Centri per il rimpatrio italiani: un rapporto svela le violazioni dei diritti umani

Il nuovo rapporto "Buchi Neri", realizzato da Cild, svela tutti i segreti dietro i Cpr, i centri per il riampatrio. Ecco come i privati si arricchiscono, e ai migranti vengono negati diritti fondamentali.

Attualmente, in Italia, ci sono 10 Centri per il rimpatrio (Cpr), gestiti da enti privati. Il nuovo rapporto realizzato da Cild mostra il business dietro a questi centri.

Come riporta il rapporto “Buchi Neri”, gli enti privati hanno speso 44 milioni di euro per la gestione dei Cpr attivi sul territorio nazionale, tra il 2018 e il 2021. I 10 centri si trovano a Milano, Torino, Gradisca d’Isonzo, Roma-Ponte Galeria, Palazzo San Gervasio, Macomer, Brindisi-Restinco, Bari-Palese, Trapani-Milo, Caltanissetta-Pian del Lago. La capienza per ogni centro è di circa 1100 posti.

Questa detenzione forzata, che nella maggior parte dei casi non svolge il suo compito, in quanto i migranti non vengono davvero rimpatriati, è molto remunerativa per i grandi capitali. Nel rapporto si stima che questi centri fruttino 40.000 euro al giorno.

La detenzione di migranti senza documenti è la procedura prediletta per contrastare i flussi migratori, ma durante queste detenzioni vengono violati diritti umani basilari come il diritto alla salute. Infatti, il Cpr di Torino è stato chiuso in quanto ritenuto un centro inadeguato e privo dei requisiti essenziali per le esigenze sanitarie.

Un altro problema grave è l’abuso di psicofarmaci: nel rapporto si evince che i Cpr italiani non dispongono di un’adeguata assistenza psichiatrica.

Anche sul piano legale, la situazione non migliora. Il rapporto svela come i diretti interessati non siano presenti alle udienze di convalida e proroga del trattenimento, che durano di solito 5-10 minuti, cosa che non permette all’imputato di difendersi adeguatamente. Inoltre, in molti casi i migranti vengono detenuti quando non sono neanche idonei al trattenimento: è il caso di Moussa Balde , 23enne guineano picchiato a Ventimiglia e poi portato nel Cpr di Torino, dove si è suicidato.

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Nel rapporto si evidenzia poi il caso del Cpr di Roma, in cui sono stati trattenuti 19 minori non accompagnati, nel 2020. Un simile procedimento è illegale.

Violazioni dei diritti e trattenimenti illegali sono solo alcune delle procedure dei Cpr italiani, come mostra il rapporto “Buchi Neri” di Cild. Alla gestione di questi centri, da qualche anno, si sono aggiunte multinazionali che in tutta Europa gestiscono servizi all’interno di istituti penitenziari.

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