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Stilista trovata impiccata a Milano: sospettato il fidanzato, disposta riesumazione del cadavere

Carlotta venne ritrovata appesa ad un albero in un parchetto di fronte a casa la mattina del 31 maggio 2016: una sciarpa intorno al collo che per lei fu fatale.
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La storia di Carlotta Benusiglio, ex modella e stilista, ha sconvolto tutta l’Italia quando, a Milano, venne ritrovata appesa ad un albero in un parchetto di fronte a casa la mattina del 31 maggio 2016. Una sciarpa intorno al collo che per lei fu fatale, divenendo un cappio. Aveva soltanto 37 anni, a scoprire il suo cadavere fu un uomo che portava a spasso il cane: una vita spezzata da qualcuno che, stando ad una prima ricostruzione, l’avrebbe indotta al suicidio. Immediate furono le indagini che portarono a iscrivere nel registro degli indagati il fidanzato Marco Venturi, inizialmente accusato di istigazione al suicidio. Ora, così come scrive l’Ansa.it, le indagini sono ripartite da una nuova autopsia e il suo fidanzato è stato indagato per omicidio volontario aggravato. Il pm Gianfranco Gallo ha disposto la riesumazione del cadavere fissando al 3 gennaio un’udienza per formalizzare la nomina del consulente che se ne occuperà per far luce su un caso così scabroso.

Le indagini dunque ripartono a distanza di un anno e mezzo dal giorno in cui Carlotta venne ritrovata morta. Una “necessità”, scrive il pm nella notifica, date “le risultanze contrastanti delle consulenze tecniche già disposte”: non è chiaro, dunque, se la giovane stilista si sia suicidata o se qualcuno – e i riflettori sono tutti puntati sul fidanzato – l’abbia uccisa inscenando poi un suicidio e facendola ritrovare impiccata ad un albero. Marco Venturi, classe 1976, all’epoca dei fatti fidanzato di Carlotta, non è più inquisito per istigazione al suicidio. La Procura ha cambiato il capo di imputazione in omicidio volontario aggravato: di fatto la sua posizione si fa più delicata in vista di un possibile rinvio a giudizio.

Ad avere l’ultima, a pesare sul destino processuale di Marco Venturi e dunque a restituire verità e giustizia alla famiglia della vittima, saranno le telecamere che potrebbero aver documentato gli spostamenti dell’indagato in quella giornata.