La bambina palestinese di 19 mesi, Fatima al-Masri, è morta venerdì dopo essersi sottoposta a delle cure troppo ritardate dal blocco israeliano di Gaza.

Fatima al-Masri ha aspettato cinque mesi, bloccata a Gaza, per ricevere cure mediche dopo che l’anno scorso le era stato diagnosticato un buco nel cuore, detto forame ovale pervio: si tratta di un difetto del cuore per cui il muscolo cardiaco presenta un’apertura anomala.

I gruppi per i diritti umani hanno affermato che il blocco israeliano di Gaza è stato responsabile della morte di Fatima al-Masri, come riporta il Guardian. “Continuavano a dire che la domanda era ‘in fase di revisione, in fase di revisione’ e poi è morta“, ha detto Jalal al-Masri, il padre di Fatima. “Siamo sotto blocco. Non capisco come Israele possa inviarmi questo messaggio sul suo caso in fase di revisione. Se Israele voleva mandarla da sola a farsi curare, allora perché non l’ha fatto?

Il padre di Fatima aveva inviato la richiesta di permettere alla figlia di viaggiare per curarsi cinque mesi fa, e alla sua famiglia è stato detto che il caso era “in esame” dal Coordination and Liaison Administration (CLA), l’autorità israeliana che gestisce i permessi di viaggio palestinesi. Il Centro Al Mezan per i diritti umani ha esortato Israele a rilasciare il permesso in tempo affinché la bimba potesse essere portata ad al-Makassed la settimana successiva, ma senza ricevere riscontro.

Israele ha approvato il 69% delle domande di permesso dei pazienti a Gaza a febbraio, ma il 56% delle domande di accompagnatori ai pazienti non ha ricevuto risposta in tempo per l’appuntamento medico, secondo il rapporto mensile dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Purtroppo, la mancata risposta alle domande di autorizzazione è una pratica di violenza burocratica utilizzata regolarmente da Israele“, ha affermato Miriam Marmur, direttrice del gruppo israeliano Gisha, che si batte per la libertà di movimento dei palestinesi, come riporta il Guardian. “Anche in casi altamente urgenti come quello di Fatima al-Masri, le persone non ricevono alcuna risposta dal CLA, impedendo loro di accedere alle cure mediche“.

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Il relatore speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, Michael Lynk, in un rapporto della settimana scorsa ha descritto il comportamento di Israele nei confronti della Palestina come un nuovo “apartheid“, affermando che nel territorio di Gaza il sistema sanitario sta collassando a causa del blocco israeliano, non ci sono abbastanza operatori sanitari e attrezzature mediche adeguate.

L’autorità militare israeliana sulle autorità palestinesi non ha risposto alle richieste di commento.

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