Sebbene molti non ne siano a conoscenza, la produzione di carne e latticini rappresenta circa il 14% di tutte le emissioni di gas serra di origine antropica, e provoca una miriade di altri danni ambientali.

Come riporta The Conversation, infatti, la produzione di carne bovina è il principale fattore di perdita di foreste in agricoltura. L’industria della carne è stata collegata a tantissimi altri disastri ambientali, compreso l’inquinamento delle acque.  Inoltre, mangiare troppa carne non fa solo male al pianeta ma anche alla salute: per esempio, consumare troppa carne, in particolare carne rossa lavorata, aumenta il rischio di sviluppare il tumore del colon-retto.

Uno dei rischi maggiori dell’allevamento intensivo di animali è il sovraffollamento: in simili condizioni maiali, mucche e polli sono spesso soggetti a ferite aperte e malattie. Non solo un rischio per la salute dei consumatori, quindi, ma anche per il benessere degli animali, trattati in condizioni disumane.

In risposta sia al problema ambientale che etico relativo al consumo di carne, il veganesimo è in aumento: nel Regno Unito, come riporta la stampa, il numero di persone che seguono una dieta a base vegetale è quadruplicato tra il 2014 e il 2019. Tuttavia, i vegani rappresentano ancora solo l’1% circa della popolazione del Regno Unito e i vegetariani solo il 2%. I dati riportano che il consumo di carne e latticini è in aumento, su scala mondiale.

Come mai, dunque, le persone continuano a mangiare carne nonostante la consapevolezza di tutti questi aspetti negativi?

Secondo The Conversation la risposta sta nella psicologia: si tratta di un fenomeno chiamato paradosso della carne. É una contraddizione mentale che aiuta gli amanti della carne a continuare a mangiare animali. La ricerca di The Conversation ha rivelato che si formano molti meccanismi che aiutano le persone a “disimpegnarsi” moralmente nei confronti degli animali: per esempio, convincersi che la carne sia necessaria per la salute, disinteressarsi della sua origine e delle condizioni in cui è stato trattato l’animale, o chiamare “manzo” la carne di mucca per non far affiorare nella propria mente l’immagine dell’animale.

Impegnarsi moralmente significherebbe compiere una scelta netta ovvero smettere di mangiare carne: così le persone scelgono questi meccanismi mentali per disimpegnarsi e continuare a mangiarla.

Certo, smettere di mangiare carne può essere molto difficile, ma ci sono alcuni accorgimenti psicologici, come riporta la stampa, che possono aiutare: per esempio, considerare gli animali in quanto esseri viventi dotati di emozioni, accettare che il cambiamento di dieta è graduale e ricordare che diminuire o eliminare il consumo di carne è in linea con i propri principi morali ed è vitale per l’ambiente.

 

 

 

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