È iniziata ieri, 2 marzo, la prima serata di quella che sarà un’edizione del Festival di Sanremo che difficilmente scorderemo. Non entreremo nel merito dei tempi biblici e di biblici segni della croce (Amadeus!). Non entreremo neppure del merito della retorica sanremese, di vecchi che non mollano e di quote rosa che mancano da sempre e che non sarà il contentino di Matilda De Angelis (e un dubbio monologo sul bacio che non rende merito alla sua bravura) o Giovanna Botteri a colmare.

Ma Sanremo, festival bollito nel format e spesso anche nei contenuti (quest’anno non fa differenza), ha il merito di essere visto da quell’Italia cresciuta al mito della famiglia tradizionale e dell’amore tormentato tra uomo e donna, che si è trovata, di nuovo, a fare i conti con la rivoluzione del femminismo intersezionale, con l’imporsi di identità che si stanno prendendo anche gli spazi polverosi e restituiscono all’Italia bigotta la loro immagine bella.

Ripercorriamo qui i momenti più iconici della serata e i personaggi che hanno lasciato un segno.

L’esibizione di Achille Lauro tra glam-rock e riferimenti sacri

C’era da aspettarselo. E, infatti, Achille Lauro conferma le alte aspettative nella prima delle cinque performance – da lui definite cinque quadri – che ci regalerà in questa edizione del Festival, frutto del suo genio e di quello del suo stylist e direttore creativo, Nicolo Cerioni.

Emblema di fluidità e libertà, già lo scorso anno, da cantante in gara, aveva lanciato messaggi forti che raramente abbiamo visto sul palco dell’Ariston, il tutto con look iconici che attingevano a simboli sacri e miti della musica passata e dell’arte, sdoganando un nuovo tipo di mascolinità, che accoglie le diversità e non ammette confini. La storia si ripete anche quest’anno. Lauro appare con un look glam-rock degno delle più consacrate star del passato, con una tutina azzurra di glitter dotata di armatura, un collare di piume rosa e capelli blu. Ma il suo è un mix di riferimenti alla scena dance, a personaggi di matrice Bowieana e a simboli sacri, con una lacrime di sangue che ne riga il volto a metà esibizione della canzone Solo noi.

E poco prima della serata, Lauro aveva dichiarato di voler portare in scena la voce sofferente del settore dello spettatolo, ferito e vessato: è anche a questo mondo, cui sono rivolti i riferimenti alla crocifissione e alle lacrime di sangue. Il suo messaggio, sul finale, è ancora un inno all’inclusione, alla distruzione delle barriere di genere e alla libertà, un inno che ricorda toni e registri evangelici e attinge dall’iconografia del mondo dello spettacolo e ai suoi linguaggi, mischiando ancora una volta sacro e profano con profonda maestria. Queste le sue parole, come riporta lui stesso dal suo profilo Instagram:

Sono il Glam rock. Sono un volto coperto dal trucco. La lacrima che lo rovina. Il velo di mistero sulla vita. Sono la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico. Sessualmente tutto. Genericamente niente. Esagerazione, teatralità, disinibizione. Lusso e decadenza. Peccato e peccatore, Grazia e benedizione. Un brano che diventa nudità. Sono gli artisti che si spogliano, e lasciano che chiunque possa spiare nelle loro camere da letto e in tutte le stanze della psiche. Esistere è essere. Essere è diritto di ognuno. Dio benedica chi è.

La rappresentante di lista e il tentativo di censura dei movimenti Provita

La rappresentante di lista, duo formato da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, partecipa nell’edizione 2021 con il brano Amare, dopo essere salita sul palco dell’Ariston lo scorso anno, nella serata dei duetti per accompagnare Rancore nell’interpretazione del brano di Elisa, Luce.

La queer pop band – come i due interpretati amano definirsi – è il simbolo di una nuova generazione e di nuovi tempi che accolgono il linguaggio genderless e la fluidità sessuale, l’amore nella sua totalità di forme e manifestazioni e nell’assenza di codici definiti e di barriere. Un messaggio che suona come una ventata d’aria fresca in un contesto come quello del Festival, che rischia sempre di guardarsi indietro piuttosto che abbracciare la modernità e il futuro che gli scorre davanti.

