Coronavirus, "molti potrebbero essere immuni senza averlo contratto"

Uno studio ha dimostrato che 11 persone su 20 sono già immuni al COVID-19, avendo contratto altri coronavirus in passato.

Direttamente dalla California arriva un’altra buona notizia relativa ai contagi da COVID-19: alcune persone potrebbero già essere immuni contro il nuovo coronavirus.

Il motivo? Molto semplice: qualcuno, in passato, è stato già esposto ad altri coronavirus, presumibilmente meno aggressivi di quello che ha causato 4 milioni e mezzo di contagi e 308mila vittime a livello globale (dati aggiornati al 15 maggio). Ciò ha fatto sì che l’organismo creasse gli anticorpi e li rendesse immuni.

La scoperta è avvenuta durante uno studio effettuato presso La Jolla Institute for Immunology della California. Il campione, tuttavia, è parecchio ristretto: solo 40 soggetti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell

20 di questi erano persone convalescenti che hanno contratto il nuovo coronavirus nelle scorse settimane, altre 20 sono persone mai entrate in contatto con il COVID-19, il cui prelievo di sangue è avvenuto però tra il 2015 e il 2018.

Ecco la sorpresa: 11 dei 20 pazienti mai entrati in contatto con il COVID avevano già una risposta immune al nuovo coronavirus. Ciò potrebbe significare che metà della popolazione californiana sia già immune al COVID-19. Chiaramente i dati potrebbero variare molto in base alla nazione di residenza.

Un nostro connazionale ora ricercatore e professore in Philadelphia, Enrico Bucci, ha definito quanto scoperto dai colleghi californiani come “un’ottima notizia”. Lo stesso studioso, però, frena gli entusiasmi, sottolineando come il campione sia piuttosto ridotto e pertanto dire che metà popolazione californiana ha gli anticorpi contro il COVID-19 non ha alcun fondamento scientifico.

“La percentuale di popolazione pre immunizzata può essere più piccola o più grande. Il campione è parecchio limitato. Il fatto che esistano delle cellule T in grado di riconoscere il virus vuol dire che i soggetti non svilupperanno sintomi. O magari li svilupperanno in una forma molto più debole. Chi può dirlo?”.

Ogni giorno che passa un nuovo tassello si aggiunge al complesso puzzle che, una volta completato, porterà alla soluzione definitiva contro il coronavirus. Per ora le armi a disposizione per ‘limitare i danni’ non mancano. Manca solo un farmaco o un vaccino in grado di prevenire l’infezione e far dormire a tutto il mondo sonni più tranquilli.

Articolo originale pubblicato il 16 Maggio 2020

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