Questo era il telefono di Louise: morire a 16 anni di cyberbullismo

Louise ha sedici anni quando decide di togliersi la vita dopo mesi di minacce, insulti e persecuzioni. Vi raccontiamo il cyberbullismo, un fenomeno in crescita tra i giovanissimi, attraverso un'iniziativa in memoria della ragazza: un video che mostra quanta cattiveria si nasconda dietro a semplici parole.

Ci ha fatte riflettere il post pubblicato da Selvaggia Lucarelli alcuni giorni fa. Selvaggia, prendendo spunto dalla vicenda accaduta a Tiziana Cantone – morta suicida a soli 31 anni – ha condiviso un video molto toccante.

Abbiamo già espresso la nostra condanna più ferma in riferimento a ciò che ha subito Tiziana, ma vorremmo approfondire una questione che ha una relazione molto stretta con le dinamiche che l’hanno indotta al suicidio. Modalità ed esiti sono simili e scegliere di raccontare il cyberbullismo, è parlare di un inferno che alcuni ragazzi vivono ogni giorno e che distrugge l’esistenza di troppi.

La vicenda arriva dal Belgio e ha visto coinvolta la sedicenne Louise, morta suicida il 3 Settembre 2014 . Quello che ha dovuto subire lo ha raccontato il suo papà, costruendo un sito web – in collaborazione l’organizzazione Voo, impegnata nella sensibilizzazione contro la cyber violenza – sulla base dei messaggi che riceveva la figlia. L’intento? Mostrare al mondo intero quali siano gli esiti insanabili di dinamiche persecutorie.

Fonte: This was Louise Phone
Fonte: This was Louise Phone (Traduzioni: Come si può essere così cretine e brutte? /Ti taglierò la gola / Mi piace il tuo stile, scherzo ovviamente)

Ogni episodio di suicidio o tentato suicidio dimostra che l’aspetto più difficile da affrontare da parte delle vittime, consiste nella riluttanza riscontrata da parte degli interlocutori ai quali si rivolgono quando chiedono aiuto. È difficile farsi credere quando si accenna a ciò che avviene via messaggio o via commenti, perché il suggerimento di ignorare ciò che si riceve non serve quasi mai a sottrarre dalla sofferenza le vittime.

 

Fonte: This was Louise Phone
Fonte: This was Louise Phone (Traduzioni: Le due cose che odio di te sono il tuo mento / Fottiti / Rovinarti la vita mi rende felice)

Il sito interattivo in memoria di Louise parte dal desiderio di diffondere cosa realmente significhi essere vittime del cyberbullismo e quanto possa compromettere l’emotività, il dover vivere tra minacce e messaggi pieni di odio, offese e derisioni. Non è semplice leggere i messaggi sui palloncini, l’interattività del sito rende difficoltosa una consultazione veloce.

Ci sono stati alcuni casi di suicidio in Belgio a seguito di accanimenti dovuti a episodi di cyberbullismo, ma non era possibile contattare individualmente i genitori delle vittime e chiedere loro di prendere parte al progetto. Una scelta del genere avrebbe comportato nuovo dolore, e il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare, ma nell’assoluto rispetto del dramma di ogni famiglia

ha raccontato Ramin Afshar, uno dei promoter dell’iniziativa This was Louise’s Phone (Questo era il telefono di Louise).

Fonte: This was Louise Phone ( traduzione:
Fonte: This was Louise Phone (Traduzioni: Ammazzati. MUORI /Sei bella come una corona da funerale / Povera, piccola ragazza)

Gli organizzatori della campagna di sensibilizzazione sono riusciti a mettersi in contatto con il papà di Louise, grazie alla mediazione da parte delle forze di polizia che indagano in ambiente minorile. L’uomo li ha aiutati a costruire un’installazione di palloncini, su ognuno dei quali era riportato uno dei messaggi che Louise aveva ricevuto sul suo telefono. Dall’installazione è nato il sito web, originariamente pubblicato in francese, all’interno del quale gli utenti possono toccare con mano che aspetto abbia il cyberbullismo e la sofferenza delle vittime.

Fonte: Web
Fonte: Web

Leggere i messaggi cliccando di palloncino in palloncino è un pugno allo stomaco. A stento si riesce a credere a quanta cattiveria si possa indirizzare per puro divertimento, a quanto l’accanimento possa tramutarsi in autentica violenza. Ecco alcuni dei messaggi che Louise riceveva giorno per giorno:

“Già me lo immagino, Louise si è ammazzata, sai che figo?”
“Sei stupida, impiccati”
“Ucciditi, muori”
“Ritardata”
“Non auguro la morte a nessuno, ma con te faccio un’eccezione”
“Cambia tutto di te perché fai schifo”
“Almeno se muori qualcuno ti comprerà dei fiori”

Il cyberbullismo crea delle ferite invisibili, eppure mutilanti, e non è di alcun aiuto suggerire alle vittime di spegnere telefono e computer per mettere un freno alla degenerazione persecutoria, fatta di centinaia di commenti che bombardano fino a compromettere irrimediabilmente gli equilibri emotivi.

Fonte: Web
Fonte: Web

Per mia figlia è troppo tardi, ma insieme possiamo impedire che queste tragedie avvengano.

Il fenomeno bullismo non ha una natura esclusivamente virtuale, è diffuso negli ambienti scolastici, in quelli sportivi e in tutte quelle occasioni di aggregazione che dovrebbero essere parte integrante della crescita dei ragazzi. Dove non c’è supervisione chi è un bullo ha la possibilità di rendere la propria cattiveria sempre più crudele, forte della certezza di rimanere impunito. Ma è possibile fare della prevenzione, è possibile sensibilizzare, è possibile portare nelle scuole le testimonianze di chi ce l’ha fatta a salvarsi , ma anche attraverso il ricordo e la condivisione di storie come quella di Louise che, siamo certe, saprà toccare le coscienze di molti.

Articolo originale pubblicato il 28 Settembre 2016

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