Il Ministero dell'Istruzione avvia un approfondimento sul caso Cloe Bianco

Dopo essere stata allontanata dalle relazioni sociali e dal lavoro per via della sua identità di genere, l'ex professoressa trans di Marcon si è tolta la vita. Sabato 11 giugno 2022 veniva ritrovato il suo corpo carbonizzato nel furgone che usava come abitazione.

Il Ministero dell’Istruzione ha avviato un approfondimento sul caso dell’ex professoressa Cloe Bianco di Marcon (Venezia), di cui sabato 11 giugno 2022 veniva ritrovato il corpo carbonizzato nel furgone che usava come abitazione. Aveva annunciato sul suo blog l’intenzione di togliersi la vita: “Subito dopo la pubblicazione di questo comunicato porrò in essere la mia autochiria, ancor più definibile come la mia libera morte“.

Così Cloe ha detto addio a un mondo che prima l’ha discriminata e poi emarginata, allontanandola dalle relazioni sociali e dal lavoro per via della sua identità di genere. Si starebbero quindi ricostruendo tutti i contorni della vicenda.

Le ultime parole di Cloe Bianco, professoressa trans, prima di darsi fuoco

A incalzare il dicastero è stata l’Unione italiana del lavoro (Uil). “La scuola deve garantire libertà, deve aprire le menti, deve essere immune dai condizionamenti”, ha detto all’ANSA Pino Turi, segretario generale Uil Scuola, aggiungendo:

Il Ministero dell’Istruzione è colpevole in quanto è stato complice di quanto accaduto: ha sospeso Cloe Bianco dall’insegnamento, mettendola a lavorare nelle segreterie, non ritenendola più in grado di insegnare e colpendola come fosse una malata sociale. Ora dovrebbe fare una indagine e capire che gli errori si devono ammettere, anche quelli passati, per evitare che la scuola si faccia condizionare dagli stereotipi e che fatti del genere si ripetano.

Sul tema è intervenuto anche il Ministro del Lavoro Andrea Orlando. “Nessuno può dirsi innocente“, ha dichirato in un lungo post sui social, in cui ha voluto sottolineare:

È inaccettabile che in Italia una lavoratrice o un lavoratore subisca discriminazioni sul luogo di lavoro per la propria identità di genere, così come per qualsiasi altro elemento della propria identità sessuale o per tutto ciò che non ha a che fare con la prestazione lavorativa. A qualsiasi insegnante, a qualsiasi lavoratore o lavoratrice che ha rivelato o ha paura di rivelare una parte così importante di sé, voglio ribadire con fermezza: il Ministero del Lavoro è dalla vostra parte.

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