Emanuele Crialese: "Per cambiare la A con la E del mio nome ho dovuto lasciare un pezzo del mio corpo"

L’immensità è il suo ultimo film che racconta la storia di un'adolescente trans. In occasione della sua presentazione alla Mostra del cinema di Venezia, il regista ha parlato pubblicamente per la prima volta della sua transizione di genere.

In occasione della presentazione alla Mostra del cinema di Venezia del suo ultimo film, L’immensità, il regista Emanuele Crialese ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, in cui per la prima volta ha parlato pubblicamente della sua transizione di genere.

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Per cambiare la A con la E del mio nome, ho dovuto lasciare un pezzo del mio corpo, il pegno che mi ha chiesto la società, sennò non avrei potuto cambiare nei documenti“, ha affermato. Non lo ha specificato ma, come riporta Il Post, con tutta probabilità il riferimento è quello a una legge che in Italia è stata valida fino al 2015, per cui era previsto l’obbligo di sottoporsi a un’operazione chirurgica ai genitali (con la conseguente sterilizzazione) per le persone trans che volevano il riconoscimento legale del proprio genere.

Un obbligo estremamente violento, che è stato eliminato grazie a due sentenze dalla Cassazione e della Corte Costituzionale. Per avere documenti aggiornati è rimasta comunque necessaria una diagnosi psicologica.

L’immensità racconta la storia di una famiglia nella Roma degli Anni ’70. Il padre (un uomo violento) e la madre – interpretata da Penelope Cruz – non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti ci sono soltanto i figli, su cui lei riversa tutto il suo desiderio di libertà. Tra di loro c’è anche l’adolescente Adriana, che ha 12 anni e si fa chiamare Andrea. Di questo film, Emanuele Crialese ha detto:

È il film che inseguo da sempre, il più desiderato. Ora sono pronto. Se l’avessi fatto prima sarebbe stato palloso e didascalico, un poveraccio che usa la crisi di genere. Ho aspettato per avere consapevolezza di me e del linguaggio cinematografico.

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