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Galleria: La svolta clamorosa del delitto di Arce: Serena Mollicone uccisa in caserma

La svolta clamorosa del delitto di Arce: Serena Mollicone uccisa in caserma

Potrebbe esserci una svolta clamorosa nel delitto di Arce: dopo 17 anni, la seconda autopsia ha stabilito che Serena Mollicone fu aggredita nella caserma dei carabinieri.

La svolta clamorosa del delitto di Arce: Serena Mollicone uccisa in caserma

La svolta clamorosa del delitto di Arce: Serena Mollicone uccisa in caserma
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Sono tanti i casi di cronaca nera rimasti tuttora irrisolti nel nostro paese, come il delitto di via Poma che costò la vita a Simonetta Cesaroni, nel 1990, o che hanno particolarmente impressionato l’opinione pubblica, da Yara Gambirasio, per cui è in carcere Massimo Bossetti, il quale però si è sempre proclamato innocente, fino a Sarah Scazzi, la sedicenne di Avetrana che sarebbe stata uccisa dalla zia e dalla cugina con la complicità dello zio, Michele Misseri.

Casi del genere sconvolgono non solo per la brutalità con cui i delitti sono stati compiuti, ma anche perché le vittime sono giovanissime, ragazze appena adolescenti o poco più, che hanno incrociato sulla propria strada orchi senza pietà.

Se Scazzi e Gambirasio sono, a memoria, gli omicidi più recenti su cui ancora il pubblico discute e si divide, fra i delitti tuttora rimasti senza un colpevole c’è però anche quello di Serena Mollicone, uccisa ad Arce, nel frusinate, nel giugno del 2001.

Diciasette anni sono passati dal suo omicidio, avvenuto presumibilmente il 1° ma scoperto solo due giorni più tardi; la ragazza, iscritta all’ultimo anno del liceo socio-psico- pedagogico  “Vincenzo Gioberti” di Sora, fu ritrovata da una squadra della Protezione Civile nel boschetto di Fonte Cupa, ad Anitrella, una frazione di Monte San Giovanni Campano, a 8 km circa da Arce, con un sacchetto di plastica sulla testa, mani e piedi legati con scotch e fil di ferro, e il nastro adesivo che le copriva la bocca, causandole l’asfissia che le è stata letale.

Negli anni molti misteri, piste e congetture si sono intrecciate al delitto di Serena, che abbiamo ripercorso passo passo in gallery; ma la verità più terribile, e sorprendente, è quella emersa recentemente, dopo che, nel 2016 il GIP di Cassino, Angelo Valerio Lanna, decise di non archiviare il caso chiedendo invece una riesumazione del cadavere per procedere a nuovi esami legali, che si sono svolti al LABANOF dell’Università degli Studi di Milano.

L’anatomopatologa Cristina Cattaneo ha concluso la seconda autopsia nel novembre del 2017, depositando una perizia di 250 pagine, in cui emerge chiaramente che c’erano dei frammenti di legno sullo scotch usato per chiudere la bocca di Serena.

Proprio quei frammenti sono stati esaminati dai RIS, e la conclusione, scioccante, a cui sono giunti è che la giovane sia stata uccisa proprio all’interno della caserma dei carabinieri di Arce, o almeno aggredita e picchiata violentemente, prima di essere portata nel bosco di Anitrella dove è stata poi ritrovata.

La pista che conduce ai carabinieri di Arce non è, in realtà, del tutto nuova, visto che nel 2008 aveva lasciato dubbi e perplessità il suicidio del carabiniere Santino Tuzi, e che già nel 2011 erano stati iscritti nel registro degli indagati il maresciallo Franco Mottola, ex comandante della stazione di Arce, la moglie e il figlio, Marco, al punto che, nel 2015, questi ultimi chiesero di poter chiarire la propria posizione davanti al Gip.

Certamente, però, la conferma del coinvolgimento dei carabinieri di Arce – perlomeno per quel che riguarda il luogo in cui l’aggressione a Serena ebbe luogo – cui si è giunti dopo la seconda autopsia, segna un deciso punto di svolta nelle indagini per la morte della diciannovenne, che di certo non restituirà la figlia a papà Guglielmo, ma che almeno, speriamo, potrebbe rendergli quella giustizia che merita e che aspetta da 17 anni.

 

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