Covid: arriva la "certificazione verde", come funziona e cosa prevede

Nella bozza del nuovo Dpcm si parla di certificazione verde: come funziona, chi la può fare e cosa prevede.

La bozza del nuovo Dpcm, che dovrebbe essere discusso in Consiglio dei Ministri oggi, 21 aprile, presenta le prime riaperture previste a partire dalla prossima settimana, ma la novità più importante è senza dubbio quella della Green pass, o carta verde.

La parola d’ordine, ovviamente, è come sempre prudenza: il virus è tutt’altro che sconfitto e, nonostante l’Rt in calo (a 0,85 secondo le più recenti valutazioni dell’ISS) e il piano vaccinale in atto, serve molta cautela per evitare nuove ricadute. A partire dal 26 aprile torneranno quindi ad aprire i ristoranti anche a cena, ma solo nelle zone gialle e solo se provvisti di posti all’aperto, poi mano a mano riapriranno i negozi nei centri commerciali, stadi, piscine, palestre, cinema e teatri, con il coprifuoco (su cui ancora si discute) tuttora fermo alle 22, e lo stato di emergenza prorogato fino al 31 luglio.

Fra le novità più importanti, come detto c’è però la certificazione verde, rilasciata per attestare l’avvenuta vaccinazione, la guarigione o l’effettuazione del test antigenico rapido o molecolare, ovviamente con esito negativo. Vediamo come funziona nel dettaglio.

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Come funziona la certificazione verde

L’esistenza della certificazione verde è regolamentata nell’articolo 10 del provvedimento di prossima uscita: avrà una durata di sei mesi per i vaccinati e i guariti, di 48 ore per chi effettuerà il tampone antigenico o molecolare con esito negativo, e servirà per spostarsi nelle zone rosse o arancioni.

La certificazione per vaccinati e guariti

Sarà rilasciata già dopo la somministrazione della prima dose del vaccino, è avrà formato cartaceo o digitale; a compilarlo la struttura presso cui si è ricevuto il vaccino. Nel documento saranno riportati i dati anagrafici dell’interessato, e il numero di dosi vaccinali somministrate rispetto a quelle previste. Il tutto sarà poi inserito nel fascicolo sanitario elettronico della persona.

In caso di persone guarite dal Covid, invece, a rilasciare il certificato sarà la struttura che ha ricoverato il paziente, nella persona dei medici di medicina generale o dei pediatri.

La certificazione smette però di essere valida qualora l’interessato risulti di nuovo positivo al Covid, mentre quelle rilasciate prima dell’entrata in vigore del decreto avranno validità di sei mesi, a partire dalla data indicata sulla certificazione stessa. Chi ha già completato il ciclo di vaccinazione e non ha alcuna certificazione può farne richiesta alla struttura sanitaria di appartenenza, alla Regione o alla Provincia.

La certificazione per chi si sottopone a tampone

Le cose stanno diversamente per chi si sottopone a tampone rapido o molecolare: la certificazione verde avrà infatti valore solo per 48 ore, e anche in questo caso sarà rilasciata dalla stessa struttura che ha effettuato il tampone, quindi strutture sanitarie pubbliche, private e accreditate, farmacie, medici di medicina generale o pediatri.

Fino a quando sarà in vigore il pass e le sanzioni per chi lo falsifica

La certificazione verde rimarrà in vigore fino a quando non sarà attivata la piattaforma europea, dove saranno convogliati i certificati nazionali; in quel momento entrerà in vigore il cosiddetto DGC-Digital Green Certificate, che sarà interoperabile a livello europeo e permetterà la libera circolazione su tutto il territorio UE.

Attenzione alle certificazioni false: il comma 2 dell’articolo 13 prevede infatti l’aumento di un terzo di tutte le pene previste dagli articoli 476, 477, 479, 480, 481, 482, 489 del codice penale, anche se relativi ai documenti informatici di cui all’articolo 491 bis, per i reati di falso che hanno a oggetto la certificazione verde.

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