Dosi di Gbl, o “droga dello stupro”, sono state trovate in casa di Claudia Rivelli, 71 anni, attrice e sorella di Ornella Muti. La donna adesso è accusata di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.

La cultura dello stupro appartiene a ognuno di noi e dobbiamo rendercene conto

Cos’è questa droga? Si tratta di una sostanza pericolosa che toglie i freni inibitori, altera le funzioni e impedisce alla vittima di controllarsi e di rendersi conto di ciò che succede attorno a lei, manomettendo completamente la sua capacità di intendere e di volere.

Gli effetti collaterali si manifestano rapidamente e sono perdita del senso della realtà, ridotte capacità di coordinamento e mobilità, nausea, problemi respiratori e cancellazione della memoria: per questo, è nota sul mercato illegale come droga da stupro e il ministero della Salute l’ha inserita nella tabella delle sostanze stupefacenti.

Grazie alla loro natura incolore e inodore, spesso vengono scelti cocktail e drink per sciogliere questa droga. Dietro ai componenti di questa sostanza, gamma-idrossibutirrato (Ghb), gamma-butirrolattone (Gbl) e butandiolo (Bd) si celano tre sostanze simili, conosciute anche come gocce Ko o Liquid Ecstasy.

Noto il ruolo centrale della Gbl nel caso di Alberto Genovese, che ha usato questa particolare droga per rapire e stuprare una ragazza nel suo attico di Milano durante una festa.

Il ripugnante caso Genovese: anche Chiara Ferragni scende in campo

Il caso di Claudia Rivelli

Come riporta il Corriere, la polizia giudiziaria di Fiumicino indagava da tempo sull’arrivo in aeroporto di importanti quantitativi della Gbl e lo scorso mercoledì si sono messi sulle tracce di un pacco ritenuto sospetto. Il pacco conduceva nel condominio di un noto quartiere residenziale romano, tra i più esclusivi della città.

Nella casa di Claudia Rivelli sono quindi stati scoperti ben tre flaconi di droga.

Io la uso per pulire l’auto di mio figlio e per lucidare l’argenteria. Per me è una specie di acquaragia. Me l’ha fatto scoprire mia madre, che la utilizzava da vari anni: prima di morire aveva chiesto a mio figlio di ordinarla su internet, ma invece di un flacone ne sono arrivati due. Ha pagato lui, io non sono pratica“, ha dichiarato Claudia Rivelli. “Per me era un detergente come altri. Altrimenti una madre, sapendo che era droga, non l’avrebbe spedito al figlio. E il mio non fa uso di stupefacenti“.

Nonostante le sue dichiarazioni, Claudia Rivelli è stata arrestata e ha passato una notte in cella. Il magistrato ha poi disposto il suo ritorno in libertà, data l’assenza di precedenti penali. Seguirà poi il processo, che si terrà nel mese di febbraio con rito ordinario.

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