Su Instagram ci sono genitori che guadagnano sui figli baby influencer grazie ai pedofili

Due indagini condotte dal New York Times e dal Wall Street Journal hanno evidenziato come gli account di baby influencer gestiti dai genitori mettano i minori a rischio pedofilia. Alcune madri accettano di vendere foto e chat private delle figlie, esponendole a possibili abusi.

Due inchieste condotte dal New York Times e dal Wall Street Journal hanno portato alla luce una terribile realtà, fatta di genitori che accettano di vendere le foto dei propri figli minorenni sui social a pedofili.

Visto che la policy delle piattaforme generalmente nega a chi ha meno di 13 anni di avere un account proprio, i profili di questi ragazzini sono gestiti da mamme e papà, molto spesso per tentare la fortuna e aprire ai figli una strada verso il mondo dello spettacolo. Ma, come ha scoperto il NYT, non è infrequente che le immagini di questi baby influencer finiscano in siti del dark web.

Accade molto spesso che siano proprio i genitori a vendere immagini, sessioni di chat private oppure abbigliamento indossato dalle figlie ai followers, per lo più sconosciuti, che spendono migliaia di dollari per portare avanti questo tipo di conoscenza.

Il Times ha pubblicato alcuni dei post che si trovano in giro su Instagram, oscurando le foto ma limitandosi a descriverle. Questo è un esempio.

Fonte: New York Times

“Questa foto rappresenta una bambina di 9 anni in un bikini dorato sdraiata su un asciugamano – si legge –  L’immagine è stata postata sul suo account Instagram, gestito da adulti”.
I commenti ricevuti sono a dir poco osceni.

Bel corpo

Un perfetto corpo da bikini

Adoro

Come accade per ogni altro influencer, maggiore è il seguito e più aumentano le possibilità di essere notati da brand per avere sconti o prodotti in omaggio, o dallo stesso algoritmo di Instagram, che offre una maggiore visibilità nel feed. Tra i 5000 account esaminati dal Times una società di demografia ha rilevato circa 32 milioni di connessioni maschili, con tutti i rischi connessi a interazioni di questo tipo, in primo luogo gli abusi, che vengono perpetrati con lusinghe, intimidazioni o ricatti a ragazzine e genitori per avere immagini sempre più spinte.

In un’indagine parallela condotta su Telegram il giornale inglese ha trovato chat in cui gli uomini fantasticano apertamente su abusi sessuali da commettere sulle ragazzine che seguono su Instagram, e lodano la piattaforma per rendere così facile l’accesso a questo genere di contenuto.

È anche perché il mondo social attira sempre più giovanissimi che cose del genere possono accadere; quasi un terzo dei preadolescenti afferma di avere come obiettivo di carriera quello di diventare influencer, e l’11% della Generazione Z, ovvero i nati tra il 1997 e il 2012, si descrive come influencer.

L’economia dei creator supera i 250 miliardi di dollari in tutto il mondo, secondo Goldman Sachs, con marchi statunitensi che spendono più di 5 miliardi di dollari all’anno sugli influencer. A poco, quindi, sembrano valere le raccomandazioni degli esperti di salute e tecnologia, che recentemente hanno messo in guardia sui pericoli connessi con un utilizzo spropositato dei social, e con le ripercussioni negative sulla salute mentale dei giovanissimi, che spesso, messi di fronte a costanti paragoni estetici o all’uso indiscriminato di filtri e app di modifica dell’immagine, potrebbero avere problemi di autostima e arrivare a oggettificare il proprio corpo pur di sentirsi accettati.

I guadagni di alcuni baby influencer hanno cifre a sei zeri, e questo viene ritenuto allettante da molti genitori, come ben evidenziato da alcuni testimonianze raccolte dal NYT: “Non voglio davvero che mia figlia venga sfruttata su Internet – ha detto ad esempio la signora Kaelyn – Ma lo sta facendo da così tanto tempo ormai. I suoi numeri sono così grandi. Cosa facciamo? Smettiamo e andiamo via?”.

Alcuni genitori hanno difeso la scelta di seguire gli account dei figli come un tentativo di incoraggiare la loro futura carriera da influencer, descrivendo il tutto come un’attività extracurriculare in grado di creare fiducia e di far sviluppare amicizie.

