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Asia Argento e le molestie al 17enne: cosa resta del MeToo?

Da accusatrice ad accusata: l'incredibile vicenda di Asia Argento ci spinge a chiederci cosa resta davvero del Me Too, dopo che chi ha sollevato il coperchio del vaso di Pandora oggi è passata dal lato degli imputati.

Da vittima a carnefice, da accusatrice ad accusata.

Il mondo di Asia Argento si è rovesciato nel giro di pochissimi giorni, e ora proprio lei, principale testimone dello scandalo Weinstein, che ha avuto la forza e il merito di denunciare gli abusi sessuali subiti dall’ex numero uno di Miramax scoperchiando il vaso di Pandora sulle molestie a Hollywood e dintorni, si ritrova dall’altra parte, sulla scomoda sedia degli imputati.

Già, perché l’attrice e regista è stata accusata da un articolo del New York Times di aver abusato sessualmente di un ragazzo minorenne all’epoca dei fatti, e di aver risolto la questione, evitando la pubblica denuncia e il processo, con un lauto risarcimento di 380 mila dollari, pari a circa 330 mila euro.

Davvero incredibile e beffardo il destino di questa donna, finita nell’occhio del ciclone dopo la rivelazione delle scioccanti molestie subite, difesa da alcuni, pesantemente insultata da altri, e ora nuovamente nel centro del mirino, stavolta nella parte non dell’abusata, ma dell’abusante, e inevitabilmente esposta a nuovi giudizi, nuove ingiurie.

Dopo la confessione che ha dato il là al movimento Me Too e ai suoi prolungamenti in tutto il mondo, Italia compresa, la Argento non ha passato un bel periodo, colpita anche dal suicidio del compagno Anthony Bourdain, altra circostanza in cui non le sono state risparmiate offese, spesso obiettivamente ingiustificate. Adesso, a coronamento di un anno davvero pesante vissuto dalla figlia d’arte, arriva la notizia della violenza perpetrata ai danni di Jimmy Bennett, giovane attore e musicista rock conosciuto durante la lavorazione del film Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, del 2004.

Notizia che, naturalmente, ha sollevato moltissimo sgomento e indignazione nei confronti di Asia, passata come, agli occhi dell’opinione pubblica, dal ruolo di paladina delle vittime di violenza a carnefice lei stessa.

Cerchiamo di fare luce sulla situazione ricostruendo la vicenda così come raccontata dal New York Times e da alcuni media italiani, come Il Fatto Quotidiano.

Le accuse di Jimmy Bennett

Asia Argento avrebbe raggiunto un accordo per pagare 380 mila dollari a Jimmy Bennett, il quale avrebbe riferito di essere stato sessualmente aggredito dall’attrice in una camera d’albergo in California nel 2013, quando aveva appena compiuto 17 anni, mentre lei ne aveva 37 (l’età del consenso, nello stato americano, è fissato a 18 anni). La vicenda, sostiene il NYT, avrebbe influito notevolmente non solo sulla sua vita, ma anche sulla sua carriera.

 Dalle carte citate dal giornale americano risulta che inizialmente il giovane avesse chiesto un risarcimento di 3,5 milioni di dollari, mentre Asia avrebbe accettato di pagare 380 mila dollari a Bennett in un anno e mezzo, iniziando con una “rata” da 200 mila dollari ad aprile.
Bennett e la Argento si erano conosciuti nel 2004 sul set del film Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, di cui quest’ultima era anche regista, e il ragazzo, sempre stando a quanto emerso dal NYT, si sarebbe detto distrutto dall’accusa rivolta da Asia ad Harvey Weinstein: “I suoi sentimenti su quella giornata – ha scritto uno degli avvocati del ragazzo, oggi ventiduenne – sono stati portati alla ribalta di recente, quando la signora Argento è stata al centro delle notizie come una delle tante vittime di Harvey Weinstein“.
Vale la pena sottolineare che nei confronti della Argento, così come chiarito dalla polizia californiana, non esiste alcuna indagine in corso – lo riporta Repubblica – ma “verranno fatte delle indagini. Le intenzioni dei detective sarebbero di parlare con Bennett che però non risulta essere stato ancora sentito dalla polizia“.

Le risposte dei diretti interessati

Asia Argento ha affidato la propria risposta, dopo l’iniziale silenzio anche via social, a una nota di cui stanno parlando tutte le testate nazionali e che non è ben chiaro a chi sia stata inviata, in cui respinge categoricamente le accuse.
Nego e respingo il contenuto dell’articolo pubblicato dal New York Times che sta circolando nei media internazionali – si legge nella nota – Sono profondamente scioccata e colpita leggendo notizie che sono assolutamente false. Non ho mai avuto alcuna relazione sessuale con Bennett. Non ho altra scelta che oppormi a tutte le falsità e proteggermi in ogni modo.

Asia ha proseguito spiegando:

Quello che mi ha legata e Bennett per alcuni anni è stato solo un sentimento di amicizia terminata quando, dopo la mia esposizione nella nota vicenda Winstein, Bennett (che versava in gravi difficoltà economiche e che aveva precedentemente assunto iniziative giudiziarie anche nei confronti dei suoi stessi genitori rivolgendo loro richieste milionarie) inopinatamente mi rivolse una esorbitante richiesta economica. Bennett sapeva che il mio compagno, Anthony Bourdain, era percepito quale uomo di grande ricchezza e che aveva la propria reputazione da proteggere in quanto personaggio molto amato dal pubblico.

