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Galleria: Il rispetto necessario per Sara Tommasi: “Ero una morta che camminava”

Il rispetto necessario per Sara Tommasi: "Ero una morta che camminava"

Dopo anni difficili, tormentati anche dai giudizi della gente, Sara Tommasi torna per la prima volta in televisione per parlare del disturbo bipolare per cui è tuttora in cura. "Questa malattia ti toglie lucidità, sembravo un automa e pensavo che sarei morta".

Il rispetto necessario per Sara Tommasi: “Ero una morta che camminava”

Il rispetto necessario per Sara Tommasi: "Ero una morta che camminava"
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Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io.

Questo aforisma di Luigi Pirandello contiene un’importante verità: non dare giudizi su una persona senza conoscerne la situazione personale, l’esperienza o i problemi è un grandissimo segno di rispetto, e dovrebbe essere il valore fondante della convivenza serena e civile.

Peccato che tutti questi presupposti siano venuti a mancare nel caso di Sara Tommasi, la showgirl umbra che, dopo anni vissuti in maniera piuttosto difficile (per usare un eufemismo), ha parlato del suo percorso di rinascita presentandosi di nuovo in tv per la prima volta nel corso di un’intervista con la “Iena” Nina Palmieri (che potete vedere integralmente sulla pagina web de Le Iene), dopo quattro anni di assenza.

Di parole, su di lei, nel tempo ne sono state dette parecchie, fin troppe, spesso anche a sproposito. I suoi trascorsi come attrice di film porno, le accuse ai produttori di averla drogata per costringerla a girare le scene, le foto scandalose e gli eccessi, il coinvolgimento nel Bunga Bunga e infine la rivelazione di essere stata vittima di stupro. Sara ha vissuto anni davvero complessi, ma nessuno, se non pochi, si è preoccupato di cercare di comprendere, di indagare davvero a fondo per capire quali fossero le ragioni che potessero aver spinto una ragazza con laurea alla Bocconi e una promettente carriera nel mondo dello spettacolo a intraprendere una strada tanto tortuosa.

Intendiamoci: se anche Sara avesse scelto, nel pieno delle proprie facoltà mentali, di passare dal ruolo di showgirl a quello di attrice pornografica nessuno avrebbe comunque avuto il diritto di farle un processo pubblico. Ma quello che ci lascia con l’amaro in bocca, come spesso succede, è che ancora oggi, anche dopo il suo ritorno davanti alle telecamere delle Iene, ci sia qualcuno che si lascia sfuggire la solita, triste esclamazione “Toh, guarda quella zoccola!”. Aggettivi su di lei negli anni ne sono stati sprecati, e tutti con lo stesso, identico tenore: una sfilza di sinonimi del medesimo vocabolo, tutte le accezioni possibili presenti sul dizionario della definizione di “prostituta”, tutti vomitati su una ragazza che, si scopre oggi, ha un disturbo bipolare ed è tuttora in cura.

Sara si è presentata in tv a parlare del suo problema non per cercare compassione, ma quantomeno empatia; non per giustificarsi, ma per far entrare le persone nel mondo di una ragazza affetta da un disturbo psichico. Questo purtroppo non farà tacere la gente né la farà sentire un po’ “colpevole” per aver giudicato a priori senza sapere, senza conoscere, ma è un passo per cui Sara merita rispetto. Lo meritava anche prima, ma oggi a maggior ragione. Oggi che ha dimostrato che con la forza di volontà e l’aiuto delle persone care si può rinascere, oggi che senza imbarazzo ammette di non sapere se guarirà mai eppure sorride perché sa di aver già fatto il progresso più importante.

Se tutto ciò fosse avvenuto alla nostra vicina di casa, forse l’avremmo saputo, forse no. È successo a un personaggio pubblico, e inevitabilmente tutti si sono sentiti più o meno in diritto di distribuire appellativi e opinioni a destra e a manca, fregandosene beatamente di porsi almeno la più lecita delle domande: “Cosa le può essere successo?”.

Lo ha raccontato lei, come leggerete nella gallery, e la consapevolezza di Sara nel parlare della propria malattia – e anche di quel passato “scabroso” che l’ha messa alla mercé di critiche e sentenze da processo di piazza – è il sintomo più evidente del suo cambiamento, di quella rinascita che deve completarsi infischiandosene di tutte quelle parole, di chi giudica pur senza aver mai camminato nelle sue scarpe.

 

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