Derek Chauvin è “tre volte colpevole”: la giuria del tribunale di Minneapolis, dopo sole dieci ore di deliberazioni, ha ritenuto l’ex agente di polizia responsabile dei tre capi d’accusa di cui era imputato, omicidio di secondo grado preterintenzionale, omicidio di terzo grado e omicidio colposo di secondo grado. Il 25 maggio 2020 Chauvin ha quindi ucciso l’afroamericano George Floyd, e adesso per l’ormai ex poliziotto la prospettiva potrebbe essere quella di 40 anni di carcere, anche se molti, in virtù della sua figura professionale e delle pene base per due dei capi d’imputazione, ritengono che potrebbe cavarsela con appena 12 anni di reclusione.

Fissare l’entità della pena spetterà comunque al giudice, Peter Cahill, e ciò avverrà nel giro di sei o otto settimane. Come detto, Chauvin è stato giudicato colpevole per tutti i reati a lui ascritti: omicidio colposo, con il presupposto di un’aggressione alla persona senza aver tenuto conto delle possibili conseguenze; omicidio dipeso da condotta negligente e pericolosa; omicidio preterintenzionale, dipeso da un comportamento irragionevolmente rischioso. Per le prime due accuse, come detto, la pena base varia dai 10 e i 15 anni, mentre la terza prevede cinque anni di carcere. La pena potrebbe aumentare in presenza di aggravanti, come ad esempio l’essere stato commesso di fronte a minorenni.

Si tratta comunque di una decisione storica per gli Stati Uniti, che è stata festeggiata fuori dal tribunale e accolta con piacere anche dal presidente Joe Biden.

Oggi, una giuria del Minnesota ha dichiarato l’ex agente di polizia di Minneapolis Derek Chauvin colpevole dell’omicidio di George Floyd.
Il verdetto è un passo avanti.
E mentre niente potrà mai riportare indietro George Floyd, questo può essere un gigantesco passo avanti nella marcia verso la giustizia in America.

Gli fa eco anche la sua vice, Kamala Harris.

Il verdetto di oggi ci porta un passo avanti verso la realizzazione di una giustizia uguale ai sensi della legge. Ma il verdetto non guarirà il dolore che esiste da generazioni. Non toglierà il dolore provato dalla famiglia Floyd. Ecco perché dobbiamo impegnarci nuovamente a lottare per una giustizia uguale.

Harris, in un tweet pubblicato poche ore dopo la sentenza, ha anche aggiunto che il Senato dovrebbe approvare il George Floyd Justice in Policing Act, per fornire alle forze un codice di comportamento che le porti ad agire nel rispetto dei più alti standard di responsabilità, contribuendo a costruire la fiducia tra polizia e comunità. Anche perché, nel frattempo, la violenza non accenna a fermarsi, come testimonia anche il recente omicidio del tredicenne Adam Toledo.

Come si è arrivati alla sentenza

Derek Chauvin durante il processo (Fonte: Sky News)

Appena dieci ore di deliberazioni, lo abbiamo detto, e nessuna richiesta di intervento della Corte: i dodici giurati, sei bianchi, quattro afroamericani, due appartenenti ad altre etnie, cinque uomini e sette donne, si sono chiusi in Camera di consiglio lunedì sera, ripercorrendo le immagini e i filmati, soprattutto quelli forniti dalle “body cam” (le telecamere che ogni agente porta sulla divisa), ma anche da telecamere di sicurezza e smartphone dei testimoni. Tutti e tutte hanno rivisto le immagini del ginocchio di Chauvin premuto contro il collo di George Floyd, a terra, immobilizzato e ammanettato, in quei nove minuti e 29 secondi che hanno indignato il mondo, e che hanno dato di nuovo fiato alla protesta del Black Lives Matter.

I giurati hanno raccolto anche le dichiarazioni di alcuni testimoni convocati in aula, fra cui una bambina di soli 9 anni.

Contro Chauvin anche la testimonianza del capo della Polizia Medaria Arradondo, anche lui afroamericano, che ha dichiarato come il ginocchio sul collo, la mano in tasca, il sorriso compiaciuto, non facciano “parte delle regole della polizia di Minneapolis; è stata un’iniziativa, un’improvvisazione di Chauvin”. Smontata ogni tesi difensiva del legale di Chauvin, Eric Nelson, anche dal referto medico: George Floyd è morto per asfissia, non per una overdose di oppioidi. L’ex poliziotto, che non ha voluto testimoniare, è apparso un uomo isolato, abbandonato dai suoi stessi colleghi.

L’omicidio

George Floyd, un quarantaseienne afroamericano, la sera del 25 maggio 2020 entro in un negozio per comprare un pacchetto di sigarette; paga con una banconota da 20 dollari che i titolari del negozio ritengono contraffatta, e per questo, poco prima delle 20:00, lo raggiungono in strada, mentre lui è già al posto di guida di un SUV, assieme ad altre due persone. Gli chiedono di restituire il pacchetto, lui non lo fa, e a quel punto un impiegato del negozio chiama il 911.

Otto minuti dopo giungono sul posto gli agenti Thomas K. Lane e J. Alexander Kueng, e dopo aver fatto un giro nel negozio il primo raggiunte il SUV di Floyd e intima all’uomo di mettere le mani sul volante, puntandogli contro la pistola. Lì il guidatore di un altro SUV inizia a registrare quanto sta accadendo.

Dopo un breve diverbio Floyd viene fatto uscire dal veicolo e arrestato per aver usato una banconota falsa. Alle 20:14 cade a terra di fianco all’auto della polizia; rimesso in piedi da due agenti, dice loro di essere claustrofobico e di avere problemi di respirazione. Nel frattempo, arrivano altri due agenti chiamati come rinforzi dai colleghi, Derek Michael Chauvin e Tou Thao.

Una denuncia penale presentata contro Chauvin sostiene che Floyd si rifiuta di entrare nell’auto della polizia, tanto che gli agenti decidono di spostarlo dal lato del guidatore al lato del passeggero, sul sedile posteriore; alle 20:19, in piedi sul lato del passeggero del veicolo, Chauvin trascina George Floyd attraverso il sedile posteriore e poi fuori dalla macchina, facendolo cadere a terra. George Floyd è a terra, a faccia in giù. Un testimone, dalla stazione di servizio di Speedway LLC, registra un video in cui si vede Floyd a faccia in giù sul marciapiede, con il ginocchio di Chauvin sul collo, Kueng che gli faceva pressione sul busto e Lane sulle gambe. Si sente George Floyd dire “Per favore, non riesco a respirare”. Alle 20:20 una seconda persona, in piedi vicino all’ingresso del negozio, inizia a riprendere Floyd mentre è a terra immobilizzato dal ginocchio di Chauvin, diffondendolo in streaming su Facebook.

Alle 20:22 gli agenti chiedono l’intervento di un’ambulanza, inizialmente per un “codice due” (non emergenza) e solo successivamente per un “codice tre”. Chauvin, nel frattempo, continua a tenere Floyd schiacciato a terra con il ginocchio. Alle 20:25 l’uomo sembra incosciente.

Derek Chauvin ha trattenuto George Floyd per 8 minuti e 46 secondi, sollevando il ginocchio dal collo di George solo dopo la richiesta dei paramedici, con Floyd già privo di coscienza da 3 minuti. All’arrivo dei paramedici, viene portato all’Hennepin County Medical Center, dove è dichiarato morto.

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