Ikea non è solo il colosso svedese dell’arredamento low cost pronto a lanciare idee sempre nuove e originali (una delle più recenti è la collaborazione con Lego per il sistema di riordino divertente BYGGLEK), ma è anche un’azienda molto attenta alle questioni ambientali e improntata a cercare soluzioni green.

Proprio per questo, in occasione del Black Friday 2020 ha lanciato la campagna #GreenFriday, in cui invita i clienti a rivendere i propri mobili Ikea, così da dare loro una seconda vita. Si chiama Buy Back, e permetterà a chi vuole disfarsi di alcuni pezzi di arredamento di farlo, consapevoli di poter dare una mano in ottica ambientalista.

Il progetto rientra infatti nel percorso intrapreso dall’azienda svedese per diventare un business circolare, in favore dell’ambiente, entro il 2030. Attualmente, circa il 45% delle emissioni totali di CO2 nel mondo proviene proprio dall’utilizzazione e dalla realizzazione di alcuni oggetti di uso quotidiano, come appunto i mobili; da qui l’idea di favorire l’acquisto di mobili di seconda mano, in modo da limitare il loro impatto sull’ambiente, allungandone al contempo il ciclo di vita.

La visione di IKEA è sempre stata creare una vita quotidiana migliore per la maggioranza delle persone, che nel momento attuale significa permettere a tutti di vivere una vita sostenibile, in modo semplice e accessibile – spiega Pia Heidenmark Cook, Chief Sustainability Officer del Gruppo Ingka – Essere circolari è un’ottima opportunità di business e, al tempo stesso, una responsabilità. La crisi climatica ci impone di ripensare radicalmente le nostre abitudini di consumo. Un’economia circolare si può raggiungere solo attraverso gli investimenti e la collaborazione con i clienti, le altre imprese, le comunità locali e i governi, in modo da azzerare i rifiuti e innescare un ciclo di riparazione, riutilizzo, riadattamento e riciclaggio.

Come funziona Buy Back e quando partirà

Come detto, Buy Back partirà in concomitanza con il Black Friday, dal 27 novembre al 6 dicembre, e in Italia sarà attivo in tutti i 21 store sparsi sul territorio nazionale (in tutta Europa, invece, i centri di vendita sono 345, distribuiti in 42 Paesi).

I clienti che desiderano dare via i propri mobili IKEA usati possono consultare la pagina del sito dedicata, verificare le condizioni del servizio di riacquisto e avere una pre-valutazione del prodotto, prima di andare in negozio per la valutazione finale e la consegna.

Chi rende i propri mobili usati a Ikea riceverà una Carta Reso IKEA da spendere ovviamente in negozio e valida per due anni dal momento del rilascio, che, in base alle condizioni dei mobili, può raggiungere un valore pari fino al 50% del prezzo originale dell’articolo.

Perché Ikea cambia tutto e non dovresti più acquistare i mobili ma affittarli

Nel periodo del Black Friday, inoltre, per i soci Ikea Family che rivenderanno i propri mobili, il valore della Carta Reso avrà una maggiorazione di un ulteriore 50% rispetto alla valutazione ricevuta.

Per quanto riguarda i prodotti da rivendere, saranno accettati scaffali, tavoli, sedie, scrivanie, librerie, tavolini, panche e sgabelli, ma anche armadi non componibili, cassettiere, comodini, carrelli e buffet, mobili da esterno, strutture letti per bambini e culle.

La scelta green di Ikea

Come detto, anche il Buy Back rientra nel grande progetto Ikea di economia circolare e di trasformazione delle attività retail, con l’obiettivo, dichiarato, di avere un impatto positivo sul clima da qui a dieci anni, termine entro cui la totalità dei prodotti Ikea saranno realizzati con materiali rinnovabili o riciclati.  Il colosso svedese ha infatti sottoscritto le finalità della Exponential Climate Action Roadmapper, che ha indicato le linee guida necessarie per rispettare gli impegni dell’Accordo di Parigi entro il 2030, ovvero dimezzare le emissioni di gas serra in termini assoluti entro il prossimo decennio.

L’impegno di Ikea è proprio questo: eliminare le emissioni di gas serra, adottare metodi per lo stoccaggio del carbonio attraverso terreno, piante e prodotti; collaborare con altri interlocutori per contenere l’aumento della temperatura globale sotto i 1,5° C.

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