La Sardegna è ufficialmente una regione zero contagi.

Il dato estremamente positivo è apparso nell’aggiornamento fornito ieri dall’Unità di Crisi regionale. I positivi restano dunque 1.345.

Nella giornata di ieri il numero di decessi ha segnato un +5. Va tuttavia specificato che non si tratta di nuovi decessi ma di una correzione dovuta dal riallineamento dei dati tra la piattaforma dell’Istituto superiore di sanità e il dato della protezione civile nazionale. L’ultimo decesso registrato, in ordine di tempo, risale al 2 maggio.

Dall’inizio dell’Emergenza Sanitaria, in Sardegna sono stati eseguiti 38.034 tamponi. I pazienti attualmente ospedalizzati 86, di cui 10 ricoverati in terapia intensiva. In isolamento domiciliare ci sono attualmente 379 persone. I pazienti completamente guariti sono 667 (un incremento che segna un +19 sul dato precedente).
Dei 1.345 casi attualmente positivi, 246 sono stati registrati nella città metropolitana di Cagliari, 97 nel sud Sardegna, 58 a Oristano, 78 a Nuoro, 866 a Sassari.

I dati molto incoraggianti raccolti negli ultimi giorni potrebbero permettere alla Sardegna di riaprire in anticipo rispetto ad altre Regioni.

Come specificato dal Ministro della Salute Roberto Speranza, infatti, dal 18 maggio potrebbe essere concessa più autonomia alle autorità regionali. Per riaprire i confini, tuttavia, le Regioni dovranno Seguire a una serie di indicatori illustrati in un decreto del ministero della Salute. In particolare, dovranno essere accertate le capacità di monitoraggio, di diagnosi (e gestione dei contatti) e di tenuta dei servizi sanitari.

Spostamenti tra Regioni: quali sono i criteri della riapertura dal 1 giugno

Tra i requisiti indispensabili c’è, ovviamente, la disponibilità di nuovi (e sufficienti) posti letto nelle strutture ospedaliere,  in particolare nelle terapie intensive. In generale, il sistema sanitario dovrà dimostrare di essere pronto a ricevere i nuovi casi che potrebbero verificarsi con l’allentamento delle misure di contenimento. Le Regioni dovranno anche dimostrare di essere in grado di effettuare screening e di poter gestire e tracciare i contatti avuti dai pazienti positivi, i quali saranno quindi sottoposti a quarantena e isolamento.

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