"Il catcalling è molestia": da Puccini a Lucarelli, siamo tutte con Aurora Ramazzotti

Aurora Ramazzotti ha recentemente denunciato dal suo profilo Instagram un fenomeno sempre più diffuso, di cui è stata vittima: il catcalling. La sua vicenda ha spinto altre donne celebri a esporsi sul tema e a intervenire in sua difesa.

Lo scorso 29 marzo Aurora Ramazzoti ha denunciato tramite una story dal suo profilo Instagram un fenomeno purtroppo molto diffuso di cui è stata vittima mentre faceva jogging, il catcalling, o molestia di strada. Così si esprimeva in quell’occasione:

Possibile che nel 2021 succeda ancora di frequente il fenomeno del catcalling? Sono l’unica che ne è vittima costantemente nonostante mi vesta da maschiaccio? Non appena mi metto una gonna o, come in questo caso, appena mi tolgo la giacca sportiva, perché sto correndo e fa caldo, devo subire fischi e commenti sessisti e altre schifezze. A me fa schifo. Se sei una persona che lo fa, sappi che fai schifo.

Catcalling ad Aurora Ramazzotti: "Mi fa schifo, se lo fai, sappi che fai schifo"

Alla denuncia della figlia di Michelle Hunziker ed Eros Ramazzotti sono seguiti da parte del popolo social anche commenti non proprio felici, persino da parte del pubblico femminile (“Non mi aspettavo commenti così offensivi, specie da parte di donne”, scrive infatti Aurora) e un intervento piuttosto offensivo dell’influencer, youtuber ed ex concorrente di Temptation Island Damiano Coccia, alias Er Faina, di cui vi riportiamo un estratto:

Ma che c’è un manuale de rimorchio? Ma uno passa, che ne so, vede due belle gambe. Oh, almeno, quando ero piccolo io se faceva così. Fischiavo … “A fantastica!” Per due fischi Cat calling? Io non so dove andremo a finì. Io ripeto, Se qualcuno te cac* er cazz*, che viene là e te tocca io so d’accordo con te. Ma se uno te fischia e ti dice: “A bella!” ma vattene e ringrazia!

Purtroppo, le parole irrispettose e indegne che abbiamo appena citato, interpretano – tra l’altro con pessimo gusto e senza ironia alcuna – un pensiero comune, ossia quello che vede nel catcalling – tecnicamente molestia di strada – solo la manifestazione colorita di un apprezzamento o un complimento rivolto alle donne.

Per comprendere appieno il significato di questa parola, vi riportiamo la definizione che ne dà l’Accademia della Crusca:

La parola catcalling nomina una serie di atti (complimenti non richiesti, commenti volgari indirizzati al corpo della vittima o al suo atteggiamento, fischi e strombazzate dall’auto, domande invadenti, offese e perfino insulti veri e propri) che, in quanto ritenuti espressione di una mentalità sessista e svalutante, costituiscono un tipo specifico di molestia sessuale e di molestia di strada.

Dalla definizione risulta piuttosto evidente come non si tratti affatto di innocui apprezzamenti o commenti benevoli di cui le donne che ne sono oggetto, dovrebbero compiacersi o sentirsi lusingate. Del resto, qualsiasi donna, nel leggere queste parole, potrà familiarizzare con quella sensazione fastidiosa e disturbante che un episodio del genere provoca e con cui è venuta in contatto almeno una volta nel corso della vita.

Eppure, ancora oggi, questa pratica sessista viene ancora ridotta a semplice usanza e continuamente normalizzata, spogliata cioè di quella patina di discriminazione, offesa e mancanza di rispetto che significa nei fatti. Ma non solo, perché il catcalling provoca anche una serie di condizionamenti e conseguenze psicologiche, più o meno importanti anche in base al vissuto e alla sensibilità delle donne che ne sono vittime, tanto da diventare una limitazione della propria libertà personale e influenzare pesantemente le proprie abitudini di vita e di pensiero, dal tipo di percorso da fare per raggiungere un determinato luogo, alla scelta degli indumenti da indossare per non richiamare quelle sgradevoli attenzioni dalla strada, fino al senso di colpa e alla erronea convinzione di esserne responsabili.

Infografica del catcalling: l'88% delle italiane ha cambiato strada per molestie

Le vip corse in sostegno di Aurora contro il catcalling

Non si sono fatte attendere le parole di alcune donne famose, intervenute a sostegno di Aurora Ramazzotti e con lo scopo di denunciare il fenomeno del catcalling.

