La variante sudafricana del Covid ha ora un nome: Omicron. Ma cosa sappiamo esattamente?

La dottoressa sudafricana Angelique Coetzee, che per prima ha scoperto e isolato la variante, ha spiegato a Repubblica: “Da circa otto settimane non avevamo pazienti Covid. A metà novembre è arrivato un uomo di 33 anni. Presentava dei sintomi lievi ma diversi da tutti quelli che avevo visto fino ad allora. Ho deciso di fare il test perché comunque ci trovavamo davanti a un’infezione virale. Al quarto membro della sua famiglia risultato positivo, con gli stessi sintomi leggeri, mi si è accesa una lampadina”.

Troppe le differenze dei sintomi rispetto alla variante Delta: “Stanchezza, mal di testa, prurito in gola, leggero raffreddore. Non coincidevano con quelli della Delta che avevamo visto fino a dieci settimane prima. Abbiamo deciso di testarli perché erano simili a quelli di un’infezione virale. Finora nessun paziente affetto da Omicron è stato ricoverato. Non abbiamo mai riscontrato effetti gravi. La cosa interessante è che i pazienti con forti dolori alla gola sono poi risultati tutti negativi.

[…] Il vaccino lo ha ricevuto meno della metà di quelli esaminati. Ma i sintomi sono molto lievi e sono uguali per entrambi, vaccinati e non.

[…] Si sono contagiati solo i membri della famiglia del paziente zero. Gli altri contatti dei casi positivi sono tutti negativi. Potremmo dire che il grado di contagiosità è più o meno simile a quello della variante Delta. Non di più e non troppo severo”.

Niente inutili allarmismi, dunque, anche se l’Europa, e mano a mano anche il resto del mondo, sta chiudendo i confini e bloccando i voli provenienti da alcuni Paesi africani. Anche l’Oms conferma le dichiarazioni della dottoressa Coetzee, rilevando che, a fronte di una ipotizzata maggiore contagiosità, Omicron presenterebbe sintomi più lievi e non avrebbe finora portato a nessun decesso.

Covid, preoccupa la variante sudafricana, forse la più contagiosa

Nel frattempo, però, la nuova variante viaggia già anche nel nostro continente, con casi accertati in Belgio, Germania, Danimarca, e anche in Italia: il “paziente zero” è un manager Eni rientrato dal Mozambico e trovato positivo il 16 novembre, poco prima di imbarcarsi per tornare in Africa. Per lui e per la famiglia sintomi blandi e isolamento nella casa di Caserta.

La probabilità che Omicron si diffonda però ulteriormente a livello globale è, per l’Oms, elevata, tanto che è già stata inviata una scheda tecnica ai 194 Paesi membri, perché, secondo l’organizzazione, “futuri picchi di Covid-19 potrebbero avere gravi conseguenze, a seconda di una serie di fattori, compreso il luogo in cui potrebbero verificarsi questi picchi”.

Nelle ultime ore infatti anche il Canada ha confermato i primi 2 casi, in Francia ce ne sono 8 possibili, la Svizzera ne ha rilevato uno (probabile). Frontiere già chiuse in Israele e Marocco, mentre il Sudafrica non chiude, ma valuta seriamente l’ipotesi di un obbligo vaccinale.

Ovviamente, la variante, e soprattutto le sue 32 mutazioni, sono tuttora allo studio degli scienziati, e questo potrebbe essere proprio il punto che desta maggiore preoccupazione, perché si ignora ancora come Omicron potrebbe evolversi. Per questo, l’invito alla cautela è massimo, come sottolineato dal consulente per l’emergenza Covid-19 del ministro della Salute, Roberto Speranza, a Che Tempo che Fa: “È proprio definita una variante di preoccupazione, ci sono elementi che destano attenzione che dobbiamo monitorare, è presto per trarre indicazioni. Ci sono elementi positivi e negativi. Tra quelli negativi la grandissima capacità di diffondersi, in poche settimane in Sud Africa è passata dall’1 al 30%, superiore alla Delta, l’altra è la numerosità delle mutazioni.

Il lato positivo è che ci stanno arrivando comunicazioni, in particolare dal Chief medical office del sud Africa, che non ha una maggiore gravità e l’altro elemento positivo, arrivato da Israele è che i test continuano a diagnosticarla. Non ha bypassato i test e questo significa che c’è buona probabilità che possa funzionare anche per i vaccini e che quindi ci continuino a proteggere. Sapremo di più nelle prossime due settimane”.

“Sappiamo che questa è una variante che ha avuto una diffusione importante in Sudafrica, il tempo che ci ha messo per diventare predominante è largamente ridotto rispetto alle altre varianti, c’è stato un incremento del 260% quasi dei casi in quel Paese: il tutto supporta una maggiore contagiosità.

Ma non abbiamo nessuna evidenza che possa provocare malattia più grave o sfuggire all’effetto protettivo dei vaccini in maniera importante. Quindi calma e gesso, non sottovalutiamo ma non drammatizziamo – è invece l’invito alla prudenza del presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli – Tutto ci fa ipotizzare che sia più contagiosa, dobbiamo capire se ci sia una maggiore patogenicità, ma sembrerebbe di no, anche se la popolazione del Sudafrica è più giovane rispetto a quella italiana. Quindi va valutato accuratamente con studi rigorosi”.

La stretta dell’Oms, adesso, è per un’accelerazione della copertura vaccinale, visti i tassi bassissimi di persone vaccinate nei Paesi africani, soprattutto tra le categorie a rischio.

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