In Gran Bretagna sta crescendo la paura a causa della diffusione delle infezioni da streptococco A, che colpiscono soprattutto i bambini. Sei di questi, tutti di età scolare tra i sei e i dieci anni, sono morti per il contagio, che si verifica solitamente con i primi freddi.

Nel Regno Unito i medici stanno così invitando le mamme e i papà a non sottovalutare la situazione, qualora i propri figli dovessero presentare segni di malessere simili a quelli previsti in caso di influenza.

Secondo i dati diffusi dagli specialisti della Uk Health Security Agency, istituzione di coordinamento fra le strutture mediche del servizio sanitario nazionale (Nhs), sono stati più di dieci i casi di bimbi che hanno presentato problemi ritenuti “invasivi“.

Cinque dei sei episodi fatali hanno riguardato pazienti che vivono in Inghilterra, tra cui ci sono un bimbo di sei anni di Londra e una bambina di quattro anni residente nel Buckinghamshire. Diagnosi analoga anche per una bambina nel Galles.

Virus Sinciziale, appello di una mamma su TikTok: "Non toccate i bambini"

In genere uno dei primi sintomi, sia nei piccoli sia negli adulti, è il mal di gola, che può essere accompagnato da febbre. Se la temperatura non dovesse calare, potrebbe trattarsi di un’infezione da streptococco, un microbo responsabile della faringite nel 10% dei casi. A questo potrebbe associarsi difficoltà a deglutire, inappetenza e ingrossamento dei linfonodi del collo. In alcune situazioni potrebbero comparire anche placche alla gola, che possono però essere associate anche ad alcune forme di adenovirus o alla mononucleosi. Il metodo migliore per diagnosticarlo è il tampone faringeo.

L’ultimo episodio di infezioni da streptococco A, il batterio normalmente all’origine della scarlattina, si era registrato nel 2017-2018 e aveva provocato quattro decessi. Al momento non ci sono però prove della diffusione di un nuovo ceppo.

I genitori che dovessero riscontrare situazioni simili nei propri figli non dovrebbero comunque andare nel panico, ma chiedere una consulenza al proprio pediatra di fiducia, che potrà capire meglio l’origine del problema e individuare una cura specifica.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!