L’attrice Gaia Nanni ha ripercorso con un post su Facebook la sua esperienza a Firenze, in cui la donna ha incontrato tante difficoltà per poter abortire.

Nel post, una lettera sincera e diretta, l’attrice spiega che la sua ginecologa dell’epoca era obiettrice di coscienza, e che quindi ha dovuto passare dal faticoso iter per trovare qualcuno che accertasse che voleva davvero interrompere la gravidanza. “Ero minorenne? No. Ero in un centro di accoglienza rifugiati e non parlavo una parola di italiano? No. Ero una donna che voleva mettere fine alla sua gravidanza ma la sua firma a nulla serviva“, scrive Nanni.

L’attrice racconta poi dell’incontro con una psicologa e un’assistente sociale che, vedendola piangere, hanno cercato di convincerla che abortire non è davvero quello che vuole: “Non siamo sicure che lo voglia davvero. Rifissiamo un altro appuntamento’. E passano i giorni. Che sembrano mesi“, scrive l’attrice fiorentina.

Poi Nanni aggiunge che, una volta ottenuta finalmente la firma, si è recata dal medico per trovarsi di fronte ostilità e ignoranza: “Non mi guarda in faccia. Non parla con me. Si gira verso la specializzanda e dice mentre mi visita: ‘Questa ha l’utero retroverso’. Da quel momento Quella – che sono io – finisce in ambulatori e stanze dove si mettono al mondo bambini, accanto a chi chiama la futura nonna e a chi ha già scelto il nome e te? E Quella? Io no“, ricorda.

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L’attrice conclude che non ha intenzione di raccontare tutto il dolore passato, ma che l’unico balsamo sarebbe “non farci passare nessuna altra donna da quell’iter disumano“. Riferendosi alla sentenza della Corte Suprema USA, che ha di fatto annullato la legge Roe v Wade, che garantiva l’accesso all’aborto, l’attrice fiorentina spiega che “rendere difficile l’applicazione di un diritto equivale a negarlo“.

Sebbene la notizia della Corte Suprema USA sia drammatica, infatti, in Italia la situazione non è certo idilliaca: secondo l’ultima relazione pubblicata dal Ministero della Salute, i medici obiettori di coscienza in Italia sono il 64,6%, e come riporta la ricerca Mai Dati condotta su oltre 180 strutture, pubblicata dall’associazione Luca Coscioni, sono 31 (24 ospedali e 7 consultori) le strutture sanitarie nazionali con il 100% di personale sanitario obiettore. Quasi 50, invece, le strutture con una percentuale superiore al 90% e oltre 80 quelle con un tasso superiore all’80%.

Secondo la relazione del Ministero della Salute gli aborti in Italia sono in continua diminuzione: nel 2020 ce ne sono stati 66.413, il 9,3% in meno rispetto al 2019 (73mila). La fascia di età in cui si registrano tassi più elevati di aborti è quella compresa tra i 30 e i 34 anni (9,4 per mille).

 

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