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“Apri le gambe e fatti pagare”: il post inaccettabile del politico a Emma Marrone

Non è il fatto di essere contrari a un'opinione che disturba, ma i modi attraverso cui si cerca di spiegare o difendere il proprio pensiero, lo strumento che si usa per far valere il disappunto: quello della violenza verbale, dell'insulto facile e gratuito.

A toccare il tema immigrazione oggi si rischia di scatenare un putiferio con poche, semplici parole. Perché il problema è oggettivamente complesso e la soluzione, ammesso che una ne esista, tutt’altro che facile.

Ciononostante, sempre più volti noti dello spettacolo si stanno schierando pubblicamente sull’argomento: Claudio Baglioni ne ha parlato – con annessa polemica – nella conferenza stampa pre-sanremese, mentre durante il concerto di Eboli del suo In Tour è stata Emma Marrone a esporsi, con una frase urlata durante l’esibizione, “Aprite i porti”.

Inutile dire che sulle pagine social della cantante si sia riversato un fiume di livore e di odio difficile da comprendere, anche considerando l’esasperazione ideologica e morale che l’argomento ha condotto in molti di noi.

Fra le classiche espressioni, “radical chic”, “cuore a sinistra ma portafoglio di destra”, fino all’immancabile “portateli a casa”, una su tutte però ci ha particolarmente colpito, quella del consigliere leghista di Amelia, provincia di Terni, Massimiliano Galli, che in un post Facebook si è rivolto alla cantante salentina così.

Faresti bene ad aprire le tue cosce facendoti pagare per esempio.

E purtroppo non è il solo, anche se certo un’affermazione del genere dalla bocca di una carica pubblica ha di sicuro una gravità maggiore. Perché, fra Instagram e Facebook, centinaia di commenti suggeriscono più o meno velatamente a Emma di “andare a farsi soddisfare in Africa” – abbiamo parafrasato, e nonostante ciò l’espressione resta di pessimo gusto – e, come spesso accade, il peggio arriva quando ci si rende conto che molti di questi commenti arrivano da donne.

Non è il fatto di essere contrari a un’opinione, chiaramente, che disturba, ma i modi attraverso cui si cerca di spiegare o difendere il proprio pensiero: è naturale che l’exploit di Emma possa essere gradito o meno da chi ha visioni politiche opposte sul tema, è persino accettabile che qualcuno possa giudicare “sconveniente” che un personaggio pubblico usi il mestiere per passare messaggi che non hanno nulla a che vedere con la propria arte.

Ciò che non è naturale è però lo strumento che si usa per far valere il proprio disappunto: quello della violenza verbale, dell’insulto facile, trascuriamo anche il fatto che, trattandosi di una donna, l’offesa vada a parare sempre lì, nei soliti panegirici sessisti triti e ritriti.

Non è naturale che per dichiararsi “contro” un’opinione non si cerchi l’argomentazione ma si preferisca tagliare corto e usare la via dell’aggressione a parole, e il lato più deprimente è che ormai questa sembra diventata la triste, banale realtà cui soprattutto i social e la loro facilità di espressione ci hanno assuefatti. Perché, se certe cose prima sarebbero rimaste nello squallore di una chiacchiera da bar, oggi vengono date in pasto pubblicamente senza troppe remore, figuriamoci ripensamenti.

Ma che questa non sia la strada giusta lo si capisce anche dal fatto che il consigliere leghista sia stato espulso dal suo stesso partito, perché, come ha saggiamente osservato il segretario regionale Virginio Caparvi – “Anche il dissenso più forte non può mai scadere in un commento simile. Le affermazioni del consigliere sono inaccettabili e distanti dallo spirito e dai valori espressi dalla Lega“.

Non si tratta, quindi, di voler fare i puritani del lessico, i perbenisti o i moralisti radical chic, termine che va tanto di moda e spesso è inflazionato. Si tratta di provare a ristabilire i confini entro cui ciò che si dice resta nel legittimo e nel consentito, e ciò che trascende e che dovrebbe essere inaccettabile a priori, qualunque sia lo schieramento, l’ideologia politica o l’opinione.

La risposta di Emma è arrivata durante la tappa anconetana del suo tour, in cui la cantante, senza citare direttamente Galli ma rivolgendosi genericamente alle offese a lei indirizzate, ha speso due parole per chiudere, almeno da parte sua, la storia, come testimonia questo video, riportato su Facebook dal politico Marco Furfaro.

Mio padre e mia madre hanno letto messaggi davvero brutti e cattivi, a me dispiace per loro, perché nessun genitore dovrebbe vedere la propria figlia trattata così per aver detto una cosa tranquilla, un pensiero libero […] A chi mi ha offesa voglio dire che non fa niente, perché io non diventerò mai come loro.

L’episodio, va da sé, non sarà l’ultimo, e ci troveremo altre decine di volte a proporre le solite riflessioni; perché in fondo, forse, aveva ragione Wendell Phillips [avvocato americano che lottò per la causa dei nativi americani, ndr.], quando disse

Ricordiamoci sempre che chi non crede davvero alle sue stesse opinioni è colui che non osa dare libero spazio a quelle del suo avversario.

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