I selfie non sono amati solo dagli adolescenti, ma anche da persone più adulte: sono ormai il modo più facile per far sapere ad amici e conoscenti virtuali dove ci troviamo o cosa stiamo facendo, cosa stiamo mangiando o dove stiamo trascorrendo le nostre vacanze, il tutto in tempo reale. Ma spesso il desiderio di documentare la nostra vita con una foto trascende i limiti del consentito, e non è raro dover dare conto di tragedie accadute proprio per fatalità legate alla ricerca costante di realizzare selfie diversi, estrosi, unici, senza tener conto del pericolo.

Così può essere descritta anche la morte, assurda, di una quarantaduenne (abbiamo scelto di non mettere il suo nome in segno di rispetto nei suoi confronti) di Seregno, che ha perso la vita scivolando nelle cascate dell’Acquafraggia, a Piuro, Sondrio; c’erano molti turisti, nel pomeriggio di domenica 13 giugno, accorsi numerosi per cercare refrigerio dalla giornata decisamente afosa, e tutti loro hanno assistito impotenti alla tragedia che si è consumata nel giro di pochissimi secondi.

Quelli che sono bastati alla vittima per scivolare nelle acque della cascata, dopo un volo di sessanta metri che non le ha lasciato scampo. Subito dietro di lei è caduto anche il fidanzato, che nel tentativo di salvarla le ha afferrato un braccio; per lui, trasportato con urgenza in ospedale dagli elicotteri mandati dall’Agenzia regionale emergenza e urgenza, una frattura alle vertebre.

Secondo le prime ricostruzioni, come riportato da Il Giorno, prima di finire in acqua la donna e il compagno avrebbero urtato alcuni speroni rocciosi, e proprio l’impatto con questi avrebbero causato il decesso di lei, il cui corpo è stato ripescato nelle acque sottostanti le cascate dai vigili del fuoco comandati da Amedeo Pappalardo; a fare maggiore chiarezza sulle cause della morte, comunque, sarà ovviamente l’autopsia.

Sebbene la dinamica dei fatti sia ancora al vaglio dei carabinieri guidati da capitano Daniele Gandon, della Compagnia di Chiavenna, intervenuti con gli uomini del Soccorso Alpino e i militari del Sagf della Guardia di Finanza, sembrerebbe esserci proprio un’improvvida incoscienza alla base della tragedia.

La donna, secondo i primi accertamenti non è scivolata dal sentiero, ma una volta raggiunta la zona del Belvedere si è tolta le scarpe e da lì è scivolata dentro il torrente, che è delimitato e non accessibile per ragioni di sicurezza – ha spiegato il sindaco di Piuro, Omar Iacomella – Ci sono cartelli che indicano i divieti di lasciare il sentiero per andare in mezzo alle cascate per farsi foto. Impossibile organizzare controlli, in quanto il parco è molto vasto.

Il primo cittadino ha aggiunto che lo scorso giugno anche un trentunenne si è ferito cadendo in una pozza d’acqua. Notizie del genere non possono che spingere a una riflessione: vale davvero la pena mettere a repentaglio la propria vita per cercare la foto perfetta? La risposta, banalmente, è no, ma non sembra essere sempre così.

In questi anni, da quando i social hanno preso sempre più piede nella nostra quotidianità, abbiamo letto di challenge assurde e di persone morte per fare selfie ad altezze vertiginose, sui binari ferroviari, o alla guida. Tanto da non far ritenere esagerato pensare che la voglia spasmodica di ricevere like, commenti e condivisioni superi persino la salvaguardia della propria vita.

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Recuperare le ragioni psicologiche alla base di quelli che sono stati definiti selfie deaths è però più complesso di quanto possa all’apparenza sembrare: narcisismo patologico, esibizionismo, processo decisionale immediato sono solo alcune delle teorie che potrebbero “spiegare” perché la gente arriva a rischiare la propria vita per una foto o un video; al 2020 sono state registrate 327 morti causate da un selfie, anche se il numero, ovviamente, potrebbe essere decisamente più alto, perché molti incidenti potrebbero non essere considerati come scaturiti dal desiderio di realizzare il “selfie perfetto”.

Alcuni studiosi, come Lodha e De Sousa, sostengono che i selfie siano una valida rappresentazione ed espressione di sé, oltre che strumenti per rimanere in contatto con gli altri. Ma laddove siano il solo strumento per ricevere la validazione rispetto alla propria persona dal giudizio esterno, o siano espressione di tendenze narcisistiche preesistenti, possono avere risvolti pericolosi.

Diversi esperti di salute mentale associano l’ossessione compulsiva per i selfie con altri disturbi mentali, come dismorfofobia o, in alcuni casi, persino psicosi, FOMO (fear of missing out, ovvero la paura di essere esclusi dai social) e isolamento. In un quadro del genere, le selfie deaths sono una delle conseguenze di questi disturbi.

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