Sembrava impossibile e invece è diventata una tragica realtà: in Texas la legge sull’aborto più restrittiva degli Stati Uniti è entrata in vigore dal primo settembre 2021. Secondo le nuove disposizioni, l’interruzione di gravidanza è vietata una volta rilevata l’attività cardiaca embrionale, cioè quando quest’ultimo è di circa sei settimane, e non offre eccezioni nemmeno ai casi di stupro o incesto.

Aborto: lo stigma che ci spinge a sentirci in colpa se non ci sentiamo in colpa

Il cosiddetto Heartbeat Act, aggira il diritto all’aborto sancito dalla storica sentenza della Corte Suprema del 1973 e consente ad ogni cittadino di denunciare in tribunale i medici che lo praticano dopo le sei settimane previste dalla nuova legge, di fatto impedendo loro di operare le interruzioni di gravidanza.

I medici e i gruppi per la difesa dei diritti delle donne hanno duramente contestato la nuova norma, entrata in vigore dopo che la Corte Suprema, a maggioranza conservatrice, non ha voluto esaminare il ricorso di urgenza presentato dagli attivisti pro-aborto. Dalla Casa Bianca si è fatto sentire il presidente Joe Biden che in una nota ripresa dal New York Times, ha denunciato la legge che “viola palesemente il diritto costituzionale stabilito dalla sentenza Roe v. Wade” nel 1973. E ha assicurato che la sua amministrazioneproteggerà e difenderà il diritto” all’interruzione di gravidanza contro questa “legge radicale”.

Si tratta di un divieto quasi totale che fondamentalmente incentiva chiunque a denunciare chi pratica l’aborto. Dai medici al personale sanitario, oltre che i dipendenti delle cliniche, i consultori e le persone che aiutano la donna a pagare le spese per l’intervento, anche con motivazioni pretestuose. Una manna dal cielo per le associazioni pro-vita, molto presenti nello Stato.

Per non parlare poi del fatto che la maggior parte delle donne non è consapevole di essere incinta prima delle sei settimane previste dalla legge, e questo impedisce loro di ricorrere all’esercizio di un loro diritto sacrosanto.

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