L’indagine condotta dai giornali si è basata su oltre 2 milioni di post pubblicati su Instagram, sul monitoraggio continuo di chat online di pedofili e sulla lettura di rapporti di polizia e documenti giudiziari, oltre che sulle interviste a 100 persone, genitori e figli, esperti di sicurezza, dipendenti di aziende tecnologiche e follower degli account, alcuni dei quali erano stati condannati per pedofilia.

Per trovare gli account, in primo luogo, i giornalisti hanno cercato gli hashtag di Instagram associati agli influencer bambini, includendo nell’analisi solo quelli con più di 500 follower e più immagini di bambini in abiti attillati o succinti.

Fra queste, Meta, la società madre di Instagram, ha scoperto in uno studio interno condotto nel 2020 che 500.000 account Instagram di bambini ricevevano interazioni “inappropriate” ogni giorno, anche se Andy Stone, portavoce di Meta, ha affermato che a essere responsabili degli account sono i genitori, che possono decidere di cancellare commenti inappropriati in ogni momento. La scelta di non farlo, quindi,  è loro.

Va comunque detto che può capitare che Instagram rimuova gli account di influencer bambini per ragioni non meglio specificate, oppure perché segnalati da persone come inappropriati. Ci sono stati anche casi estremi in cui i genitori o i fotografi sono stati arrestati e condannati per sfruttamento minorile, ma, salvo prove di immagini illegali, la maggior parte dell’attività non attira l’attenzione delle forze dell’ordine.

Le madri hanno inoltre trovato il modo di eludere la sorveglianza della piattaforma rispetto ai canali di abbonamento a pagamento lanciati nel 2022, per ricevere contenuti e accessi esclusivi, che sono interdetti ai minori di 18 anni. Il Times ne ha trovate decine che spaziavano da 99 centesimi a 19,99 dollari. Al prezzo più alto, i genitori offrivano sessioni di chat “chiedimi qualsiasi cosa” e foto dietro le quinte.

Per molti account gestiti da mamme, i commenti degli uomini sono una piaga ricorrente da sradicare o un fatto inevitabile della vita da ignorare. Per altre, sono una fonte da sfruttare. Soprattutto perché il pubblico maschile aumenta man mano che l’account prende visibilità, come testimoniato dall’indagine: se all’inizio gli uomini rappresentavano in media il 35% dei followers negli account, con la crescita dell’account anche la loro presenza è cresciuta, fino al 75% o addirittura al 90% per gli account con più di 100 mila followers.

Naturalmente, non tutti i seguaci maschili hanno cattive intenzioni, alcuni sono i nonni o i padri, oppure semplicemente uomini che inviano saluti e complimenti senza alcun fine. Ma purtroppo non sempre è così: fra i followers figurano infatti anche uomini che sono stati accusati o condannati per crimini sessuali e coloro che partecipano a forum esterni alla piattaforma in cui vengono condivise immagini di abusi sessuali su minori, comprese ragazze su Instagram.

Monitorando diverse chat room di Telegram, il Times ha trovato uomini che parlavano proprio degli account Instagram di baby influencer, scambiandosi informazioni sui genitori considerati ricettivi alla produzione e alla vendita di “set privati” di immagini. Fra questi è stato trovato un gruppo con più di 4.000 membri, con una pagina FAQ e un foglio Google che monitorava quasi 700 bambini, identificandoli tramite hashtag per aiutare i membri a trovarli nella lunga cronologia della chat. Il logo del gruppo mostrava la mano di un bambino stringere quella di un adulto. In gruppi del genere molto spesso gli uomini lodano l’avvento di Instagram parlando come di un’età dell’oro per lo sfruttamento minorile.

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Fra loro c’è anche chi chiede alle madri di avere i vestiti usati delle figlie, come body o costumi, altri invece si invaghiscono proprio delle madri finendo con lo sviluppare un senso di possessività nei loro confronti, che li fa arrabbiare nel momento in cui realizzano che queste hanno interazioni con altri uomini.

C’è però un ulteriore aspetto nel funzionamento di Meta che potrebbe essere problematico: se i genitori bloccano troppi account di followers in un solo giorno, l’admin della piattaforma riduce le loro possibilità di bloccarne o seguirne altri. Ci sono genitori che hanno segnalato che l’account dei figli ha ricevuto foto di genitali maschili in erezioni in posta privata, altri di aver ricevuto proposte sessuali, con offerte di 65 mila dollari per “un’ora con la ragazza”. Eppure, Meta in tutti i casi ha risposto che le comunicazioni “non violavano le linee guida della comunità”, o che il personale non aveva avuto il tempo di esaminare le segnalazioni.

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