Eppure, il messaggio di uguaglianza e libertà di cui si fa portavoce il duo queer pare aver turbato i movimenti Provita e famiglia, “disturbati” dalla canzone, che chiedono – anche attraverso una petizione – di trasmettere solo in seconda serata, la cosiddetta “fascia protetta”, “e non di fronte ai tantissimi bambini che si metteranno davanti al televisore per una serata in famiglia”, dicono loro.

Eppure Sanremo è e dovrebbe essere l’espressione delle realtà di oggi, e, fortunatamente, questo spazio, generalmente riservato alla tradizione e al visto e rivisto, sta dando spazio a nuove voci e linguaggi, ancora troppo inascoltati e sottorappresentati soprattutto nella televisione di Stato, e getta luce su dialoghi che non possiamo fingere non siano in atto là fuori.

Madame, l’amore per una donna e la citazione su Twitter del cardinale Ravasi

Un’altra ventata di aria fresca arriva con l’interpretazione di Madame, look androgino e una canzone, declinata al femminile, che canta l’amore per una donna, la seconda volta in tutta la storia del Festival, dopo il brano del 2008 di Valeria Vaglio, Ore ed Ore, presentata tra le nuove proposte, come ricorda Eddy Anselmi su Twitter.

Madame non è certo nuova alla rappresentazione nella sua arte di linguaggi moderni e narrazioni ben lontane dalla tradizione, e questo gesto, rivoluzionario e bellissimo insieme, ha lasciato il segno.

Madame e la voce di chi cerca la propria identità fuori da gabbie e moralismi

La canzone di Francesca Calearo, vero nome di Madame, è stata infatti protagonista di un evento che ci sorprende e al tempo stesso ci regala una piacevole sensazione di speranza. Un suo verso è stato infatti citato su Twitter dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, che oltre a riportare la frase, ha anche aggiunto il seguente hashtag: #pensierigiovani.

Questo il verso del brano di Madame, Voce, citato dal religioso in tempo reale sulla piattaforma social:

Sarà la voce ad essere l’unica cosa più viva di me.

I Maneskin e l’abbattimento dei codici di genere

E i Maneskin da sempre – ma più ancora nella loro performance di ieri – della fluidità e della libertà sessuale continuano a essere un manifesto. I quattro artisti venuti da X Factor mescolano i linguaggi di genere a piacimento, li destrutturano e rendono libero ogni concetto e discorso, anche attraverso la loro immagine, sempre di impatto, tra uomini che scelgono il trucco e abiti femminili e un’idea di mascolinità fluida che si interseca continuamente con linguaggi femminili, e viceversa.

Loredana Bertè e l’urlo della libertà femminile

L’avevamo lasciata due anni fa, vincitrice morale del Festival, e in questa edizione la ritroviamo come ospite speciale, in grado di regalarci uno dei momenti più belli ed emozionanti della serata. La sua voce, sempre potentissima, firma un medley di successi che hanno fatto la storia della musica italiana, tra cui Il mare d’inverno, Dedicato, Non sono una signora e Sei bellissima, per poi passare all’inedito dal titolo Figlia di…, di cui vi riportiamo uno stralcio.

Sono il padre delle mie carezze
E la madre delle mie esperienze
Sono figlia di una certa fama
Sono una figlia di…
figlia di… Loredana.

Capelli blu, ormai un suo tratto distintivo, ricoperti da farfalle colorate a mo’ di corona, e un abito corto nero per la cantante rock la cui anima sincera e sofferente è sempre in grado di toccare ed emozionare il pubblico come pochi altri. Con lei, sul palco, un paio di scarpe rosse, per gettare luce su quella che è purtroppo una piaga dei nostri giorni, i femminicidi. E proprio sul finale, l’interprete rivolge un messaggio contro la violenza sulle donne: “Al primo schiaffo denunciate, denunciate”, diventando insieme una voce che urla la libertà femminile e la figura di una madre protettrice.

Vediamo ora, nella gallery che segue, alcune canzoni, che velatamente o in modo esplicito, si sono ispirate a tematiche LGBTQ e che sono state portate negli anni sul palco dell’Ariston.

Sanremo, da Achille Lauro a Madame: la rivoluzione si fa nei luoghi della tradizione
Fonte: Instagram @donatellarettore
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