Coronavirus, Walter Ricciardi: 'Mi preoccupa l'uso scorretto delle mascherine' - Roba da Donne

Coronavirus, Walter Ricciardi: "Mi preoccupa l'uso scorretto delle mascherine"

Walter Ricciardi parla delle mascherine, indicando quali sono i rischi e i falsi miti su questo strumento con cui dovremo convivere.

La fase 2 è appena iniziata e appare certo che per diversi mesi in Italia le regole fondamentali della “convivenza” con il virus saranno due: distanziamento interpersonale e obbligo di indossare le mascherine.

Il dibattito sulle mascherine è iniziato già da tempo e probabilmente continuerà a lungo. Essendo uno strumento che fino a pochi mesi fa veniva usato da pochissime persone e che ora dovrà essere utilizzato da tutti, è bene informarsi e ascoltare il parere di persone preparate sull’argomento.

Tra queste c’è sicuramente Walter Ricciardi dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità. Nella giornata di ieri lo scienziato è stato ospite di “Risorgimento Digitale”, un programma web de la Repubblica, e ha parlato delle mascherine e ha fatto alcune precisazioni importanti.

Ricciardi ha spiegato che la maggioranza delle persone normali indossano le mascherine chirurgiche. A cosa servono? “Non a proteggere la persona sana dal virus ma a evitare che le goccioline di saliva infettino gli altri”.

Se tutti le mettono, dunque, la collettività si può considerare protetta. Chi indossa la mascherina chirurgica, dunque, non può per forza di cose sentirsi protetto ma solo consapevole di non essere un potenziale “untore”, per usare una parola molto in voga ultimamente.

Alla luce di quanto appena detto “Se si indossa male la mascherina ci può essere una ripresa dei contagi, ora che è iniziata la fase 2”, ha sottolineato il consigliere del Ministro Speranza.

Nella puntata di ieri di Report è andato in onda un servizio che come argomento principale aveva proprio quello delle mascherine. Si è scoperto che molte delle mascherine che stanno arrivando in Italia sono prive del marchio CE.

Vista la straordinarietà della situazione e vista l’urgenza di consegnarle alla popolazione, però, l’Inail aveva il potere di validarle e quindi distribuirle ai cittadini italiani.
Il caso più singolare è quello di Irene Pivetti, che ne aveva ordinate in grosse quantità, prive del marchio CE, per poi essere costretta a tenerle ferme in virtù del diniego dell’Inail.

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