare a vivere per Maud e Renaud. Quello che volevamo fare con loro l’abbiamo fatto noi.

14. Eagles of Death Metal

eagles of death metal
Fonte: web

Gli Eagles of Death Metal sono la band che stava suonando al Bataclan quando si è scatenato l’inferno. Si tratta un gruppo rock statunitense fondato nel 1998 da Jesse Hughes e Josh Homme, cantante e chitarrista dei Kyuss e leader dei Queens of the Stone Age. Dopo gli attacchi hanno deciso di annullare la tournée europea. Il gruppo è riuscito a mettersi in salvo, rifugiandosi nelle quinte del teatro mentre i terroristi stavano portando a termine la loro strage. Da parte della band sono arrivati messaggi su Facebook, le rassicurazioni, il dolore per essere stati scelti come obiettivo dei terroristi.

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