Se usi questa emoji 😂 potresti essere più vecchio di quanto pensi

Secondo la Generazione Z, i cosiddetti nativi digitali, usare l'emoji che ride fino alle lacrime non sarebbe più cool. Un duro colpo per i Millennials che possono però contare su creative alternative.

Nel 2015 era stata addirittura eletta “parola” dell’anno – per la prima volta nella Storia si trattò di un’immagine – dal sito dell’Oxford Dictionaries. Nel 2017 Apple ha dichiarato che era diventata l’emoji più popolare negli States. Eppure oggi pare che l’emoji che ride fino alle lacrime, ufficialmente “Face with Tears of Joy”, (per intenderci, la seguente: 😂 ) non se la stia passando benissimo in quanto a reputazione, almeno, a detta della Generazione Z, i cosiddetti nativi digitali, cioè coloro che sono nati indicativamente dalla metà degli anni ’90 al 2010.

Recentemente, infatti, a colpi di video e commenti su TikTok, due generazioni a confronto, quella dei Millennials e della Gen Z, si sono “scontrate” su quelli che sono i tratti distintivi tipici della cultura dei Millennials, su alcuni dei quali i nativi digitali hanno molto da ridire. Il verdetto della Generazione Z, che segue quella dei Millennials – i nati tra i primi anni Ottanta e il 1996 – risulta abbastanza impietoso. Insieme infatti ai jeans skinny e al trend capelli della riga laterale, la Generazione Z bandisce anche la famosa emoji che ride fino alle lacrime.

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C’è di più: il sito web dizionario di emoji, Emojipedia, ha dichiarato che “gira voce” su TikTok che l’emoticon in questione sia per i boomers”, altra categoria, decisamente più matura, che comprende i nati tra il 1946 e il 1964.

Ma nonostante questo, la famosa emoji, tanto bistrattata dalle nuove generazioni, è attualmente la più usata su Emojitracker, un sito web che mostra l’uso di emoji in tempo reale su Twitter, e forse, proprio per questo si ritrova a non essere apprezzatissima dai più giovani.

E ce lo conferma un giovane di 21 anni, Walid Mohammed, che così si esprime a CNN Business:

Uso tutto tranne l’emoji che ride fino alle lacrime. Ho smesso di usarla un po’ di tempo fa perché ho visto persone più grandi che la usavano, come mia madre, i miei fratelli maggiori e solo persone più grandi in generale.

Ecco spiegato il motivo. Ma non viene risparmiata dal discorso neanche l’emoji Rolling on the Floor Laughing (🤣 ), che secondo un’altra giovane 21enne, Stacy Thiru, sarebbe fuori moda: “Quella non mi piace. Mia madre non la usa nemmeno”.

Gretchen McCulloch, linguista di Internet e autore di Because Internet: Capire le nuove regole del linguaggio spiega che l’emoji che ride fino alle lacrime è stata “vittima del suo stesso successo”:

Se indichi le risate digitali per anni nello stesso modo, ad un certo punto l’operazione inizia a diventare poco autentica e sincera. L’iperbole si consuma con l’uso continuo.

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Inoltre, Jeremy Burge, fondatore di Emojipedia, aggiunge che le generazioni più mature tendono a fare un uso letterale delle varie emoji a disposizione, mentre i giovani hanno iniziato ad approcciarsi a loro in modo decisamente più creativo e metaforico.

Ad esempio, la Generazione Z ha preso l’abitudine di utilizzare l’emoji di una persona che indossa un cappello da cowboy (🤠 ) e quella di una persona che sta in piedi (🧍) per indicare uno stato di imbarazzo. Altri invece utilizzano un tripudio di emoji positive, tra cui stelle, arcobaleni e fatine, per alludere a un sentimento negativo, in tono sarcastico.

Le alternative “accettabili” all’emoji 😂 “approvata” dalla gen Z

Molti giovani appartenenti alle Gen Z hanno preso l’abitudine di usare l’emoji del teschio (💀 ) come sostituta di quella che ride fino alle lacrime. Sarebbe una sarcastica metafora della frase sempre più in voga: “sono morto” o “sto morendo”.

Altre alternative accettabili con cui sostituire la tanto bistrattata laughing crying emoji sono le seguenti:

  • l’emoji 😭  chiamata ufficialmente “Loudly Crying Face”
  • o ricorrere alle espressioni gergali lol o lmao.

Almeno, fino a quando la Generazione Alpha, quella successiva alla Gen Z, non interverrà a dire la sua…

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