Fu proprio lo chef morto suicida l’8 giugno 2018, riferisce Asia, ha chiudere la questione in modo privato:

Ciò corrispondeva anche al desiderio di Bennett. Anthony temeva la possibile pubblicità negativa che tale persona, che considerava pericolosa, potesse portarci. Decidemmo di gestire la richiesta di aiuto di Bennett in maniera compassionevole e venirgli incontro. Anthony si impegnò personalmente ad aiutare Bennett economicamente. A condizione di non subire più intrusioni nella nostra vita. Dunque, questo è l’ennesimo sviluppo di una vicenda per me triste che mi perseguita da tempo e che a questo punto non posso che contrastare assumendo nel prossimo futuro tutte le iniziative a mia tutela nelle sedi competenti.

Subito dopo l’uscita del comunicato in cui Asia ha fornito la propria versione, il sito americano Tmz ha riportato il testo di alcuni messaggi che l’attrice e Bourdain si sarebbero scambiati, proprio a proposito della vicenda.

Non stai pagando il suo silenzio – si legge in uno degli sms che lo chef avrebbe inviato alla compagna – Solo la libertà da una seccatura. E per aiutare un povero stupido tormentato a rimettere la propria vita assieme.

Non è stato stupro ma ero gelata – reciterebbe invece un messaggio della Argento – Lui era sopra di me dopo avermi detto che sono stata la sua fantasia sessuale da quando aveva 12 anni.

Non si capisce se queste parole lascerebbero intuire un rapporto tra i due, cosa che la stessa Asia ha smentito attraverso la sua nota.  I 380 mila dollari pagati da Bourdain di tasca sua per chiudere la vicenda, avrebbe detto lo chef, “non sono un’ammissione, un modo per comprare una copertura, solo un’offerta per aiutare un’anima tormentata che cerca di spillarti soldi. Oppure puoi mandarlo a farsi f… In ogni caso, sono con te“.

Bourdain, del resto, come sappiamo, è sempre rimasto molto vicino ad Asia, soprattutto la sua denuncia contro Harvey Weinstein e lo scoppio del Me Too.

A distanza di qualche giorno dall’articolo del NYT è poi arrivata anche la risposta di Jimmy Bennett, il quale, in un post Instagram, avrebbe scritto:

Molti uomini e donne coraggiosi hanno parlato delle loro esperienze nel periodo del #MeToo, e ho apprezzato la loro forza nel prendere una posizione simile – scrive il giovane attore – All’inizio non ho raccontato la mia storia perché ho preferito gestirla in privato, insieme alla persona che mi aveva fatto del male. Ero minorenne all’epoca dei fatti, e ho cercato di avere giustizia nel modo che per me aveva senso, perché non ero pronto ad affrontare gli sviluppi della mia storia davanti agli occhi del pubblico. All’epoca credevo esistesse ancora una stigma nell’essere un uomo, nella nostra società, in una situazione del genere. Ho pensato che la gente non avrebbe capito ciò che era successo agli occhi di un teenager, ho dovuto superare molte avversità nella vita, e questa è un’altra della quale mi occuperò. Mi piacerebbe andare oltre a questo evento, e oggi scelgo di farlo senza stare più in silenzio.

Cosa resta di Me Too?

Certamente la vicenda non è delle più semplici, né delle più piacevoli, ed è naturale chiedersi, dopo questo incredibile stravolgimento in cui la vittima principale finisce a sua volta nel girone degli imputati, cosa resti del movimento Me Too, di Time’s Up, di Dissenso Comune e così via.
Ad Asia Argento, così pure come a Rose McGowan, con lei tra le prime accusatrici del produttore cinematografico, resta comunque il merito di aver sollevato il velo di omertà volontaria del mondo dello showbusiness sulle relazioni basate sui giochi e gli abusi di potere, interessino essi uomini, donne, etero o gay. Dopo le loro rivelazioni è stato svelato al pubblico un mondo forse da sempre immaginato, supposto, ma mai realmente conosciuto fino a quel momento, imponendo necessariamente di prendere consapevolezza del marciume e degli insani meccanismi alla base di un microcosmo piramidale basato, appunto, sul potere, dove il più forte piega alla propria volontà il più debole, in virtù di un rapporto che viene considerato di scambio ma che, in realtà, è di sfruttamento e violenza.
E questo, lo ripetiamo, non avviene unicamente da un uomo verso una donna, ma anche al contrario, o da un uomo verso un altro uomo (basti pensare a Kevin Spacey, ostracizzato dal mondo di cinema e tv dopo le accuse di Anthony Rapp nei suoi confronti). Alla Argento, dunque, rimane il titolo di colei che ha abbattuto il muro su un sistema vizioso di cui troppi sapevano e su cui tutti, fino ad allora, tacevano.
Per il resto, come si dice, occorrerà attendere i tempi della giustizia o, forse, i prossimi post dei diretti interessati.

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