Angelina Jolie a Capitol Hill il 9 febbraio, ha esortato il Senato d’America ad approvare celermente una nuova versione del Violence Against Women Act, la legge sulla violenza contro le donne.

L’attrice, che ha portato la figlia Zahara con lei a Washington, si è emozionata quando si è rivolta alla sala gremita, accusando il Congresso di aver ritardato di quasi un decennio l’approvazione del disegno di legge e, assieme alla senatrice Susan Collins, al senatore Brian Schatz e al Whip della Maggioranza del Senato Dick Durbin, ha promosso un aggiornamento bipartisan sulla legge.

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Il Violence Against Women Act è una legge che permette il perseguimento a livello federale di determinati crimini nei confronti delle donne e dei minori, come le violenze domestiche interstatali e aggressioni sessuali, nonché il sostegno a rifugi, centri di recupero per stupri e organizzazioni comunitarie. È stato approvato per la prima volta nel 1994 e rinnovato l’ultima volta nel 2013, ma nel 2019 è ufficialmente scaduto e da allora il Congresso non ha fatto nulla per porvi rimedio.

“Quando c’è così tanto silenzio da parte di un Congresso per un decennio troppo impegnato nel rinnovare la legge sulla violenza contro le donne, si rafforza quel senso di inutilità e di impotenza. Pensi: ‘Immagino che il mio aggressore abbia ragione. Immagino di non valere molto. La violenza sulle donne è una realtà ormai normalizzata nel Paese. Le donne che hanno sofferto con poco o nessun aiuto si portano dietro il dolore e il trauma dell’abuso. I giovani che sono sopravvissuti agli abusi ne emergono più forti nonostante il sistema non li abbia aiutati. Le donne e i bambini che sono morti a causa di abusi avrebbero potuto essere salvati”.

Angelina Jolie ha concluso il suo discorso scoppiando in lacrime e con la voce spezzata ha ricordato al Congresso come l’approvazione della legge sia “uno dei voti più importanti che i senatori faranno quest’anno”.

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