Perché del Ddl Zan se ne riparla a settembre, se non addirittura ad ottobre

Ennesimo rinvio al Senato per la legge contro l'ombitransfobia. Che potrebbe slittare a dopo le amministrative. È scontro tra Italia Viva (che strizza l'occhio alle destre) e Pd, 5 Stelle e Leu.

Il Ddl Zan slitta ancora e ormai se ne parlerà dopo la pausa estiva, anche se sarà difficile vederlo in Aula prima del voto delle amministrative di inizio ottobre. L’ultimo rinvio è del 4 agosto durante una riunione piuttosto accesa tra i partiti di centro sinistra: da una parte i renziani di Italia Viva, dall’altra l’asse Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali. Dai due fronti sono partite accuse reciproche di voler affossare il testo. La lite, di cui pare si siano sentite le urla nei corridoi del Senato, avviene davanti a un centrodestra silenzioso, che assiste alle divisioni interne degli avversari che hanno inevitabilmente portato all’ennesimo ritardo.

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Lo scontro si accende quando il capogruppo di Iv Davide Faraone chiede di riportare il testo nell’Aula di Palazzo Madama prima della pausa estiva. Per il Senatore l’obiettivo è trovare un accordo coinvolgendo anche il centrodestra, per poter accelerare sull’approvazione del testo. A questo si sono opposti coloro che sono favorevoli all’approvazione del ddl attuale così com’è, contrari a ogni tipo di compromesso al ribasso.

Gli altri tre capigruppo, Malpezzi del Pd, Santangelo del Movimento 5 Stelle e De Petris di Leu, come riporta riporta Repubblica, hanno risposto che non c’è stata alcuna proposta avanzata da parte di Faraone. Quest’ultimo invece sostiene di aver chiesto un tavolo di maggioranza per risolvere la questione. Niente di fatto quindi e la legge contro l’omobitransfobia è ancora in stallo: anche se la situazione sembrava essersi sbloccata con il passaggio in Commissione, l’iter del disegno di legge pare che subirà ancora grandi rallentamenti. Nel centrosinistra la situazione è sempre la stessa: Pd, 5 Stelle e Leu non cedono a compromessi e sono consapevoli che qualsiasi modifica al testo comporterebbe un nuovo passaggio anche alla Camera, con il rischio affossamento definitivo. Per Italia Viva i numeri per andare in Aula con la legge così com’è non ci sono e così si resta in questo limbo. 

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