Una di queste è l’attrice Vittoria Puccini, che, ospite della trasmissione di Francesca Fialdini su Rai 1, “Da Noi…a Ruota Libera“, si è espressa in modo molto chiaro sulla vicenda:

L’ho sempre trovata una violenza, un’aggressione in qualche modo, sì verbale, ma le aggressioni non devono essere per forza solo fisiche.

Per poi mostrare apertamente il suo sostegno ad Aurora Ramazzotti, raccontando la propria personale esperienza:

Trovo che abbia profondamente ragione. È una cosa che ho vissuto anch’io sulla mia pelle e che mi ha sempre dato più che fastidio. Ricordo soprattutto il senso di disagio che mi lasciava da ragazzina quando mi dicevano le cose per strada o dalle macchine quando gli uomini mi fischiavano. Sono atteggiamenti non giustificabili e trovo molto giusto che lei li abbia denunciati perché siamo sempre nell’ambito del non rispetto della donna. Ma chi te l’ha chiesto? È una molestia soprattutto su una ragazza giovane che magari non ha la forza di farsela scivolare addosso. Anche se secondo me vale per tutte, pure se hai 40 anni.

Le fa eco la giornalista Selvaggia Lucarelli che ha dedicato un lungo articolo sul tema, sul sito TPI, in cui racconta le esperienze di catcalling vissute da giovanissima, descrivendo con sensibilità e precisione gli stati d’animo e le sensazioni, spiacevoli e mortificanti, delle donne venute a contatto loro malgrado con questa forma subdola di violenza verbale:

Ricordo la vergogna nel sentire ridacchiare quei ragazzi al mio passaggio, le parole fuori posto, gli inseguimenti, le battute sulle tette, i “sei carina” viscidi, quelli che mi venivano vicino chiedendomi come mi chiamavo e talvolta gli insulti perché non rispondevo. […] Sentivo che la mia femminilità provocava reazioni morbose, che il mio spazio non era più mio.

Queste le parole di Lucarelli, che ci consegna anche una definizione esaustiva e puntuale del fenomeno:

Ecco, se dovessi spiegare il catcalling ai tanti analfabeti emotivi (e alle tante analfabete emotive) che ho sentito parlare a sproposito in questi giorni, direi che chi fa catcalling non fa un complimento. Occupa uno spazio non suo. Si appropria di una familiarità che non gli è stata concessa, annulla le giuste distanze, commenta ad alta voce ciò che pensa di una sconosciuta che gli passa accanto perché quella sconosciuta in quel momento è un semplice oggetto.

In chiusura, la giornalista, tra le personalità italiane dal più numeroso seguito social, con la solita verve linguistica, pone l’accento su un aspetto centrale, spesso poco preso in considerazione:

È disarmante soprattutto perché il commento indesiderato è considerato gradito e legittimo se la donna lo subisce da sola. Se la donna è in compagnia di marito o fidanzato, l’apologeta del catcalling, probabilmente ringrazia l’artefice del fischio con una manata in faccia. Perché sia chiaro: in un modo o in un altro, la donna resta sempre un oggetto. Del marito, del fidanzato o, in assenza del maschio alfa accanto, del maschio dotato di fischio polifonico.

Tra le voci che sono intervenute nel dibattito c’è anche Tommaso Zorzi, vincitore del GfVip e amico di lunga data di Aurora, che così ha risposto in una story dal suo profilo Instagram all’intervento dell’influencer romano Er Faina:

Er Faina mi fa pena, mi dispiace che non riesca a elaborare un ragionamento. Una donna non può essere ridotta a un paio di gambe, non siamo più delle bestie. […] Quello che mi dispiace è che lui sia seguito, questo lo rende pericoloso. Mi auguro che la gente possa capire.

Catcalling: cosa dice la legge

A differenza di altri Paesi, tra cui la vicina Francia, in Italia oggi il catcalling non è ancora considerato un reato. Ciò significa che non è perseguibile ai sensi della legge né è possibile denunciare da parte delle vittime oggetto della molestia di strada.

In Francia invece, nel 2018 il governo Macron ha approvato una legge che dichiara punibile il catcalling su strade o mezzi di trasporto pubblico con multe fino a 750 euro, oltre a una mora per comportamenti più aggressivi.

Anche in altri Stati, tra cui Perù, Illinois negli Stati Uniti, Belgio e Portogallo, esistono leggi che rendono illegali alcune forme di molestie di strada. Anche la città di Quezon City nelle Filippine, nota per l’alto tasso di criminalità, ha introdotto nel maggio 2016 un’ordinanza contro le molestie di strada, come fischi e pappagallismo, che prevede, in base alla gravità del reato, sanzioni da 1000 a 5000 Pesos filippini e una pena detentiva fino ad 1 mese.

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