Vittoria Faro, artista a Torpignattara. Sulle orme di Pasolini tra violenze e indifferenza

Recherche, spazio di ricerca e sperimentazione artistica nella borgata romana tanto amata da Pasolini. La lotta di una donna per portare speranze nella periferia e ripensare al futuro, tra disagio sociale e difficoltà di farsi rispettare.

A Torpignattara, ex borgata pasoliniana, periferia est capitolina, casbah di tracce, passaggi, linguaggi e tradizioni popolari di ogni parte del mondo, c’è un luogo dove si impara ad affrontare il futuro attraverso il potere effettivo della cultura e una continua ricerca sul presente.

Vittoria Faro, regista e attrice siciliana, classe 1984, emigrata a Roma per amore del Teatro, dà vita a Recherche: uno spazio di ricerca attiva, esempio di rigenerazione periferica partecipata, che sperimenta nuovi modi di agire e abitare un mondo che cambia.

Vittoria conquista il territorio come una vera guerriera. E nel 2018 si insedia ai confini dell’Acquedotto Alessandrino, riqualificando un capannone abbandonato, nel centro difficile ma vibrante di Torpignattara, con la sua house/hub Recherche: un seme di luce piantato in mezzo alla gente, per esplorarne i bisogni, le tradizioni, i sentimenti, e riportare sulla scena l’autentico sentire.  

“Ho deciso di incentrare il manifesto di apertura sul senso dell’esperienza, sul recupero delle tradizioni popolari, del rito, su pratiche antiche più rudimentali che comunicano in maniera diretta con le persone, senza troppi intellettualismi”, spiega Vittoria Faro che in Recherche vede un ponte tra cittadini e capitali culturali anche internazionali, per scambiare esperienze e opinioni, e contribuire alla costruzione di un nuovo paradigma basato su Pensiero e Innovazione, su cui fondare un’Arte necessaria, che parta dai bisogni reali delle persone e ne cerchi risposta.

“L’Arte è tutto ciò che applichiamo nel bene a qualsiasi disciplina, purché suggerisca un senso alto di bellezza e una speranza a chi l’ha perduta” racconta Vittoria che insieme al suo team usa l’Arte come cura. Le persone del quartiere – famiglie e donne in difficoltà economiche, migranti, adolescenti abbandonati e vittime di cronaca nera – vengono direttamente incluse nelle attività, per dare forma a nuove maniere entusiasmanti di interagire e relazionarsi. Semplici feste di compleanno si trasformano in viaggi interattivi e planetari, dove si entra in contatto con un senso più alto di verità.

Fonte: @spaziorecherche

“I bambini ci vedono come dei maghi”, dichiara Vittoria che di recente ha aperto un fascicolo legato alla formazione, per incoraggiare genitori e figli a non avere paura di cadere, sporcarsi, rotolarsi nel fango così come nella vita.

Al via rassegne teatrali ispirate all’espressionismo tedesco, per una nuova visione di teatro più sensoriale ed esperienziale. Questa casa matta che è Recherche cambia ogni volta, si ricicla insieme ai suoi materiali e alle poetiche emergenti. Vecchi carrelli o semplici lenzuola diventano mezzi per irrompere in mondi immaginifici. Ma Recherche è anche un hub che riflette sul senso dell’innovazione e sulla necessità di aprirsi al futuro attraverso lo sviluppo di abilità comunicative e l’attivazione di forme plurime di sostenibilità economica, fundraising, sharing e community.

Un’impresa importante per Vittoria che si è ritrovata a fronteggiare non poche avversità, tra minacce e varie forme di violenza, e la difficoltà di assumere un ruolo dirigenziale:

Ho dovuto rinunciare a parte della mia femminilità per farmi rispettare. Spero che un giorno le donne possano avere un ruolo di comando perché sono loro la luce in questo prossimo futuro. Credo che la componente femminile sia importante tanto quella maschile ma le donne hanno un potere in più, in un certo senso misterico”.

Attraverso le attività laboratoriali Recherche guida le donne del quartiere verso una rinnovata libertà di espressione. “Le accogliamo e offriamo loro un luogo protetto dove aprirsi, mascherarsi, far giocare i loro figli, e sognare di evadere dalla misera realtà” spiega Vittoria.

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La Piramide Capovolta, icona di Recherche, rappresenta non solo il pregiudizio ribaltato, ma anche il punto di energia che si dirama dal vertice e si diffonde verso il mondo. Un percorso verso l’altro e verso l’alto che non ha mai trovato supporto da parte delle Istituzioni: “se non fosse stato per i privati e amici che ci hanno sostenuto in questi mesi con la raccolta fondi oggi la Cultural Family di Torpignattara non ci sarebbe e se continuiamo così probabilmente non avendo alcun riconoscimento dalle istituzioni, il rischio sarà la chiusura” dice Vittoria.

Quello a cui ha dato vita Recherche è un modello nuovo di riqualificazione della periferia che attraverso la progettazione partecipata, e il potenziale effettivo della cultura, si confronta con il disagio, senza abbandonare nessuno. Un modello che andrebbe raccontato e replicato su tutto il territorio italiano, soprattutto in un momento storico come quello attuale che richiede il ripensamento di ogni strato della società. 

Come? Innanzitutto aprendo un dialogo sincero tra Istituzioni e organizzazioni creative che agiscono direttamente sul territorio, per un’alleanza virtuosa tra chi conosce le reali esigenze della comunità e chi ha gli strumenti (anche) finanziari per rispondervi. Ribaltando poi i canoni e le categorie prefissate che ostacolano l’espressione del Pensiero. E riflettendo sul concetto di Utopia, come spinta per raggiungere traguardi straordinari, altrimenti impensabili. 

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