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“Cercasi parrucchiere uomo e gay”: sì, anche questa è discriminazione

Questo annuncio di lavoro ha suscitato immediatamente polemica: ecco perché cercare un parrucchiere gay è discriminatorio.

Nel mondo del lavoro le discriminazioni sono ancora all’ordine del giorno, e tutto ciò lo ritroviamo anche nel pensiero comune. Annunci lavorativi rivolti unicamente agli uomini o alle donne, richieste (assurde) di canoni estetici che non trovano alcun riscontro in una necessità reale per l’attività lavorativa da svolgere, e non da ultimo uno sguardo all’orientamento sessuale e al colore della pelle.

Negli anni passati l’opinione pubblica si è più volte indignata per discriminazioni di questo tipo, come è accaduto per il caso di una ragazza rifiutata ad un colloquio di lavoro perché considerata troppo mascolina.

Forse per evitare di incappare in un errore di questo genere, Andrea C. ha commesso lo sbaglio diametralmente opposto – ma che, a ben vedere, sempre di discriminazione si tratta. Stiamo parlando dell’annuncio di lavoro postato su Facebook qualche giorno fa dal proprietario di un salone di bellezza di Rovereto. Andrea è alla ricerca di un parrucchiere, e voi penserete che la richiesta riguardi una persona che abbia esperienza nel settore. Invece ci sono altri requisiti da rispettare:

“Cerco parrucchiere uomo e gay e ovviamente bravo da assumere. Spero non sia discriminatorio il mio annuncio”.

Magari l’intenzione poteva anche essere buona, ma specificare di essere alla ricerca di un “parrucchiere uomo e gay” per il proprio salone di bellezza è una discriminazione. Non solo nei confronti di chi, seppur parrucchiere con una comprovata esperienza, vede sfumata la sua possibilità di essere assunto solamente perché eterosessuale, ma soprattutto nei riguardi degli omosessuali. La richiesta di un “uomo gay” non ha infatti alcuna attinenza con il lavoro da svolgere, che può essere compiuto in maniera eccellente da qualsiasi parrucchiere professionista, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.

Il post pubblicato da Andrea C. ha naturalmente suscitato la reazione degli utenti social, e in poco tempo la notizia è diventata virale. Intervistato per il quotidiano Il Trentino, il titolare del salone di bellezza ha specificato di non aver avuto alcun intento provocatorio o discriminatorio:

“Un semplicissimo annuncio. Nessuna malizia, nessun ammiccamento: cerco un parrucchiere, ovviamente mi serve bravo. E per esperienza posso dire che nel nostro mestiere, i gay hanno quasi sempre una marcia in più. Sono più estrosi, più sensibili alle esigenze del cliente, più attenti alla moda. È questo aspetto dell’essere gay che mi interessa, non certo con chi una persona va a letto.

Ho voluto mettere nell’annuncio quella specificazione soprattutto perché non ci fosse nemmeno il sospetto del contrario, ovvero che ci fosse una qualche preclusione verso i gay. I candidati saranno messi alla prova e quello che riterremo più bravo sarà assunto. Gay o non gay che sia”.

Il punto è che, con il suo desiderio di non discriminare un eventuale parrucchiere omosessuale, Andrea ha dato voce a uno degli stereotipi che i gay si portano dietro da decenni. Perché mai un omosessuale dovrebbe avere una sensibilità più spiccata rispetto ad una persona eterosessuale? Fa male pensare che ancora oggi un uomo gay sia visto automaticamente come una persona effemminata, e per estensione una persona che più di altri possa avere una marcia in più nel mondo del fashion e dello stile.

E in tutto questo non possiamo dimenticare una cosa: discriminare qualcuno per il sesso o per il proprio orientamento sessuale in ambito lavorativo è illegale. Perché l’annuncio non potrebbe essere semplicemente rivolto ad un/a parrucchiere/a che abbia una comprovata esperienza nel settore e che possa dimostrare una spiccata sensibilità verso la moda e le tendenze, una particolare attenzione verso il cliente e un po’ di estro?

Siamo sicuri che, indipendentemente dall’essere gay o meno, ci siano molte persone che corrispondono a questa descrizione. E l’omosessualità, in questo caso, non diventa un valore aggiunto, così come non dovrebbe mai essere motivo di pregiudizio.

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