Dopo giorni di agonia e lancinanti dolori addominali, Maria Grazia Di Domenico si è spenta a soli 27 anni dopo un normale intervento di routine, che si è trasformato in tragedia: l’ipotesi, come riporta la stampa, è un presunto caso di malasanità alla clinica ginecologica Sacra Famiglia di via dei Gracchi.

Maria Grazia Di Domenico lavorava per una società di software a Roma, dove risiedeva da anni. L’anno scorso la ragazza, nata a Cava de’ Tirreni, si è sottoposta a un intervento di conizzazione cervicale dell’utero, una procedura atta a rimuovere una lesione del collo dell’utero. Sembrava fosse andato tutto bene finché la giovane, una volta tornata a casa, ha iniziato ad accusare fortissimi dolori addominali.

L’avvocato Carlo Carrese che, insieme al fratello Damiano Carrese, assiste la famiglia di Maria Grazia Di Domenico, ha dichiarato a Fanpage che i medici della clinica Sacra Famiglia hanno bandito i sintomi come una normale reazione allergica agli antibiotici oppure una banale influenza intestinale, e pare che abbiano consigliato alla ragazza dei semplici fermenti lattici. “La situazione è precipitata“, ha aggiunto il legale. “I genitori hanno sporto denuncia perché Maria Grazia è morta dopo un disperato tentativo di salvataggio“.

Di Domenico è stata trasferita d’urgenza all’ospedale San Pietro dove i medici hanno accertato “addome acuto per sospetta lesione uterina con conseguente choc settico e peritonite“, come ha detto Carrese. L’ipotesi, quindi, è che durante l’intervento al Sacra Famiglia sia stato perforato l’utero per sbaglio.

La ragazza è morta dopo un intervento d’urgenza e tre giorni di coma.

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I famigliari chiedono giustizia e hanno sporto denuncia: come riporta il Corriere della Sera, la sostituta procuratrice Daniela Cento è convinta che a uccidere la ragazza sia stato un errore chirurgico, e ha chiesto il rinvio al giudizio del ginecologo Vincenzo Campo.

La procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e gli accertamenti peritali serviranno proprio a verificare eventuali responsabilità o negligenze a carico dei medici che hanno gestito la fase post intervento, oltre che a carico dei dottori che l’hanno operata.

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