Come il congedo di paternità cambia il cervello del padre

Trascorrere più tempo con i propri figli grazie al congedo retribuito, modificherebbe una parte del cervello dedicata alla cognizione sociale, permettendo ai padri di affinare le proprie capacità genitoriali, rendendone più solido e duraturo il rapporto.

Il mese scorso, il Presidente degli Stati Uniti Biden ha presentato il nuovo piano legislativo Build Back Better Act che, non contemplando il congedo familiare retribuito, ha suscitato non poche proteste da parte di gruppi di donne decise a far valere la propria posizione. I leader democratici, ben consapevoli che le donne rappresentano la maggioranza nel partito, hanno così ripristinato, almeno per ora, quattro settimane di congedo familiare.

Ancora una volta dunque, come avviene in genere nel contesto che riguarda la genitorialità, l’attenzione è focalizzata sulle madri, pur rappresentando uno stereotipo ormai piuttosto obsoleto e fuorviante: sebbene negli Stati Uniti siano proprio le donne a sostenere in misura maggiore il peso dell’assistenza familiare, per quanto sovente colpite da depressione post-partum, il congedo parentale retribuito va ben oltre la semplice questione “tutta al femminile”, apparendo particolarmente importante anche per i padri. A testimoniarlo, numerosi studi legati ai benefici del congedo di paternità.

Il congedo di paternità rafforzerebbe infatti i rapporti familiari: è questo quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Research Gate. Su un campione di 6.000 coppie seguite a partire dalla nascita del bambino e fino all’età dell’asilo, quelle in cui i padri hanno scelto di concedersi anche solo una o due settimane di congedo di paternità, avrebbero il 26% di probabilità in più di rafforzare la propria unione. Ad avvalorare l’importanza del congedo di paternità, un’ulteriore ricerca avrebbe altresì fatto emergere come molti figli sostenessero di avere rapporti più stretti con il proprio padre, anche a distanza di molti anni.

Uno dei motivi per cui il congedo di paternità potrebbe favorire le relazioni dei padri con i propri figli e, più in generale con la propria famiglia, risiederebbe nel fatto che l’esperienza genitoriale trasformerebbe il cervello così come il corpo degli uomini. 

Gli ormoni maschili, come suggerisce una ricerca pubblicata sulla National Library Of Medicine possono infatti mutare sia prima che dopo la nascita di un bambino, e sono ad oggi più che evidenti le prove legate a come il cervello dei padri sia in grado di riflettere il passaggio al contesto della genitorialità, dopo la nascita di un figlio.  

Un recente studio pubblicato sull’Oxford Academic e condotto in Spagna, avrebbe rilevato un vero e proprio “rimodellamento” post-parto di una parte del cervello collegata alla cognizione sociale: il conseguente cambiamento neurale avrebbe pertanto determinato risposte più forti ed emozionali alla vista delle immagini del bambino. Un simile cambiamento è stato osservato anche nelle madri, sebbene i cambiamenti cerebrali a carico dei padri fossero maggiormente suscettibili, con ogni probabilità in relazione alla partecipazione degli stessi alle cure del neonato. 

Sono dunque innumerevoli gli uomini che avrebbero mostrato risposte cerebrali più forti alla vista di video dedicati ai bambini dopo essere diventati padri: a sottolinearlo è uno studio condotto in Giappone dal quale al contempo è emerso come i padri votati maggiormente alla propria attività lavorativa, non mostrerebbero invece evidenti cambiamenti nelle proprie risposte cerebrali, questo avendo trascorso meno tempo con i propri bambini.

L’esperienza genitoriale favorirebbe pertanto lo sviluppo del cervello paterno, questo poiché il tempo trascorso con i bambini, rappresenta un elemento chiave nella costruzione di un cervello predisposto alla paternità: viene da sé che le politiche adottate in favore del tempo trascorso a casa dai padri, dopo la nascita del proprio figlio, possono rappresentare un valido aiuto nel “modellare” il cervello maschile, rendendolo sicuramente più avvezzo alla paternità.

Paternity bonus, perché mitizziamo la maternità, ma premiamo la paternità

Il congedo di paternità, oltre a rivelarsi trasformativo per i padri, più risultare al contempo estremamente positivo anche per le madri: un recente studio pubblicato su The Journal of Child and Family Studies, dopo aver preso in esame il sonno, i livelli di stress e le manifestazioni legate alla depressione post parto, reclutando coppie che stavano affrontando la prima gravidanza e seguendole durante il primo anno di vita neonato, avrebbe rivelato come le madri godessero di equilibrio e salute mentale maggiori, nei casi in cui il partner aveva scelto di ricorrere al congedo di paternità.

Le madri non hanno infatti mostrato alcun aumento dello stress, né sintomi depressivi tipici del post parto, incrementando al contempo la propria produttività ed efficienza anche e soprattutto grazie all’opportunità di avere il partner al proprio fianco con maggiore costanza e per periodi di tempo prolungati, in virtù del congedo retribuito.

Appare ovvio che, sulla scia della grave pandemia che ha colpito il Mondo, così come di una storica opportunità di ricostruzione, il sostegno alle famiglie deve rappresentare per le istituzioni una priorità: è necessario iniziare a considerare il congedo familiare retribuito, non come una questione prettamente femminile, ma legata piuttosto a padri e madri, a uomini, donne, giovani e meno giovani in maniera indistinta, specie a fronte dell’impatto positivo che tale aiuto più riflettere sui figli.

Con il congedo quindi i padri imparano a essere genitori migliori e iniziano a stabilire rapporti più solidi con i propri figli, gli stessi che proseguono anche negli anni successivi, quando il congedo di paternità appare ormai come un lontano ricordo. Tutto questo rappresenta una vera svolta per quanto concerne l’universo maschile: per i neo papà, trascorrere del tempo da soli con i propri figli rappresenta qualcosa di davvero stimolante.

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