Nei giorni scorsi vi abbiamo dato notizia della crisi idrica che sta interessando la Lombardia e il fiume Po; ma la situazione non interessa solo il territorio lombardo, ed è talmente grave che le Regioni sono pronte a chiedere lo stato di emergenza e a decretare quello di calamità.

Lombardia verso lo stato di emergenza siccità. Il mare risale il Po

Nella giornata di oggi i governatori incontreranno la ministra per gli affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini, mentre per domani è attesa la Conferenza Stato-Regioni a cui prenderà parte anche Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile. Sembra profilarsi concretamente l’ipotesi di un decreto per contenere gli sprechi, con, ad esempio, un razionamento dell’acqua che porterebbe allo stop alla distribuzione nelle ore notturne, o alla priorità ai bisogni primari, che si tradurrebbe, ad esempio, in un divieto a riempire le piscine.

Ad avere l’ultima parola saranno comunque le Regioni, che decideranno come far fronte all’emergenza in coordinamento con la Protezione Civile. A preoccupare, ovviamente, il settore dell’agricoltura e quello dell’industria, mentre per gli usi civili dell’acqua le misure sono, se non già in vigore, quantomeno pronte.

Già diversi comuni hanno adottato il divieto di irrigare i giardini o di riempire le piscine, così come l’interruzione notturna del servizio. I governatori delle Regioni sarebbero pronti a chiedere lo stato d’emergenza con limitazione dell’acqua per solo uso umano e agricolo, ma anche più fondi, compresi quelli del Pnrr per la realizzazione di nuovi invasi.

Sembra che il governo Draghi sia orientato ad accettare lo stato d’emergenza, che però servirà unicamente per far arrivare più rapidamente i ristori alle aziende agricole, che rischiano di perdere buona parte del raccolto, e le autobotti, laddove i rubinetti dovessero prosciugarsi.

Fra le ipotesi messe al vaglio c’è anche quella di un prelievo massiccio dai laghi, ma in questo senso servirebbe un’intesa con i gestori degli invasi idroelettrici, che preveda ristori anche per loro.

Nel frattempo l’Autorità di bacino del Po ha dichiarato, in proprio, l’allarme rosso.

Quali sono le Regioni in sofferenza

Come detto in prima linea, nell’emergenza, ci sono 145 comuni piemontesi, la maggior parte dei quali distribuiti nel Novarese e nell’Ossolano, tanto che la Regione ha chiesto aiuto alla Valle d’Aosta. Problemi nell’approvvigionamento anche nella Bergamasca, nell’Appennino parmense e nell’area del Delta del Po.

Confagricoltura ha stimato in due miliardi i danni per le campagne, mentre nella Pianura Padana, dove è concentrato il 30% della produzione agricola nazionale, il livello del Po è calato di oltre tre metri rispetto al punto più basso.

L’Emilia Romagna sarà in stato di calamità dalle prossime ore, mentre il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, ha definito “grave” anche la situazione della provincia di Roma, annunciando il medesimo provvedimento per domani. I razionamenti per i terreni agricoli sono già stati avviati a Frosinone e a Latina, con l’erogazione dell’acqua che viene sospesa tutti i giorni, dalle 12 alle 18.

A salvare la situazione potrebbe comunque essere solo la pioggia, non prevista nei prossimi giorni.

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